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BUONGIORNO DI SPERANZA. Vivere nella benedizione di Dio

Nel suo commento alle parole della consacrazione eucaristica: “Prese il pane, lo benedisse, lo spezzò, lo diede”, Henri Nouwen, uno dei più noti maestri di spiritualità del nostro tempo, ci ricorda la verità profonda della nostra vita: Colui che ci ha presi e posti nell'esistenza è Colui che dice di ciascuno di noi: “Tu sei il figlio mio amato”.

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BUONGIORNO DI SPERANZA. Vivere nella benedizione di Dio

“In latino benedire è “benedicere”. La parola “benedizione” significa letteralmente: parlare (dictio) bene (bene), o dire cose buone di qualcuno. Ho bisogno di sentire che si dicano cose buone di me...Dare a qualcuno una benedizione è la più significativa sicurezza che possiamo offrire. E' più che una parola di lode o di apprezzamento...è più che porre qualcuno in luce. Dare una benedizione crea la realtà della quale la benedizione parla”. Nel suo commento alle parole della consacrazione eucaristica: “Prese il pane, lo benedisse, lo spezzò, lo diede”, Henri Nouwen, uno dei più noti maestri di spiritualità del nostro tempo, ci ricorda la verità profonda della nostra vita: Colui che ci ha presi e posti nell'esistenza è Colui che dice di ciascuno di noi: “Tu sei il figlio mio amato”. Chi, più di Dio, può dire bene di noi? L'essere suoi figli, l'essere al mondo perché pensati, voluti da Lui, è la sorgente di quella benedizione che Dio non smette mai di pronunziare su di noi. Vivere sotto la benedizione del Signore è ritrovare la nostra identità più vera: sentirsi amati. Tante volte però ci lasciamo sballottare dalle onde che increspano la nostra esistenza, ma se sappiamo scendere al cuore del nostro essere, possiamo ascoltare la voce pacificante di Colui che ci assicura che noi valiamo infinitamente più di quello che appare agli occhi degli altri. Colui che conta i cappelli del nostro capo e ci ricorda che valiamo più di molti passeri, che sono pure sue creature, ci dice che possiamo resistere ad ogni evento della vita, saldi sulla roccia del suo amore. Molte sono le persone che soffrono a causa di un profondo senso di maledizione. E' così facile sentir “dire male” degli altri, della società, della Chiesa...al punto che crediamo sia quella la verità. Invece, “le maledizioni - rumorose, chiassose, urlate - non dicono il vero. Sono bugie facili da credere, ma sempre bugie” (H. Nouwen). C'è un luogo in cui puoi sperimentare la benedizione, è la preghiera. Scrive sempre Nouwen : “Il vero lavoro della preghiera  è di farsi silenziosa e ascoltare la voce che dice bene di me”. E' la voce del Padre che mai smette di sussurrarmi: “Non temere, tu sei il mio figlio amato”.

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