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Azione cattolica in assemblea: il dono di essere "popolo"

Il prossimo 9 febbraio in Seminario vescovile (a partire dalle ore 9) l’Azione cattolica diocesana vivrà uno dei momenti più importanti della propria vita associativa: l’assemblea elettiva nella quale i delegati e responsabili parrocchiali e vicariali eleggeranno i consiglieri diocesani e approveranno il documento proposto dall’uscente Consiglio diocesano per delineare gli impegni associativi del prossimo triennio. La messa sarà presieduta dal Vescovo.

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Azione cattolica in assemblea: il dono di essere "popolo"

Il prossimo 9 febbraio l’Azione cattolica diocesana vivrà uno dei momenti più importanti della propria vita associativa: l’assemblea elettiva nella quale i delegati e responsabili parrocchiali e vicariali eleggeranno i consiglieri diocesani e approveranno il documento proposto dall’uscente Consiglio diocesano per delineare gli impegni associativi del prossimo triennio.

 

Il senso di un’assemblea elettiva

Un appuntamento che è la massima espressione della scelta democratica che caratterizza la nostra associazione. Ogni associato, infatti, è invitato a esercitare il diritto/dovere di prendere parte alla vita strutturata dell’associazione, alla quale manifesta la propria appartenenza attraverso l’adesione annuale. Ma non deve certo essere vissuto solo in relazione al rinnovo delle responsabilità, piuttosto come l’occasione per riscoprire il senso di famiglia delle singole associazioni e la possibilità di immaginare sfide coraggiose per il futuro, valorizzando il contributo di ciascuno nella semplicità e creatività delle forme.

Infatti, nelle assemblee parrocchiali e vicariali, ogni socio ha potuto indicare le priorità, le emergenze e i punti di forza che riteneva importanti per l’associazione e che, insieme alle riflessioni dei responsabili riuniti nell’ultima giornata di ricarica associativa di inizio settembre, e a quelle dei consiglieri diocesani, hanno contribuito alla formulazione della bozza di un documento che, letto, integrato e approvato, diventerà l’eredità da trasmettere all’associazione per il triennio 2020-23.

L’inizio di un nuovo triennio proietta tutti i soci, e i responsabili in particolare, verso un nuovo tratto di strada insieme alla nostra Chiesa diocesana, verso orizzonti e percorsi che ci verranno indicati dal Consiglio nazionale che si rinnoverà a fine aprile, e soprattutto verso il discernimento comunitario sui temi che il pontefice ci ha indicato e continuerà ad affidarci.

Il passaggio del testimone diventa anche il momento per esprimere la fraterna riconoscenza per tutti i “Sì” donati nel triennio attuale e la fiducia nel prossimo futuro per i cammini associativi che vivremo insieme.

 

Le ragioni dell’impegno

In questo momento è necessario anche ripensare al vissuto, riportare alla mente le emozioni, i sentimenti, i traguardi e le fatiche vissuti in questi tre anni. E’ un passo indispensabile per ciascuno di noi “responsabili”, per cogliere quali e quante ricchezze e opportunità ci sono state donate nel vivere in Ac e nell’essere a servizio dei nostri associati.

Un incarico triennale all’inizio può spaventare, ma ora sembra un tempo passato molto velocemente! Impressione dovuta sicuramente alla quantità e qualità delle relazioni vissute, agli incontri che hanno permesso di conoscere tanti giovani e adulti con i quali condividere la passione per il mondo, e in particolare per la gente delle nostre parrocchie. La “conversione missionaria” a cui tutta la Chiesa oggi è chiamata, trova nell’Ac un terreno accogliente, perché nei 150 anni di vita nazionale e in particolare nei 50 anni dal nuovo Statuto, da un lato l’Azione cattolica è continuamente chiamata a incarnarsi nella parrocchia per condividerne il respiro, dall’altro è invitata ad essere lo strumento che aiuta la parrocchia a incarnarsi in un territorio, a essere lievito dentro di esso. “Allargate il vostro cuore per allargare il cuore delle vostre parrocchie”, ci ha detto Francesco il 30 aprile 2017.

Porsi come associazione nella vita delle parrocchie non è un fatto puramente strumentale, organizzativo. “È esperienza di corresponsabilità, esercizio concreto di condivisione dei talenti, delle domande, della vita di fede. È l’offerta di una trama di relazioni buone tra le persone e i gruppi, di uno spazio strutturato di dialogo e confronto, di una forma capace di educare alla passione per il bene comune. Non serve per separare, ma per unire” (dal Convegno nazionale delle Presidenze diocesane 2018).

Le indicazioni emerse nella consultazione degli associati orientano ancora l’associazione a sostenere ciascuno a testimoniare il Vangelo nell’ordinarietà della propria vita, intensificando il sostegno per imparare linguaggi e modalità nuove per “abitare” una storia secolarizzata che, forse più di altri tempi, richiede di essere evangelizzata.

E’ stato forte in questi anni, e non possiamo certamente considerare esaurito, l’invito di papa Francesco a “popolarizzare” la nostra associazione. Nel momento in cui si sta riducendo velocemente la rilevanza pubblica della Chiesa in Italia, diventa necessario fare attenzione a che il modello più scontato di una Chiesa di minoranza non si trasformi di fatto in un ideale sorretto dalla convinzione che “meno si è, meglio è” o che semplificando la pastorale sarà più facilitato l’approccio di molti all’incontro con il Risorto. (cfr la relazione di don Cesare Pagazzi al Convegno delle Presidenze 2018).

Nei convegni e moduli formativi nazionali di questi tre anni, sono state offerte molte e approfondite riflessioni da autorevoli relatori sul concetto di popolo al quale il pontefice si riferisce spesso e in particolare sul modo con cui descrive la spiritualità popolare come spiritualità incarnata. Per papa Francesco il carattere popolare è condizione necessaria alla Chiesa perché il Signore ha salvato un popolo, e nessuno si salva da solo. Questa convinzione rafforza la bellezza della proposta formativa dell’Ac che insiste nella modalità del “gruppo” per imparare a prendersi cura l’uno dell’altro, per arricchire la propria visione con le intuizioni degli altri, per fare esercizio di sinodalità, per allenare alla tolleranza e all’accoglienza di idee diverse, per sperimentare la bellezza delle prime comunità di credenti, per ricaricarsi di speranza e di audacia per testimoniare nel mondo la gioia del Risorto.

 

Guardiamo al cammino fatto

Tre anni nei quali come Presidenza diocesana abbiamo cercato di rispondere alle esigenze dell’associazione. Tre anni festosi, iniziati con la bellissima festa in per i 150 anni di vita dell’Ac nazionale, e conclusi con le feste per i 50 anni dell’Acr. Tre anni nei quali abbiamo avuto attenzioni particolari per la spiritualità dei nostri aderenti, curando e rivedendo le modalità di tutte le iniziative, e per la formazione dei responsabili, avviando il percorso ciclico del “Puzzle della formazione”. Di grande aiuto sono stati gli appuntamenti informativi e i laboratori sul discernimento personale e comunitario.

I convegni, i weekend formativi, le serate per giovani, i campi estivi sono sempre stati proposti come occasioni di approfondimento culturale, in continuità con i temi annuali e le attenzioni alla concretezza della vita; occasioni preziose per gli associati e spesso gradite anche da altre persone che in queste occasioni si avvicinano e si informano sulle finalità dell’Ac.

All’attenzione di adeguare il Biennio fidanzati alle necessità dei giovani che partecipano, abbiamo aggiunto l’impegno a riproporre l’interessante intuizione del triennio precedente che aveva avviato, in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale familiare, un percorso per giovani famiglie. Le due proposte sono seguite ancora dalle coppie di quella che chiamavamo “Commissione famiglia” ora riconvertita nel modello nazionale di “Area Famiglia e Vita”. Nei primi tempi l’Area, oltre a mantenere le proposte dei ritiri di Avvento e Quaresima, il campo estivo, sta riflettendo sulla nuova missione di favorire nei settori e nell’Acr la cura dell’affettività, della coniugalità e della genitorialità.

Oltre alle tradizionali Settimana sociale dei cattolici trevigiani (per la quale collaboriamo con La Vita del Popolo, l’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro, il nostro Istituto Toniolo, il Meic e l’associazione Partecipare il Presente) e  le due serate di maggio sull’affettività, riproposte insieme alle Cooperatrici pastorali diocesane, sono state avviate nuove iniziative con il Seminario e altre associazioni per la “Scuola di preghiera” e un percorso intitolato “Sulla via della bellezza” che propone meditazioni quaresimali in collaborazione con l’Ufficio diocesano Arte Sacra.

In seguito a una provocazione dell’Acr nazionale, abbiamo avviato in diocesi “Per tutti Persone”, una riflessione sulla capacità dei nostri gruppi di accogliere persone diversamente abili o con problemi comportamentali, iniziato in punta di piedi, ma che già nelle ultime settimane è stato accolto da un bel gruppo di persone sensibili.

Per migliorare le comunicazioni tra Segreteria diocesana e responsabili parrocchiali, abbiamo attivato le adesioni on-line attraverso un portale condiviso con le diocesi di Milano, Vicenza e Padova. Abbiamo potenziato le informazioni attraverso il sito associativo, le pagine Facebook e Instagram.

 

Condivisioni di vita

Per quanto ci è stato possibile, abbiamo gioito con i nostri associati che si sono uniti in matrimonio; abbiamo accolto con gioia i figli nati e spesso subito associati all’Ac con il desiderio di donare loro un futuro di cura e con la consapevolezza di trovare in Ac un aiuto nel delicato compito di educare alla fede. Abbiamo affrontato il dolore dei familiari per i nostri adulti che ci hanno preceduto in cielo e anche pianto con madri e padri che hanno perso prematuramente un figlio. Siamo certi che la nostra associazione può contare sulla loro intercessione e su quella di Maria, alla quale affidiamo tutti questi nostri fratelli nell’annuale pellegrinaggio alla “Madona Granda” di Treviso.

Importante è stato sicuramente anche, per i presidenti parrocchiali che hanno partecipato, l’incontro con la Presidenza nazionale, organizzato dalla delegazione Ac della regione Triveneto.

Ma sicuramente due sono stati i momenti che l’associazione tutta ha vissuto con maggior emozione: il saluto al vescovo Gianfranco Agostino Gardin alla Gra 2019; la sua presenza ci ha sempre accompagnato negli appuntamenti più importanti della vita associativa; l’arrivo di mons. Michele Tomasi che, subito dopo il festoso giorno del suo ingresso a Treviso, ha ricevuto durante il pellegrinaggio a “Madona Granda” il nostro Statuto e Atto Normativo, come segni della filiale dedizione che l’Azione cattolica nutre per il suo Vescovo.

 

Tre anni intensi

Non è possibile riportare tutte le relazioni intrecciate con i responsabili parrocchiali e vicariali per il supporto di tante attività territoriali e con i diversi uffici di Pastorale. Certo non sono mancati i momenti faticosi, le tensioni, a volte anche il senso di smarrimento per non sapere come poter essere vicino ai nostri associati in alcune situazioni particolari. Ma il sentimento che prevale è sicuramente quello della gratitudine, per aver avuto l’opportunità di una simile esperienza, per gli assistenti che si sono avvicendati e che sempre ho sentito vicino, per i membri della Presidenza con i quali abbiamo fatto un bell’esercizio di dialogo intergenerazionale, ma anche di unitarietà e di condivisione. Non avrei mai accettato l’incarico di Presidente se non avessi avuto la certezza di poter portare avanti la responsabilità insieme a tante altre persone, e con il sostegno e l’orientamento della delegazione regionale e del Centro nazionale, le cui proposte sono state rivolte al concetto di popolo e continueranno nel prossimo triennio riferendosi al Vangelo che il Signore offre alla sua Chiesa: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso”. (Atti degli apostoli 18,10)

*presidente AC diocesi di Treviso

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