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Attendere i frutti delle scelte buone - VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Sono le scelte di vita, le azioni, i frutti di carità che maturano in una persona, in una famiglia o in una comunità il criterio per riconoscere la qualità di vita cristiana presente in esse. Il "discorso della pianura" si conclude con due parabole

Attendere i frutti delle scelte buone - VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

In questa ultima domenica prima della Quaresima la Parola di Dio ci offre un’importante indicazione riguardante i rapporti con i nostri fratelli e alcuni criteri affidabili per riconoscere la qualità delle azioni nostre e degli altri. Il “discorso della pianura” si conclude con un invito a maturare una pazienza che permetta di attendere i frutti delle scelte buone realizzate senza lasciarsi ingannare dalla fretta.
Chi giudica l’altro è come un cieco che guida un altro cieco
Il discorso di Gesù ascoltato nelle ultime tre domeniche si chiude oggi con due parabole e alcuni detti che mettono in guardia dal voler frettolosamente giudicare gli altri; al contrario, suggeriscono degli utili criteri per valutare la qualità delle nostre azioni. Il discorso, in verità, si concluderebbe con una terza parabola, non proposta nella liturgia, che ribadisce l’importanza del modo in cui si accolgono gli insegnamenti di Gesù: chi ascolta le sue parole e le mette in pratica è come chi costruisce una casa sulla solida roccia; chi invece le ascolta e non le mette in pratica edifica su fondamenta fragili e inaffidabili (Lc 6,46-49).
La parabola del cieco che pretende di guidare un altro cieco, rischiando di condurlo in una fossa, è la prima proposta in questa ottava domenica del Tempo ordinario: si riferisce a coloro che presumono di vedere e capire le cose meglio degli altri e, di conseguenza, si sentono in dovere di offrire consigli a quelli che considerano “meno”. Segue un primo detto strettamente collegato nel quale Gesù spiega che nessun discepolo può pretendere di essere superiore al maestro: se lui, l’unico vero Maestro, in sintonia con il Padre, è misericordioso e benevolo anche con i cattivi, il discepolo ben preparato sarà colui che riesce a vivere i medesimi atteggiamenti.
Il secondo detto, un po’ paradossale, invita a guardare la “trave” nel proprio occhio, prima di soffermarsi sulla pagliuzza nell’occhio dell’altro: se anche non fossero ancora stati assunti i medesimi criteri di valutazione di Dio, almeno un po’ di buon senso eviterà di esporsi al ridicolo messo così ben in evidenza dall’immagine proposta da Gesù.
La parola rivela i pensieri del cuore
La seconda parabola è tratta dall’esperienza agricola: a ogni tipo di albero corrisponde un certo frutto: solo guardando al frutto si avrà la certezza della qualità specifica della pianta. Sono le scelte di vita, le azioni, i frutti di carità che maturano in una persona, in una famiglia o in una comunità il criterio per riconoscere la qualità di vita cristiana presente in esse. Se l’albero è buono, prima o poi produrrà frutti buoni: non è prudente giudicare troppo in fretta, né in positivo, né in negativo.
Similmente, Gesù afferma che le parole dell’uomo esprimono quanto c’è nel cuore: se vi sovrabbonda il bene, dalla sua bocca usciranno parole di preghiera, benedizione, accoglienza, perdono; se invece vi abbonda il male, ne usciranno critiche, maldicenze, maledizioni. Non è a causa dei comportamenti degli altri che l’ira cresce: è già dentro al cuore, prima ancora che qualcuno dall’esterno la provochi. Perciò la soluzione non sta nel provare a cambiare l’atteggiamento dell’altro, ma nel chiedere al Signore di purificare il cuore. Questa era anche l’esperienza del saggio Siracide, nel II secolo a.C.: “Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore” (Sir 27,6).
Nella vecchiaia daranno ancora frutti
Il Salmo 92 esprime la gioia di chi ha sperimentato l’amore e la fedeltà di Dio e invita chi lo ascolta a prendere parte a tale rendimento di lode: “E’ bello rendere grazie al Signore” (Sal 92,2). Ritornano anche qui immagini legate a due tipi di albero che mostrano tutto il proprio valore solo a distanza di molti anni. “Chi pianta datteri non mangia datteri”, afferma un antico proverbio orientale, per dire, in maniera forse un po’ esagerata, che ci vuole molto tempo prima di poter gustare il frutto della palma da datteri. Affermando che “il giusto fiorirà come palma”, il salmista invita alla pazienza: le scelte buone della vita non necessariamente portano frutti immediati: ma non per questo sono sbagliate! Similmente, il cedro del Libano manifesta tutta la sua maestà e fortezza dopo molti anni. Come le parole buone, edificanti, capaci di riconciliazione e incoraggiamento, rivelano infallibilmente quel che di buono c’è nel cuore, così i frutti delle scelte buone compiute alla luce della Parola di Dio si possono constatare solo avendo la pazienza di attenderli.

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