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Anno pastorale: cammino di popolo

Quello che si è aperto lunedì 14 ottobre nel tempio di San Nicolò, con il vescovo Tomasi, è un nuovo anno pastorale, che la nostra Chiesa diocesana è chiamata a vivere sempre più come un cammino da percorrere insieme (insieme, la parola che è risuonata di più nell’intervento del Vescovo), con gioia e con fiducia, in una sinodalità che abbiamo imparato a gustare e ad apprezzare negli ultimi anni grazie al Cammino Sinodale.

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Anno pastorale: cammino di popolo

Quello che si è aperto lunedì 14 ottobre nel tempio di San Nicolò, con il vescovo Tomasi, è un nuovo anno pastorale, che la nostra Chiesa diocesana è chiamata a vivere sempre più come un cammino da percorrere insieme (insieme, la parola che è risuonata di più nell’intervento del Vescovo), con gioia e con fiducia, in una sinodalità che abbiamo imparato a gustare e ad apprezzare negli ultimi anni grazie al Cammino Sinodale.

Una sinodalità da vivere tutti insieme, come “santo popolo di Dio in cammino”, come ha ribadito più volte il Vescovo, a partire dalla nostra fede, il vero punto di partenza, che ci fa rimettere ancora una volta al centro la persona di Gesù e l’incontro con lui. E’ il punto di partenza di cui parla la Seconda Lettera di Pietro, che è stata proclamata, quando l’apostolo ricorda come il Signore ci abbia donato “tutto quello che ci è necessario per una vita vissuta santamente”.

Nella sua riflessione, il Vescovo ha declinato per il nostro cammino diocesano proprio le virtù elencate da Pietro: una “catena” di otto, una legata all’altra, perché senza l’una, l’altra non può sussistere. All’inizio la fede, il fondamento della vita cristiana, alla fine la carità, il vertice. In mezzo, la virtù, la conoscenza, la temperanza, la pazienza, la pietà, l’amore fraterno. Un impegno “in crescendo”: per sostenerlo, tutti i presenti, insieme al Vescovo, hanno chiesto al Signore la forza di vivere secondo queste virtù, per conoscerlo sempre più e servirlo nella Chiesa e nel mondo.

“Penso che l’etica delle virtù sia la risposta adeguata e necessaria alle esigenze del nostro tempo - ha sottolineato mons. Tomasi -, non tanto nella costruzione di un sistema di norme, quanto piuttosto con la formazione di persone che siano esse stesse soggetto e principio di vita buona, attori della vita comunitaria ma anche della vita sociale, economica, politica, capaci di lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Le persone insieme si mettono in cammino e insieme si prendono cura le une delle altre, in un cammino di crescita e di servizio alla Chiesa e a tutta la società, insieme responsabili del dono e del bene che ci è dato nell’incontro personale e comunitario col Signore Gesù”.

La “conoscenza” ci chiede di mediare tra i contenuti della fede e le situazioni della storia, con il metodo ecclesiale a cui il Cammino Sinodale ci ha abituati, del “vedere, giudicare e agire”. Ecco, allora, la dimensione dell’attenzione ai dati, la ricerca intellettuale dei nessi, il giudizio sulla validità delle ipotesi e l’accettare la fatica del confronto, dello scambio, per convergere su un agire responsabile a partire da ciò che abbiamo riconosciuto come valore.

La lettura sapienziale della realtà passa - ha ricordato mons. Tomasi - per la temperanza, che permette di godere dei beni ricevuti senza cadere nello sfruttamento delle cose o, peggio ancora, delle persone, in una “sobrietà delle relazioni che rende significativi i rapporti, feconda l’attività pastorale, gioiosa, vigile e attenta la testimonianza della fede”. Una dimensione che è coinvolta proprio dagli «stili di vita», la scelta che il Cammino sinodale ha visto prevalere nelle Collaborazioni pastorali. La “pazienza”, poi, è la capacità di stare nelle situazioni, in un’attesa piena di speranza, che sa vedere il molto bene seminato che sta già germogliando, nella “logica della croce”.

“Il Cammino Sinodale ha messo in moto molti processi - ha ricordato mons. Tomasi - ha coinvolto molte persone, e questo sta portando frutti”. Un coinvolgimento, hanno annunciato il Vescovo e mons. Salviato, che si allargherà ulteriormente a nuovi soggetti, ossia tutti gli operatori pastorali di ogni singola Collaborazione. A loro sarà chiesto di collaborare per dare concretezza alla scelta sinodale decisa dalla rispettiva Collaborazione.

“La sinodalità del cammino è meta e strumento - ha ricordato mons. Tomasi - è il punto di non ritorno, che non riguarda tanto le strutture sinodali, che continueranno finché saranno di aiuto per il rinnovamento delle forme della collaborazione ordinaria a tutti i livelli, quanto piuttosto il camminare insieme, in atteggiamento di ascolto, di dialogo, di condivisione, consapevoli che in questo cammino continuano a esserci da guida i principi che papa Francesco ha donato alla Chiesa nella Evangelii gaudium“. In questo cammino scopriremo quali forme può assumere “la pietà”, ovvero “il giusto rapporto con Dio e degli uomini e delle donne tra loro, assumendo il passo gli uni degli altri, capaci di vedere il bene e di desiderare il bene possibile nei confronti non solo della nostra Chiesa, ma dell’umanità intera. Una pietà fondata sul sentimento profondo della compassione, nella capacità tutta umana, unica che davvero ci fa umani, di lasciarci ferire dalle sofferenze e di lasciarci coinvolgere dai bisogni e dalle speranze di tutti i nostri compagni di viaggio e di fare spazio al grido dei poveri e al grido della terra”. Allora, sapremo raggiungere l’amore fraterno che è il dono della paternità universale di Dio, per ricostruire i legami che ci uniscono, a servizio di quella amicizia civile che ci consegna la Dottrina sociale della Chiesa.

La “carità”, poi, l’ultima elencata da Pietro, è “l’amore di Dio, è Dio stesso - ha ricordato il Vescovo citando la «Deus caritas est» di papa Benedetto -. “Dalla fede all’amore, dall’amore alla fede, in un percorso che possiamo anche fare in modo inverso: in mezzo ci siamo noi, con tutta l’esperienza passata, presente, e con la possibilità di intravedere il futuro della Chiesa di Dio che è in Treviso, in una dinamica di uscita da noi stessi, dalle nostre abitudini, ciascuno con il suo volto”. Un’esperienza che coinvolgerà sempre più persone, nel lavoro che ci aspetta - ha ricordato il Vescovo. La sinodalità del cammino è questa esperienza. Ci farà sperimentare delle fatiche, certamente, ma anche la gioia di annunciare e vivere il Vangelo in questo nostro mondo”.

Un incoraggiamento e una fiducia verso tutti i presenti quelli che il Vescovo ha espresso, annunciando la conferma di mons. Cevolotto come vicario generale e di mons. Salviato per la Pastorale, oltre alla conferma dei Consigli: “Sono convinto che il dono grande che ricevo, come pastore di questa Chiesa, sia il patrimonio di uomini e di donne che con passione, competenza e dedizione sono impegnati in questo cammino. Sono grato a padre Agostino per aver sognato, pensato e avviato questo processo e sono grato a coloro che lui ha chiamato a collaborare. Questi doni non ci lasceranno inoperosi e senza frutto”.

Mons. Salviato ha poi annunciato la preparazione di un nuovo sussidio, il quarto, destinato ai Consigli di Collaborazione pastorale e ai Consigli pastorali parrocchiali i quali avranno, anche in questa fase, il compito di regia del lavoro. Ad “accompagnare” l’impegno di quest’anno anche la lettera, consegnata ad alcuni rappresentanti delle Collaborazioni pastorali, scritta dal Consiglio pastorale diocesano.

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