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Cammino sinodale: scelte, non solo "cose da fare"

"Ora siamo giunti all’agire – ha sottolineato il Vescovo -. Se quanto noi abbiamo fin qui riconosciuto e accolto non viene tradotto in scelte precise e concretamente realizzabili, il lavoro svolto in questi mesi rischia di ridursi a qualche desiderio destinato a restare sulla carta"

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Cammino sinodale: scelte, non solo "cose da fare"

Si è svolta ieri al Collegio Pio X di Treviso la terza Assemblea Sinodale Diocesana del cammino intrapreso dalla nostra Chiesa lo scorso febbraio, con diverse tappe di analisi e riflessione, anche nei vicariati.

Dopo un primo momento assembleare in auditorium, con il momento di preghiera, la riflessione introduttiva del Vescovo Gianfranco Agostino e le indicazioni del segretario generale, don Stefano Didonè, i membri dell’Assemblea si sono divisi in piccoli gruppi di lavoro, per la cosiddetta fase dell’agire. La mattinata si è conclusa nei gruppi, senza ritorni in assemblea.

“Il momento dell’analisi della realtà (il vedere) ha richiesto una presa d’atto lucida e perspicace di essa, condizione indispensabile per non partire con il piede sbagliato, ponendo premesse errate al percorso successivo – ha ricordato il Vescovo nel suo intervento di stamattina (visibile nella registrazione dello streaming, cliccando sul banner in questa home page) -. Il giudicare ci ha visti impegnati in un’attenta riflessione sulle situazioni che costituiscono il presente della nostra Chiesa, per potervi cogliere, con sapienza e intuizione evangeliche, gli appelli dello Spirito. Ora siamo giunti all’agire – ha sottolineato mons. Gardin -. Se quanto noi abbiamo fin qui riconosciuto e accolto non viene tradotto in scelte precise e concretamente realizzabili, il lavoro svolto in questi mesi rischia di ridursi a qualche desiderio destinato a restare sulla carta, estraneo e sterile rispetto alla vita del mondo che continua il suo corso, caratterizzato da continui e rapidi cambiamenti. E la nostra Chiesa rimarrebbe semplicemente lì a guardare, smarrita, la storia che scorre”.

Scelte che, ha ribadito il Vescovo, non vanno riduttivamente intese come “cose da fare”. E citando lo Strumento di lavoro n.3, mons. Gardin ha ricordato che si parla di: “scelte come avvio di processi; scelte come espressione di un impegno a cambiare; la “trasformazione missionaria” deve toccare tutti i livelli; cambiamento come “sfida spirituale”; rimodellare lo stile della nostra Chiesa; stile sinodale; attenzione alle persone nella loro situazione; accompagnare i processi con la necessaria purificazione e riforma”.

Sei i punti indicati dal Vescovo per aiutare la riflessione nei gruppi:

  • La necessità di cambiare, per “prendere sul serio la «trasformazione missionaria della Chiesa»: richiesta che attraversa e sorregge tutta l’esortazione Evangelii gaudium. (…) Questo ci interpella sulla nostra disponibilità alla missione, sulla nostra passione missionaria ed evangelizzatrice, sulla volontà di rendere la nostra Chiesa più testimoniale ed accogliente, più bisognosa di dire, in maniera semplice e vera, l’evangelo”
  • Il compito che ci attende è “un avvio di processi di cambiamento, giacché, come ci ricorda papa Francesco, «il tempo è superiore allo spazio» (EG 222). Dobbiamo guardarci dalla ingenua illusione di cambiare tutto e subito. E dobbiamo, prima di tutto, “disporci” spiritualmente a cambiare”
  • “Esiste anche per noi un’insidia – ha ricordato il Vescovo richiamando Evangelii gaudium -, alla quale non sfuggono le progettazioni pastorali: quella di immaginare che la formulazione teorica, fatta di idee chiare e distinte, sia un dinamismo sufficiente a trasformare la prassi, a incidere sulla vita e a produrre cambiamenti. (…) Noi vogliamo (dobbiamo) cambiare, nella direzione di una Chiesa che “esce” verso la missione. Ma siamo consapevoli che questo va fatto con realismo e umiltà, e con aderenza alla realtà, alla vita concreta delle persone, alle trasformazioni culturali che non possono non influire sul nostro modo di essere, di pensare, di agire.
  • Anche noi, idealmente sempre tornando dalla strada di Emmaus a Gerusalemme – ha ricordato il Vescovo, citando l’icona scelta per il Cammino Sinodale -, ci troviamo a vivere l’avventura spesso difficile dell’evangelizzazione. (…) Potremmo dire che il capitolo 24 di Luca (quello di Emmaus) ci conduce al capitolo 15 degli Atti: l’assemblea di Gerusalemme che discute insieme agli apostoli e agli anziani (cf. At 15,12). È il coraggioso porsi di una Chiesa di fronte alle nuove situazioni, praticando un discernimento comune. Anche questo deve essere il nostro futuro, e deve far parte di quel “nuovo stile di Chiesa” che figura nel titolo del nostro Cammino Sinodale.
  • Ma chi è chiamato ad operare i cambiamenti? “Il soggetto di una Chiesa che opera per la missione sono semplicemente tutti i membri della Chiesa – ha ricordato il Vescovo -.Una chiesa che lavora nella sinodalità, la quale opera attraverso forme di rappresentanza. La sinodalità non è un piccolo stratagemma pastorale per coinvolgere un po’ più persone: è lo stile proprio della Chiesa, nel rispetto dei ruoli diversi, che sono, comunque, tutti a servizio della Chiesa. Vorremmo che si aprisse per la nostra Chiesa un tempo di più intensa ed effettiva sinodalità.
  • Il Vescovo, infine, ha presentato una scelta-chiave, per rendere davvero operante il soggetto Chiesa-popolo di Dio, valorizzando gli “organismi di partecipazione” già esistenti (i vari Consigli), che sono espressivi di tutt’intera la comunità. “Si tratta di un atto di fiducia e di coraggio, che parte, certo, da un’esperienza finora non sempre luminosa di sinodalità, luoghi di un vivace e visibile “camminare insieme”, di un discernimento condiviso e di un’animazione debitamente progettata della vita delle comunità. Vorremmo che sempre più lo fossero nel futuro. In ogni caso, se il “nuovo stile di Chiesa” non è affidato solo a piccole élites ecclesiali, lasciando che “il popolo” vada pure per la sua strada, è difficile immaginare altre maniere di attuazione della sinodalità e di “trasformazione missionaria” della Chiesa, che non siano il cominciare a prendere sul serio la funzione dei Consigli, in particolare quelli delle Collaborazioni pastorali”.

Dopo questa giornata di lavoro, l’appuntamento è per il prossimo 17 novembre, per la definizione ultima delle scelte. Per arrivare al 15 dicembre con la consegna del documento finale alla Diocesi: il momento “conclusivo” di un cammino che rimane aperto per essere sempre più “Discepoli di Gesù verso un nuovo stile di Chiesa”.

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