Chiesa
stampa

Camminava con loro... spunti dal convegno nazionale di Pastorale universitaria a Brescia

Quali strade si aprono dopo il Sinodo? Se lo sono chiesti i giovani della pastorale universitaria dell’Oasi Santa Bertilla di Treviso che hanno partecipato all’incontro

Camminava con loro... spunti dal convegno nazionale di Pastorale universitaria a Brescia

Che cosa resta dopo il Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, svoltosi lo scorso ottobre? Quali strade si aprono dopo il Sinodo per la pastorale universitaria? Su queste domande ha riflettuto il Convegno nazionale di pastorale pniversitaria tenutosi al centro pastorale Paolo VI (Brescia) nei giorni 7 e 8 marzo, dal titolo: “Camminava con loro e spiegava le Scritture. Dopo il Sinodo sulla via di Emmaus”. L’appuntamento aveva un programma ricco di interventi, laboratori e occasioni di dialogo, del quale abbiamo potuto “assaggiare” qualcosa durante la mattinata di giovedì 7 marzo. Dopo una prima preghiera, un’introduzione al convegno e i saluti del vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, la mattinata si è svolta scandita da tre interventi, accomunati dal tema “Dopo il Sinodo: giovani e radici culturali; camminare con i giovani”.
Gli interventi
Il primo è stato quello di padre Salvatore Currò, che ci ha aiutato a riflettere su alcuni passaggi del Documento finale del Sinodo, come questo: «Non si tratta dunque di fare soltanto qualcosa “per loro”, ma di vivere in comunione “con loro”» (n. 116). Si tratta di prendere coscienza che «soltanto grazie ai giovani la Chiesa può rinnovarsi: il rinnovamento della Chiesa passa per il protagonismo dei giovani» (p. Salvatore Currò). Il secondo a intervenire è stato don Giuliano Zanchi, che ha tracciato il quadro della situazione culturale e sociale del mondo giovanile di oggi. I giovani sono in cammino, senza radici, attraverso un mondo segnato dal tecno-liberismo a tradizione consumista dove Dio non sembra costituire più un riferimento primo e “con la Chiesa non sembrano esserci più rapporti significativi”. Come i discepoli di Emmaus, i giovani, stanno riflettendo sulla loro disillusione, come coloro che hanno visto sfumare qualcosa di promettente, poiché “nel cristianesimo non vedono più nessuna profezia” (Zanchi).
In questo scenario si tratta di recuperare, come Chiesa, come pastorale, e come ambiente universitario, il modo di stare di Gesù che - dice il Vangelo di Luca - “si accostò e camminava con loro.” (Lc 24,15).
Il professor Domenico Simeone, che è intervenuto per ultimo, ha riflettuto sulla pedagogia necessaria per abbandonare, come Chiesa e come docenti, le logiche del “convincere a tutti i costi” per saper coltivare e nutrire anche un amore a distanza. Si tratta di mettersi in cammino assieme ai giovani, come testimoni credibili, capaci di relazioni autentiche e significative per giungere con loro a Emmaus, per risvegliare in loro il ricordo di come ardeva e arde il loro cuore.
Alcune riflessioni
Stimolati da questi interventi, come Cappellania Universitaria, noi ragazzi e responsabili della pastorale universitaria dell’Oasi Santa Bertilla ci siamo chiesti: che giovani conosciamo? Come sono quelli “dentro” e quelli “fuori” dalla Chiesa? Cosa vuol dire essere “dentro” o essere “fuori”? Vogliamo qui offrire alcuni spunti positivi e propositivi. Innanzitutto nella nostra esperienza di giovani e giovani-adulti abbiamo notato che sempre più sono quelli (“dentro e fuori”) sensibili alle povertà, alle situazioni critiche e delicate: basti pensare a quanti si sono mobilitati per manifestare contro il riscaldamento globale e il cambiamento climatico. E se pensiamo ai servizi che svolgiamo nei confronti degli emarginati, fragili, anziani, bambini, in sintesi dei più deboli, anche qui troviamo giovani che dicono sì e dedicano del tempo a chi ha bisogno perché chi fa del bene non è contro di noi ma con noi. Sempre nella nostra esperienza e nel nostro cammino di fede ci siamo imbattuti in persone che ci hanno mostrato un volto bello di Dio. Perché non dovremmo essere tutti così?
Rinnovati e riconciliati
O quantomeno dovremmo desiderare questo, perché le persone rinnovate e riconciliate sono attraenti, siamo fatti per la bellezza e la libertà. Infine, da cristiani, siamo capaci di offrire un motivo per cui vivere e per anche morire? Certo si muore ogni giorno, ma per chi o per cosa? Questo motivo dovremmo essere capaci di offrirlo visto che crediamo in un Dio che è morto in croce per i suoi amici e per noi.

Tutti i diritti riservati
Camminava con loro... spunti dal convegno nazionale di Pastorale universitaria a Brescia
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento