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BUONGIORNO DI SPERANZA. Impastati d'eternità

Alcuni versi di uno dei massimi poeti del Novecento, Biagio Marin (Grado, 1891-1987), composti nel dialetto della sua isola, ci giungono come un'eco profonda della festa dell'Ascensione che oggi celebriamo. C'è una tensione in tutta la poesia di Marin espressa nei simboli del volo, dell'altezza, dello slancio verso un luogo lontano.

BUONGIORNO DI SPERANZA. Impastati d'eternità

“La vita xe congedo/ da duto quel che s'ama/ distacco da ogni brama/...Duol tanto salpà via/ co se xe a casa, in porto/.... Ma pur bisogna andà:/ de là la vita speta / sempre più in là la meta;/ me no posso sta qua/ e niente pol fermame/...de lontananza hè fame...” (La vita è congedo/ da tutto quello che si ama/ distacco da ogni brama/...Duole tanto salpare via/ quando si è a casa, in porto/...Ma pure bisogna andare:/ di là la vita aspetta/ sempre più in là la meta/ non posso restare qua/ e nulla può fermami...di lontananza ho fame). Questi versi di uno dei massimi poeti del Novecento, Biagio Marin (Grado, 1891-1987), composti nel dialetto della sua isola, ci giungono come un'eco profonda della festa dell'Ascensione che oggi celebriamo. C'è una tensione in tutta la poesia di Marin espressa nei simboli del volo, dell'altezza, dello slancio verso un luogo lontano. Questa tensione verso un'ascensione abita tutta la nostra vita, e Gesù l'ha portata con sé. Per questo non è un allontanamento dalla vita. Il poeta infatti confessa : “Eternità te amo!/ No rinego la vita/ che s'alsa a Dio de ramo in ramo/ in ascesa infinita// Amo sta tera/ co' i su fiuri e i so fruti/ le femene e i puti/ che ai so sini le sera/...L'eternità presente / nel gno sangue, la godo/  e sempre in alto modo,/ anche se son morente” (Eternità ti amo!/ non rinnego la vita/ che si alza a Dio di ramo in ramo/ in ascesa infinita// Amo questa terra con i suoi fiori e i suoi frutti/ Le donne e i bambini che serrano al seno//...L'eternità presente/ nel mio sangue, la godo;/ e sempre in alto modo/ anche se son morente). L'amore per vita è così grande che non può spegnersi con la morte. B. Marin ha conosciuto la morte nel suo tratto più assurdo con la perdita di un figlio in guerra e il suicidio di un giovane nipote. Ma se è dal giorno della nascita che inizio a morire, è pur vero che “l'eternità è presente mio sangue”. Commenta M. Cacciari: “L'eternità non è un'altra dimensione, chissà dove nascosta... L'eterno non è la negazione del tempo che ci divora, ma una dimensione che sempre lo incontra”. E' pienezza di vita. L'ascensione di Gesù ci dice che siamo impastati di eternità. Colui che ha assunto la nostra condizione umana la porta con sé verso una vita piena, oltre ogni spazio e tempo, oltre ogni lacrima e dolore.

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