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Cari giovani, credere è bello!

La fede è impegnativa, ma anche entusiasmante. Parola di centinaia di giovani che hanno affollato la “Due sere” promossa dall'Ac. Mettendosi in gioco e scoprendo che “bisogna essere innamorati per parlare di fede”

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Cari giovani, credere è bello!

La vita e la fede a volte possono essere viste dai giovani come “lontane”… come trovare un buon equilibrio? Come fare unità tra fede e vita? Queste le domande di fondo delle due serate di venerdì 30 gennaio e martedì 3 febbraio all’auditorium San Pio X di Treviso promosse dall’Azione cattolica, alle quali hanno partecipato centinaia di giovani da tutta la diocesi.
Fede, amore ed eternità. Ospite della prima serata don Giorgio Scatto, priore della Comunità di Marango (diocesi di Venezia), che ha trattato il tema partendo dal Vangelo di Marco (9,24). “Bisogna essere innamorati per parlare di fede”: queste le sue prime parole. “Il percorso d’amore, come quello di fede, è un percorso d’eternità. Alla base della fede vi è una relazione”. Perché tra credere e non credere il confine è sottile. C’è chi si pone domande, e chi non se le pone. Ma domande e risposte nascono dalle provocazioni della vita. E’ dalla nostra vita che tutto parte. Dal vissuto, dal quotidiano, da ciò che affrontiamo ogni giorno.
La voce di chi c’era. “«C’est qui sauve c’est de faire un pas: quello che salva è fare un passo» (Antoine de Saint-Exupéry). Un passo verso la direzione giusta - dice Giulia -, don Giorgio lo ha sottolineato, un passo verso quella fede concreta che salva dalle astrazioni. E noi dobbiamo avere il coraggio di fare quel passo! Don Giorgio diceva di avere il coraggio di fare gesti eccessivi poiché questa è la fede. Ci saranno fatiche, dolori, ma la nostra strada sarà comunque sempre segnata, perché se abbiamo il coraggio di dire ‘Io ci sono! Io ci credo’, abbiamo già imboccato la via della fede. Parole ricaricanti, parole di speranza. Perché scegliendo di andare a Treviso venerdì sera, forse è anche perché un po’ la nostra via l’abbiamo imboccata e la nostra strada è in qualche modo segnata”.
Le fa eco Matteo: “Dobbiamo ascoltare la Sua Parola, la Parola nutre, libera e guarisce, ci è stato detto. E’ proprio vero, a volte non servono tanti discorsi, tante domande, tante risposte. A volte basterebbe semplicemente leggere la Bibbia. E far entrare quelle parole dentro di noi”.
“Indubbiamente è difficile essere testimoni della fede cristiana, e don Giorgio non l’ha di certo nascosto - aggiunge Nicolò -. Mi ha colpito il suo racconto di quando lavorava nel cantiere edile e, dopo aver confessato che studiava teologia, era stato soprannominato «il prete». Nonostante avesse incontrato persone «lontane» il suo esempio di fede ha comunque permesso loro di migliorare alcuni atteggiamenti, tanto che alla fine un collega gli ha detto: «Da quando ti ho conosciuto bestemmio meno» e tutti sono andati alla sua prima messa”.
Ospite della seconda serata Chiara Finocchietti, direttore dell’editrice Ave, moglie e mamma, vicepresidente dell’Azione cattolica italiana per il Settore giovani per il triennio 2008-2011.
“Perché credere? Siamo in grado di dare delle buone ragioni per credere? E come testimoniare che credere è anche bello?” si è chiesta Chiara. “Non è facile oggi parlare di fede in un contesto secolarizzato. Ci sentiamo un po’ come i primi cristiani, che annunciavano Cristo a un popolo di pagani. Per noi giovani, poi, ancor di più. Scegliere di non nascondere ciò che facciamo, ciò che siamo e ciò in cui crediamo è una sfida. Ma lo è ancora di più parlarne”.
“Costruttivo e istruttivo l’incontro di stasera - ammette Veronica -. Costruttivo, perché Chiara è riuscita, inaspettatamente, a rispondere a delle domande che nemmeno io sapevo di avere dentro. Istruttivo, perché ci ha proprio insegnato una serie di piccole regole, di piccoli dettagli da applicare nella vita di tutti i giorni per portare a tutti la nostra testimonianza”.
“Tra le «cinque buone ragioni per credere» - aggiunge Federica - ciò che mi ha colpita di più è che la fede è un’esperienza che si fa insieme. E’ vero, mi sono proprio accorta che nelle persone con cui condividi delle esperienze di fede ritrovi i veri amici con i quali riesci a condividere la gioia anche nelle cose più semplici. Inoltre, anche noi nel nostro piccolo, con la nostra testimonianza, possiamo far capire a chi non crede o ha una fede un po’ traballante come credere ci faccia guardare la vita con occhi d’amore”.
“Lasciatevi sorprendere da Dio. E non temete le sorprese - dice papa Francesco -. Ma a tutti voi io chiedo: per favore fate di più! Quando offrite qualcosa del vostro tempo, dei vostri talenti e delle vostre risorse alle tante persone bisognose che vivono ai margini, voi fate la differenza”.
E di chi altri sarebbe il compito, se non dei giovani, di portare alla luce la bellezza della fede, del mettersi gratuitamente a servizio degli altri, di avere il coraggio di dire «Io ci credo»?

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