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Anno pastorale: il vino e gli otri nuovi

Venerdì 8 giugno, nel tempio di San Nicolò, si è svolta l’Assemblea conclusiva dell’Anno pastorale 2017 - 2018, un’esperienza ecclesiale significativa per ringraziare il Signore, come ha ricordato il Vescovo, “una grande comune professione di fede nel Signore da parte di questa Chiesa e di tutte le sue comunità e persone, che noi qui rappresentiamo”. Chiuso l’anno, prosegue il lavoro per attuare il Cammino Sinodale.

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Anno pastorale: il vino e gli otri nuovi

Venerdì 8 giugno, nel tempio di San Nicolò, si è svolta l’Assemblea conclusiva dell’Anno pastorale 2017 - 2018, un’esperienza ecclesiale significativa per ringraziare il Signore, come ha ricordato il Vescovo, “una grande comune professione di fede nel Signore da parte di questa Chiesa e di tutte le sue comunità e persone, che noi qui rappresentiamo”. Durante la serata ha portato la propria testimonianza Stefano Zoccarato, componente dell’Assemblea e della Commissione Sinodale.
Il valore del camminare insieme. Dopo una iniziale “perplessità” circa la “novità” della proposta, Zoccarato ha ammesso di essersi ricreduto. “L’obiettivo di questo percorso - ha spiegato - non era solo quello di individuare alcune priorità su cui lavorare nei prossimi anni, ma era anche quello di fare esperienza di un nuovo stile di Chiesa: di una Chiesa che di fronte alle sfide della storia non aspetta che arrivino gli ordini dall’alto, ma si mette a camminare insieme – laici, preti, religiosi, consacrati – sulle strade del tempo, cercando di comprendere come è possibile essere oggi comunità cristiana che manifesta al mondo il volto di Gesù. Il cammino sinodale, come sappiamo, ha indicato, all’esito di un lavoro molto complesso, tre scelte concrete per dare forma oggi al volto di Cristo nelle nostre comunità. E su queste scelte lavoreremo nei prossimi anni. Ma in questo cammino sinodale, l’atto stesso del “camminare insieme” è stato colto dai partecipanti come un valore tutto particolare. Camminando insieme come membri dell’assemblea sinodale siamo cresciuti come comunità, abbiamo fatto esperienza di un modo nuovo di vivere l’appartenenza ecclesiale, e abbiamo insieme contribuito a dare un nuovo volto e un nuovo stile alla nostra Chiesa diocesana: lo Stile sinodale che il nostro Vescovo ci ha indicato fin dall’inizio di questo percorso; lo stile sinodale che Papa Francesco più volte ci ha sollecitato di assumere come tratto distintivo della Chiesa di oggi e di domani”.
Coinvolgimento e responsabilità. E a giudicare dall’interesse per la “scelta chiave” riscontrato negli incontri di presentazione della Lettera del Vescovo, ossia la valorizzazione dei Consigli pastorali come luoghi di discernimento comunitario, “la modalità con cui si è svolto il cammino ha colto nel segno - ha sottolineato Zoccarato -. Oltre infatti alle scelte concrete mi pare di aver intuito che tutti noi, laici in particolare, sentiamo la necessità di essere maggiormente coinvolti e responsabili della sorte della nostra comunità cristiana”. Un percorso possibile a patto che si dia “fiducia” al processo, e che, in particolare come laici, si maturi una maggiore coscienza ecclesiale, per passare dall’essere cristiani “con la partita iva”, che fanno dei servizi ma non si sentono pienamente coinvolti, all’essere persone che crescono “in una maggiore fraternità tra noi e in una più profonda appartenenza ecclesiale”.
Il bene seminato da Dio. Il Vescovo nella sua riflessione ha messo in luce l’opera di Dio in questo tempo, la sua presenza amorosa e il suo donarsi che “ci ha raggiunto mediante l’annuncio della Parola e la celebrazione dei sacramenti”, e poi “il bene disseminato nelle coscienze, nelle relazioni, nelle vicende personali, nei cammini di fede, nella vita interna di tante famiglie, nelle comunità; e poi nell’educare messo in atto da tante persone, nel prendersi cura dei più poveri e dei più deboli, nel costruire convivenze sociali ispirate a una maggior giustizia, nell’esercitare quelle preziose e indispensabili virtù che sono la pazienza, la costanza, la fedeltà quotidiana”. Quella “santità della porta accanto” che papa Francesco descrive in “Gaudete et exsultate”.
Un bene che possiamo scorgere grazie a “uno sguardo puro, sano, capace di leggere la realtà con il Vangelo nel cuore. Altrimenti attorno a noi rischiamo di vedere prevalentemente la zizzania; ma, in verità, quanto buon grano semina il padrone del campo che è il Signore!”.
Il dono del Cammino Sinodale. E tra i vari doni di quest’anno il Vescovo ha collocato anche il Cammino Sinodale. Un percorso che è “un tentativo di dotarci di “otri nuovi”, per essere in grado di raccogliere e gustare il “vino nuovo” (cf. Lc 5,37s.) ha detto il Vescovo. “Che cos’è il vino nuovo che ci è donato, vino squisito e irrinunciabile, se non Gesù stesso e il suo Vangelo, la novità del suo messaggio? Il suo annuncio può avere sempre un carattere di novità e rinnova chiunque lo accoglie con disponibilità. Comprendiamo allora la necessità di disporre di “otri nuovi”, perché il vino nuovo e prelibato non vada perduto. Del resto il nostro tema era, come è noto, Discepoli di Gesù per un nuovo stile di Chiesa. Gli otri nuovi sono precisamente questo nuovo stile, espresso in modalità diverse, che consente al nostro discepolato di Gesù di essere autentico, fresco, attuale, convinto e convincente, attraente”.
Gli otri nuovi e il campo. “Gli otri nuovi hanno certamente un costo, come ha un costo comprare quel campo in cui quel tale trova un tesoro nascosto” ha ricordato mons. Gardin, “ma questo è possibile se siamo convinti della prelibatezza di quel vino nuovo o del valore di quel tesoro nascosto. E qui sta il senso di quell’obiettivo centrale del cammino Sinodale che noi abbiamo ravvisato nella centralità di Cristo”.
Quali otri per il nostro cammino? “Se pensiamo alle riflessioni e alle decisioni maturate nel corso del Cammino Sinodale, possiamo anche dire che gli “otri nuovi” prendono il nome di fede adulta, di sinodalità, di discernimento, di attenzione alle situazioni concrete di vita, di avvio di processi; e ancora di valorizzazione dei Consigli pastorali, di comunità accoglienti, di stili di vita evangelici, di prossimità; e anche di fiducia, di purificazione del nostro agire pastorale, di essenzialità; e ancora di disponibilità a cominciare dal poco ma proseguire con costanza, di conversione alla missione”, “iniziare davvero” senza lasciarci paralizzare dalla paura, come mette in guardia papa Francesco in Evangelii Gaudium, senza restare «comodi (...) spettatori di una sterile stagnazione della Chiesa» (n. 129).
Una comodità che ci spingerebbe a “continuare a servirci dei vecchi otri, rischiando di privarci del vino nuovo. È un rischio possibile; ma sono convinto che il desiderio di essere Chiesa viva e feconda, e non sterile e stagnante, è vivo in mezzo a noi, è presente in tante persone, in tanti Consigli pastorali, e si esprime in forme diverse. Ma dobbiamo riconoscere che ogni cammino di conversione evangelica viene, prima di tutto, dal Signore”.

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