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CHIAMATI A ILLUMINARE E A DARE SAPORE - V domenica del tempo ordinario

Il discepolo, senza per questo essere invitato a “mettersi in mostra”, è però incoraggiato a riconoscere che la sua vita e la sua esperienza di fede possono essere un dono per tutto il mondo, come lo è la luce

CHIAMATI A ILLUMINARE E A DARE SAPORE - V domenica del tempo ordinario

La liturgia di queste domeniche offre la possibilità di ascoltare buona parte del celebre “discorso della montagna” (Mt 5,1–7,28): “Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere […] iniziò a insegnare”. Gesù sembra presentato da Matteo come il “nuovo Mosè”; a ben guardare, però, sono i discepoli a svolgere la funzione di Mosè, che era salito sul monte per accogliere le Parole di Dio; come lui, trasmettono il messaggio a favore di tutto il popolo: dunque Gesù risulta essere ben più di Mosè! In ogni caso, non viene a portare un messaggio “alternativo” a quello consegnato da Dio nell’Antico Testamento, ma piuttosto a interpretarlo e attuarlo pienamente.
Sale della terra
La festa della Presentazione del Signore ha sostituito la domenica in cui era previsto di leggere le Beatitudini (Mt 5,1-12), che parlavano in senso generale dei “poveri”, dei “miti”, etc.; la “nona”, però, aveva ripreso l’ultima, dedicata ai “perseguitati per la giustizia” rivolgendola a coloro che stavano ascoltando: “Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno…” (Mt 5,11). I destinatari, dunque, nel brano di questa domenica (Mt 5,13-16), sono sempre gli stessi: “Voi, insultati e perseguitati per causa mia, siete il sale della terra e la luce del mondo”.
Il sale era utilizzato per purificare, per conservare e per dare gusto al cibo. La capacità di “purificare”, biblicamente, è messa in evidenza dal fatto che si trattava di un ingrediente indispensabile per i sacrifici: “Nella tua oblazione non lascerai mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio” (Lv 2,13).  Quest’ultimo passo evidenzia anche un’altra prassi legata al sale: veniva versato sopra un “patto di alleanza” per indicare la volontà di mantenervi fede. Gesù, però, evidenzia solo la più semplice delle caratteristiche: “Ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?”.
Dalla nostra esperienza non risulta che il sale possa perdere il suo sapore; al limite può essere indebolito, si può disperdere, se sciolto in quantità di cibo o di acqua abbondanti, cosicché risulta impercettibile; ma, se è “sale”, poco o tanto, realizza sempre quello che è il suo proprium. L’espressione, dunque, appare paradossale. Infatti, non si tratta di un “invito ad essere” sale: Gesù afferma, invece, che i discepoli “sono” di fatto il “sale della terra”. Se non è così, se non purificano, non conservano ciò che è di valore e non danno gusto a ciò che incontrano, a cosa servono?
Vale anche la pena di notare che il sale non si usava per dare “gusto” alla terra (non risulta che si utilizzasse per fertilizzare i terreni). La “terra” (in greco ge), a cui i discepoli offrono il loro “sapore”, è dunque, simbolicamente, prima di tutto la “Terra Santa”. Il primo orizzonte del ministero di Gesù è quello del popolo di Israele; ma la seconda metafora spalanca nuove prospettive.
Il giusto risplende come luce
“Voi siete la luce del mondo (kósmos)”: ad essere illuminato è tutto il mondo. Anche in questo caso le espressioni di Gesù sono paradossali: la luce non si accende per essere nascosta, o per essere messa sotto a un secchio, ma va posta in luoghi dove possa fare luce: a chi la vede da lontano, se si trova sopra un monte; o a chi si muove nella stanza, se è in casa.
Il discepolo, dunque, senza per questo essere invitato a “mettersi in mostra”, è però incoraggiato a riconoscere che la sua vita e la sua esperienza di fede possono essere un dono per tutto il mondo, come lo è la luce.
Nella prima lettura (Is 58,7-10) e nel Salmo responsoriale (Sal 111), peraltro, vengono indicate le “condizioni” affinché davvero un credente sia “luce che sorge come l’aurora” o “luce che spunta nelle tenebre per gli uomini giusti”: “Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore…” (Is 58,9-10).
Mi presentai a voi nella debolezza
Un ultimo aspetto legato alle due immagini del sale e della luce permettono di recuperare anche il bellissimo testo della seconda lettura (1Cor 2,1-5).
Non è il sale al centro dell’attenzione, ma il cibo che, anche grazie al sale, risulta saporito; quando il sale svolge la sua funzione, nessuno se ne accorge, come accade, invece, se manca. Così anche la luce, non viene osservata di per sé, ma permette di vedere la bellezza del paesaggio o di muoversi agilmente all’interno di una casa. Così il ministero dell’apostolo Paolo: non si è avvalso di “discorsi persuasivi di sapienza” perché “la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio”.

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