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Addio a don Trevisiol, prete degli ultimi e dei fragili

Lo scorso 14 gennaio è tornato alla Casa del Padre. In 62 anni, come sacerdote, parroco, cappellano della casa circondariale di Santa Bona, è sempre stato accanto ai poveri e alle persone che si trovavano ai margini della società

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don Antonio Trevisiol

Venerdì 14 gennaio don Antonio Trevisiol è tornato alla Casa del Padre. Il sacerdote, 88 anni, è morto improvvisamente in Casa del Clero, dove si trovava dal 2017. In 62 anni, come sacerdote, parroco, cappellano della casa circondariale di Santa Bona, è sempre stato accanto ai poveri, agli ultimi e alle persone più fragili, che si trovavano ai margini della società. Sempre pronto a donare il poco che aveva a chi non aveva nulla e ad accogliere nella sua casa chiunque ne avesse bisogno.

Nato a Cornuda il 31 dicembre 1933, è stato ordinato sacerdote il 19 settembre 1959. E’ stato parroco a Porcellengo e, poi, per quasi vent’anni, dal 1991 al 2010, a Varago, dove ha lasciato un ricordo indelebile tra i parrocchiani.

Fin dai primi anni del suo arrivo a Varago, don Antonio inizia ad accogliere nelle strutture parrocchiali le persone che più avevano bisogno. Dal 2000, grazie al sostegno di Caritas tarvisina, la canonica viene ristrutturata e diventa luogo di accoglienza, principalmente per ex detenuti o persone sottoposte all’obbligo di dimora, allo scopo di accompagnarli nel percorso di reinserimento nella società, dando vita alla comunità alloggio Casa Varago, che può ospitare una decina di persone. Da sempre è stato accanto anche alle famiglie delle persone detenute: si adoperava per portare aiuti umanitari, soldi e lettere ai familiari di chi si trovava nella casa circondariale di Santa Bona, anche all’estero, soprattutto nei Paesi dell’Est Europa.

In un rocambolesco viaggio in auto ha portato i soldi della sua pensione fino al confine con la Russia, per la costruzione di un ambulatorio medico. Dal 2010 al 2017 ha retto le parrocchie di Coste e della Madonna della Salute di Maser. Ad annunciarne la scomparsa, oltre ai familiari, il vescovo Michele Tomasi e tutta la comunità sacerdotale della Casa del Clero.

Le esequie sono state celebrate nel pomeriggio di mercoledì 19 gennaio. Durante l’omelia, don Pietro Zardo, attuale cappellano del carcere di Santa Bona, ha ricordato don Antonio con parole commosse: “«Voi amate i vostri nemici, allora sarete figli di Dio, che è buono verso gli ingrati e i cattivi, siate anche voi pieni di bontà». E’ una parola su cui don Antonio ha dato un senso alla propria vita di sacerdote. Intuivo in lui una fede forgiata dentro le mura del carcere, che va subito al sodo delle cose. La schiettezza, infatti, don Antonio l’ha pagata anche con una dolorosa vicenda giudiziaria”. La sua esperienza di accoglienza degli ex detenuti lo ha portato a vivere “al loro fianco notte e giorno, condividendone le infinite problematiche”. “Ci ha lasciato - ha concluso don Pietro - alcune parole che possiamo considerare il suo testamento, che rivela la profondità del suo amore per i poveri: «Quando mi accosto a te sofferente senza fede, è come se mi comunicassi all’Eucarestia e alla Parola senza credere; tu diventeresti un pezzo di pane ammuffito e una voce spenta e rantolante»”.

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