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Al Giordano l’epifania più grande - BATTESIMO DEL SIGNORE

A conclusione del tempo di Natale la liturgia propone Gesù “immerso” da Giovanni

Al Giordano l’epifania più grande - BATTESIMO DEL SIGNORE

Nella domenica dopo l’Epifania, a conclusione del tempo di Natale, si celebra la festa del Battesimo del Signore: si tratta di un’altra grande “epifania” (manifestazione) di cui tutti i Vangeli parlano, seppur in modalità diverse. Questa volta Gesù è adulto, all’inizio del suo ministero pubblico e, presso il Giordano, si manifesta di fronte a tutti; e con lui la Santissima Trinità.

Conviene che adempiamo ogni giustizia

Se il battesimo, in modo diretto o indiretto (cf. Gv 1,32-34), è raccontato da tutti gli evangelisti, solo Matteo riporta il dialogo tra Gesù e Giovanni il Battista (Mt 3,13-15): quest’ultimo obietta di essere lui ad avere bisogno del battesimo, e non il contrario. Non sappiamo se il Battista fosse consapevole del fatto che Gesù era “senza peccato”. Certamente, però, lo sapeva san Matteo quando, scrivendo molti anni dopo, con quella domanda evidenzia la risposta di Gesù: “Conviene che adempiamo ogni giustizia”. Prima di aver letto il resto del racconto evangelico non risulta chiaro in che cosa possa consistere questa “giustizia”: nella tradizione biblica, è “giusto” colui che osserva la Legge; ma qui non sembrano esserci comandamenti della Torah a cui fare riferimento. Dopo aver ascoltato il discorso della Montagna (Mt 5,1–7,29), però, risulterà più chiaro che la “giustizia” di cui parla Gesù consiste nel cercare costantemente di fare la volontà del Padre. Gesù, dunque, si fa battezzare perché è Dio a volere tale scelta di estrema solidarietà con l’uomo, e con l’uomo peccatore. Infatti, subito dopo quell’immersione nelle acque del Giordano, una voce dal cielo approva pubblicamente tale scelta, mentre lo Spirito di Dio sembra ratificarla dall’alto, apparendo in forma di colomba: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3,17). Come a dire: sono veramente contento della scelta di questo mio Figlio prediletto.

Non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta

Il brano del profeta Isaia proposto come prima lettura lo aveva anticipato con alcune immagini molto belle (Is 42,1-4.6-7), presentando la figura di un misterioso “servo” che viene definito dal Signore “il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio” (Is 42,1). Il suo compito doveva essere proprio quello di portare “il diritto” e la “giustizia”, per realizzare la “alleanza” del popolo: tutti termini che dicono esattamente un nuovo rapporto con Dio nel quale il popolo cerca costantemente ciò che il Signore gli sta chiedendo, rimanendo in un costante dialogo di ascolto con lui. Ma la prospettiva si apre ben oltre il solo popolo di Israele: questo servo dovrà portare tutto questo anche alle “nazioni”, diventando per loro “luce” (Is 42,6). Nessuno dovrà sentirsi escluso da questa possibilità, né chi non fa parte del popolo, né chi si trova ad essere del tutto “inadeguato” per tale prospettiva. Lo stile del servo, infatti, dovrà essere quello di uno che “non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce”, ossia non tenterà di imporre il suo messaggio con la forza e nemmeno con l’abilità nel convincere: solo chi vorrà ascoltarlo potrà farlo liberamente. Nello stesso tempo, però, egli “non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”, cioè sarà capace di suscitare nuove prospettive di vita e di speranza anche nelle situazioni che, umanamente, appaiono ormai “irrecuperabili”. Come si può facilmente intuire, dunque, il racconto evangelico mostra come Gesù sia venuto esattamente a realizzare quanto era stato preannunciato, scendendo negli inferi (il posto più basso della terra, presso il Mar Morto) a condividere la situazione di ogni uomo, anche quello segnato dal peccato: non condividendone il peccato – che consiste nella “disobbedienza a Dio” – ma vivendo, al contrario, una vicinanza al peccatore rimanendo nella piena obbedienza al Padre, per offrire all’uomo una via di salvezza.

Dio non fa preferenza di persone

La seconda lettura (At 10,34-38), riportando il discorso di Pietro che preparerà la conversione del centurione pagano Cornelio (At 10,1-48), sottolinea il fatto che tale offerta di salvezza è davvero aperta a tutti, senza alcuna esclusione. “Dio accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”: questa parola di incoraggiamento – afferma Pietro – è stata inviata ai figli d’Israele, ma questi sono chiamati a portare tale annuncio di pace al di fuori di ogni confine: “Gesù Cristo è il Signore di tutti” (At 10,36).

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