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Capaci di amare perché amati per primi - V domenica di Pasqua

E’ l’esperienza dell’amore di Gesù in noi che libera la nostra risposta d’amore 

Capaci di amare perché amati per primi - V domenica di Pasqua

Giuda si è alzato e ha lasciato il banchetto dell’amicizia. La notte lo ha inghiottito. Con sé, però, porta due segni dell’estremo tentativo di Gesù per strapparlo dalla notte del tradimento: i piedi lavati e il boccone di cibo ricevuto direttamente dal Maestro, come si fa con l’ospite di riguardo.
Ora che la porta del cenacolo si è chiusa dietro l’amico perduto, sorprendentemente Gesù non sa trattenere un grido di vittoria: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato!”, ma quale “gloria” potrà mai esserci in un momento così drammatico? Non certo quella di un trionfo con effetti speciali. “Gloria” indica la manifestazione di Dio nel suo amore appassionato per noi. Gesù è il “figlio glorificato” perché ora in lui si sta manifestando quanto Dio ci ama. Se è vero che “l’inferno è non amare più” (Bernanos), ora che Giuda ha aperto l’inferno, Gesù vi si cala dentro per manifestare che Dio non può che amare. Proprio nel buio dell’estrema lontananza da Dio, si manifesta chi è Dio per noi, grazie a Gesù che ne rivela il volto. Anzi è talmente forte quell’amore che Gesù prova per noi, anche di fronte al nostro rifiuto, che le porte della morte sono già infrante. Lui è già oltre la morte. Gesù ci apre così la strada dell’autentica capacità di amare.
Sul fondamento del suo amore
Il “comandamento nuovo dell’amore” non è un’imposizione, bensì ci indica l’orientamento nuovo della nostra vita: amare come Gesù ci ha amato. Questo, però, potrebbe sembrare non solo eccessivo ma impossibile. Il nostro sbaglio sta nel pensare di doverci porre sulla linea dell’imitazione, che pone modello e imitatore sullo stesso piano. Noi, invece, non saremo mai sullo stesso piano di Gesù. Gesù non è un grande maestro di vita, i cui discepoli sono chiamati ad imitare mettendo in pratica con impegno le consegne ricevute.
Gesù non ci chiede l’impossibile imitazione del suo amore, ma ci invita a scoprire in Lui stesso la sorgente dell’amore. Amare “come” Gesù sta a indicare che solo sul fondamento del suo amore sapremo amare. Uniti a Cristo ritroviamo in noi la vera capcità di amare. In altre parole, Gesù stesso è il comandamento nuovo dell’amore. Siamo stati “battezzati” in lui, immersi nella sua vita. Gesù non sta davanti a noi, è in noi, vive in noi. Proprio per questo, nella notte in cui fu tradito ci ha donato l’Eucaristia, sorgente dell’amore. Quel Dio buono “come un pezzo di pane” diventa pane di vita nuova, di vita piena d’amore. Potremmo, allora, rendere così il comando di Gesù: “Con l’amore con cui io vi ho amato, amatevi gli uni gli altri”.

Amati, amiamo
Ogni storia di santità ne è testimonianza: si può seguire Gesù lungo i ripidi sentieri dell’amore, anche il più esigente, nella misura in cui si vive un’intima relazione con Lui. Non sarà la nostra sola buona volontà a renderci capaci di vero amore. Sarà l’esperienza del suo amore in noi che libererà la nostra risposta d’amore.
La verità dell’incontro con il Signore sarà resa visibile dalla capacità di amarci gli uni altri. Madre Teresa di Calcutta attingeva dall’incontro eucaristico con il Signore il realismo e la profondità del suo servizio ai più poveri dei poveri. Ai suoi collaboratori laici non si stancava di ricordare la necessità di questo intimo legame con Dio nella vita quotidiana per potersi poi chinare sulle sofferenze umane.

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