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Arrivò don Milani. E la nostra vita cambiò

“Fui il primo parrocchiano ad incontrarlo, quando entrò in chiesa. Ero lì perché facevo il chierichetto”. Così Agostino Burberi ricorda il suo primo incontro con il priore di Barbiana. Il vicepresidente della Fondazione Don Milani è a Treviso il 22 giugno alle 20.30 in Cattedrale per una testimonianza dopo la santa messa che sarà celebrata nel 50° della morte.

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Arrivò don Milani. E la nostra vita cambiò

“Quel 7 dicembre 1954, il giorno che don Lorenzo Milani entrò a Barbiana, me lo ricordo ancora molto bene. Fui il primo parrocchiano ad incontrarlo, quando entrò in chiesa. Ero lì perché facevo il chierichetto. Non perse tempo. Di lì a poco propose ai genitori di avviare la scuola, quella che poi sarebbe diventata la scuola di Barbiana”.
La vita di Agostino Burberi è stata segnata dall’incontro con don Milani, dalla partecipazione alla sua scuola (fu uno dei primi sei ragazzi che la frequentarono), dal successivo impegno per conservarne la memoria e diffonderne il messaggio. Attualmente è vicepresidente della Fondazione Don Lorenzo Milani. In questa sede è stato invitato a Treviso giovedì 22 giugno, per intervenire dopo la messa promossa dall’associazione Amici di Don Milani.
Burberi, perché è importante questo 50° anniversario?
Non è tanto il 50°, che dopo tutto conta come il 49° o il 51°, l’importante è ciò che don Lorenzo Milani ci insegna ancora, la sua grande attualità. Certamente, in questo contesto, la visita del Papa rappresenta una grande riabilitazione, dopo che a suo tempo fu considerato ai margini della vita ecclesiale. Davvero una grandissima gioia.
In che cosa consiste soprattutto l’attualità del suo insegnamento?
Mi vengono in mente tre cose: la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa; l’amore per gli ultimi e l’importanza di lottare per il loro riscatto; il richiamo a non essere mai superficiali, ma ad approfondire sempre le cose.
La “buona scuola”, quella vera, l’ha fatta lui... non crede?
Sì, era una vera e propria scuola di vita, durava dodici ore al giorno. Una scuola diversa, in cui era centrale l’esperienza, il partire dalla concretezza. Studiavamo le stelle e l’astronomia, ma l’astrolabio lo costruivamo noi, solo per fare un esempio.
E cosa manca alla scuola di oggi per essere in sintonia con quell’esperienza?
Per prima cosa la battaglia rispetto all’accoglienza, quando ci sono troppi ragazzi stranieri spostiamo i nostri figli di scuola... l’accoglienza non c’è ancora. Attenzione però, devo dire che conosco tanti insegnanti bravi, che danno la loro vita per la scuola.
La figura di don Milani resta però viva per i giovani di oggi?
A Barbiana ogni giorno ci sono dei gruppi, d’inverno soprattutto scolaresche, d’estate soprattutto gruppi parrocchiali. Dedichiamo tutto il nostro tempo e le nostre energie per ribadire i valori vissuti da don Lorenzo Milani, pensiamo che sia la figura che ci serve per ritrovare la strada.
E qui entra in gioco la Fondazione di cui lei fa parte...
L’Associazione è nata circa 15 anni fa, dopo la morte di Leda, la perpetua di Barbiana. Bisognava costituire un soggetto che custodisse e valorizzasse la canonica e la scuola. Ci siamo così costituiti in Fondazione per gestire Barbiana, i locali sono in comodato d’uso dalla curia. Poi ci interessa scrivere le nostre memorie, pubblicare ricerche, libri, far parlare ancora don Milani. Infine, parte importante della nostra attività è girare l’Italia, tenere incontri e testimonianze per valorizzare ancora questa figura.

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