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Beato chi possiede il Regno - VI domenica del Tempo ordinario

Beatitudine è sentirsi colmi della presenza del Padre, che dona vita

Beato chi possiede il Regno - VI domenica del Tempo ordinario

Gesù, dopo una notte di preghiera sul monte, ha scelto i suoi dodici più stretti collaboratori, ed ora scende con loro nella valle dove una gran moltitudine di persone venute da ogni parte lo attende. Al seguito di Gesù si può solo discendere, perché questa è la direzione che Dio ha impresso al suo amore. Non puoi stare con il Signore, senza avvertire che dietro a Lui sei chiamato ad andare dentro e al fondo di tante storie umane che incrociano la tua vita.
L’ultimo posto è solo di Dio
Ora, laggiù nella valle, questo Dio che ha scelto di occupare l’ultimo posto, sta ormai così in basso che deve alzare gli occhi per rivolgersi ai suoi discepoli. Al di là di ogni “religiosa” previsione, il nostro Dio non chiede nulla, non impone leggi, ma offre a tutti un annuncio di gioia. È qualcosa di così incredibile che è facile il rischio di fraintenderlo. Lui esclama: “Beati voi poveri… voi che avete fame… che piangete…”, e subito a qualcuno sembra che per essere felici si debba essere prima bastonati. Del resto lo abbiamo già detto tante volte: “Patisci, soffri, sopporta… poi un domani sarai premiato”.
No, è ben altro il motivo della beatitudine che Gesù vuole svelarci. Ciò che sta mostrando è la sua carta d’identità, ben diversa da quella che immaginiamo. Povertà, fame, lacrime, rifiuto sono diventate esperienze divine, quelle di un Dio che per amarci si identifica con ogni fragilità e sofferenza umana. La nostra “beatitudine” sarà scoprirci amati e compresi da Dio dentro ciò che istintivamente rifuggiamo. Il suo amore viene ad abitare questa nostra condizione umana, in cui “basta essere uomini e donne per essere poveri uomini e povere donne” (Mazzolari).
“Mi dispiace per voi, ricchi…”
Allora, solo un cuore povero potrà accogliere Dio. Solo Dio potrà visitare un povero. Solo chi non confida in se stesso, nelle cose, nel “sentirsi bene”, potrà godere di questo amore gratuito e immeritato. Per questo l’evangelista Luca all’annuncio delle beatitudini fa seguire anche l’invettiva di quattro “guai”. Non sono una maledizione, perché un padre non maledice i suoi figli, ma un richiamo molto accorato: “Mi dispiace per voi ricchi…!” (I. Gargano). È il forte appello a non rimanere travolti dalla ricerca di un benessere solo psico-fisico e materiale, pensando che sarà quello a sostenere la nostra vita, perché verrà il momento in cui si scoprirà che “tutto è niente” (santa Bertilla).
E’ il dramma di Mazzarò, il ricco possidente della novella di Verga, “La roba”. “Tutta quella roba se l’era fatta lui con le sue mani e colla sua testa… non aveva altro che la su roba”. Ma quando si trovò davanti alla prospettiva della morte “come un pazzo andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e suoi tacchini, e strillava: «Roba mia, vientene con me!»”.
La ricchezza del Regno di Dio
Se Gesù ci mette in guardia dal sacralizzare i beni terreni, non vuole però assolutamente sacralizzare la povertà, la sofferenza umana. Dove sta allora la beatitudine? Nel possedere il Regno di Dio. Nel sentirsi colmi della presenza di un Padre, che nel suo amore continuamente ci genera, donandoci vita. Solo chi non si appoggia su se stesso, sulle cose o sugli altri scopre che può appoggiarsi su questo amore che mai verrà meno. Forti e ricchi di questa presenza, non ci sarà nessuna condizione di limite e fragilità umana che potrà annientarci.
Fu il sogno e l’augurio che fece papa Paolo VI per la Chiesa, quando si trovò davanti alla morte: “Cammina povera, cioè libera, forte e amorosa…”.

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