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Beato Enrico da Bolzano. Una santità "moderna"

Beato Enrico fu protagonista e testimone di una chiesa in uscita per le strade della città. La sua memoria viene celebrata, a 700 anni dalla morte, mercoledì 10 giugno, alle 20.30, in Cattedrale.

Parole chiave: beato enrico (16), pellegrinaggio (38), bolzano (8), treviso (1520)
Beato Enrico da Bolzano. Una santità "moderna"

Una folta delegazione di fedeli della diocesi di Bolzano ha partecipato martedì 2 giugno al pellegrinaggio sulle orme del beato Enrico e alla celebrazione eucaristica nel duomo di Treviso. Con loro alcuni sacerdoti che hanno concelebrato nella stessa chiesa cattedrale dove il beato, sette secoli fa, partecipava alla messa quotidiana, nutrimento essenziale della sua intensa spiritualità, fatta di preghiera, penitenza e carità. Enrico da Bolzano, come ha ricordato mons. Stefano Chioatto ai pellegrini, è stato un umile testimone di una Chiesa “in uscita” a Treviso, sulle strade, già 700 anni fa.
La nostra diocesi vivrà il momento centrale delle celebrazioni mercoledì prossimo, 10 giugno, nel settimo centenario della morte del beato, con la messa solenne in Cattedrale, alle ore 20.30, presieduta dal vescovo, Gianfranco Agostino Gardin. Una celebrazione alla quale sono particolarmente invitati i membri delle Caritas parrocchiali, delle Conferenze di San Vincenzo De Paoli e tutti coloro che, in forme diverse, sono operatori della carità.
La “visita” dei fedeli di Bolzano sarà, poi, ricambiata dai trevigiani il prossimo 20 giugno, con il pellegrinaggio nella terra dove nacque il santo laico “venuto dal nord”, il mendicante “todesco”, come lo definisce lo scrittore Gian Domenico Mazzocato nella sua biografia: «Treviso è poco più di un borgo, forse diecimila abitanti - scrive -. Tutti si conoscono. E in quel giugno 1315 la gente si rende conto che da alcuni giorni qualcosa è cambiato. Non si vede più girare per le strade quel mendicante “todesco” che si era ridotto, ormai inabile al lavoro di boscaiolo, a chiedere l’elemosina per le vie della città. Ogni tanto, lui che nulla possiede, si siede sulle gradinate del Duomo e spartisce con chi è ancora più indigente di lui, la pagnotta appena ricevuta da qualche benefattore. E’ noto a tutti. Non c’è nessuno che non lo abbia caro».

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