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Amare i nemici, senza "garanzie" - VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù propone di rispondere al male subito con l'amore e suggerisce una specie di “pedagogia”, quasi tre “gradini” che conducono a quel vertice di amore: la preghiera, il “benedire” e il “fare del bene”

Amare i nemici, senza "garanzie" - VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il discorso “della pianura” giunge al suo vertice: Gesù propone ai discepoli di arrivare ad amare i propri nemici.
Pregate per coloro che vi trattano male
Riprendendo l’ultima beatitudine, che riguardava coloro che sono odiati, messi al bando, insultati e disprezzati a causa del Figlio dell’uomo (cf. Lc 6,22), Gesù propone addirittura di rispondere al male subito con l’amore: “Amate i vostri nemici”. Una cosa impossibile per l’uomo, almeno fintanto che non abbia fatto davvero l’esperienza del perdono ricevuto da Dio. Infatti, dicendo “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36), Gesù fa capire che solo attingendo alla sorgente della misericordia l’uomo può diventare misericordioso.
Viene suggerita anche una specie di “pedagogia”, quasi tre “gradini” che conducono progressivamente a quel vertice. Prima di tutto, la preghiera per “coloro che vi trattano male”: è una prima opera di amore verso il “nemico”, anche se vissuta ancora da lontano; a volte, infatti, è difficile anche solo sostenere lo sguardo di coloro che ci hanno ferito; ma si può iniziare col presentare al Signore quella relazione ferita. Un secondo passo è costituito dal “benedire”: provare a lodare il Signore per qualche aspetto positivo della persona “nemica”. Nessuno è così cattivo da non avere almeno un aspetto positivo. Il terzo gradino è costituito dal tentativo di “fare del bene”: si può partire da un gesto di attenzione o da un saluto ridonato: piccole cose. Non è detto che sortisca qualche effetto nell’altro, ma farà crescere una nuova libertà nel cuore di chi riesce a metterlo in atto. Il vertice rimane l’amore verso i nemici: anche quelli che rimarranno tali. Sì, perché a volte si fanno dei tentativi, nella speranza che gli altri cambino; ma quando si constata che ciò non avviene, si è tentati di rinunciare. Gesù, invece, propone di amare i nemici, senza la garanzia che, vedendo il nostro impegno, essi possano cambiare atteggiamento!
Misericordioso e pietoso è il Signore
Il Salmo invita a benedire il Signore per la sua misericordia. Egli è tenero verso i suoi figli come un Padre: se volesse ripagare in base alle colpe dell’uomo, non ne avrebbe forse diritto? Ma egli rinuncia a farlo proprio perché è grande nell’amore.
Nel Primo Libro di Samuele (1Sam 26,2-23) si racconta un momento cruciale del conflitto tra Davide e il re Saul, il quale stava cercando di uccidere Davide. Mentre questi viveva da fuggitivo, gli si presenta un’occasione propizia: il re sta dormendo con tutti i suoi soldati e Davide avrebbe la possibilità di ucciderlo senza correre alcun pericolo, ma sceglie di non farlo. Anche se si è dimostrato infedele e omicida, infatti, il re Saul è sempre un “consacrato del Signore” e perciò Davide non osa toccarlo. Anche se avrà fatto fatica ad amare chi lo stava perseguitando senza motivo, Davide lo rispetta perché sa che è stato eletto dal Signore.
Con quale corpo risorgono i morti?
La seconda lettura è quasi incomprensibile al di fuori del proprio contesto: difficilmente si potrà tenerne conto nell’omelia... La prima parte di 1Cor 15 voleva mostrare che, se il cristiano non crede alla risurrezione del proprio corpo, la sua fede è vuota, in quanto neanche Cristo sarebbe risorto.
Il problema della fede nella risurrezione, nel mondo greco di allora, come nell’idea della reincarnazione che sembra tornare di moda, è sempre lo stesso. “Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?” (1Cor 15,35). Il corpo umano subisce un’evoluzione notevole dal concepimento alla vecchiaia: in quali condizioni sarà dunque il nostro corpo nella risurrezione? Dovremo forse vivere “in eterno” con un corpo segnato dagli acciacchi della vecchiaia? Non è più semplice pensare che l’anima continui a vivere a prescindere dal corpo, magari ritornando a vivere in un corpo diverso? L’Apostolo risponde con un’immagine: “Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano, o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo” (1Cor 15,36-38). Nella risurrezione il corpo sarà trasformato, così come ciascun seme viene trasformato in una specifica pianta. È il medesimo corpo che continua a vivere, seppur in una forma rinnovata: tutto quello che siamo e viviamo nel nostro corpo sarà recuperato. Con queste premesse si potrebbe provare a leggere le riflessioni di Paolo (cf. 1Cor 15,45-49) riguardo all’uomo di terra (il seme, o Adamo) e all’uomo celeste (la pianta, ossia l’ultimo Adamo, Cristo risorto).

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