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Charles de Foucauld, il vangelo della fraternità

A cent’anni dalla morte, l’attualità di Charles De Foucauld continua ad essere evidente nei “germi di bene” che ha seminato con la sua testimonianza in vita. Intervista a sorella Antonella Fraccaro, responsabile generale delle Discepole del Vangelo, che del beato seguono la spiritualità e che hanno realizzato uno spettacolo andato in scena a Roma e a Castelfranco.

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Charles de Foucauld, il vangelo della fraternità

A cent’anni dalla morte, l’attualità di Charles De Foucauld continua ad essere evidente nei “germi di bene” che ha seminato con la sua testimonianza in vita. “Per questo una ricorrenza come il centenario rappresenta una bella occasione di approfondimento” spiega sorella Antonella Fraccaro, responsabile generale delle Discepole del Vangelo che del Beato seguono la spiritualità.
Quale messaggio consegna all’oggi la vita di Charles de Foucauld?
Innanzitutto che il Vangelo è buona notizia per tutti, anche per i non credenti, e passa attraverso la relazione di amicizia, la fraternità universale, l’incontro tra diversità. Charles de Foucauld non ha voluto convertire a tutti i costi anche se ha parlato molto di conversione: lo ha fatto attraverso la silenziosa testimonianza di vita buona, per far fare alle persone che incontrava in semplicità e fraternità l’esperienza della bontà di Gesù. L’attenzione a cui ci richiama oggi è di non cercare una vita cristiana intimistica ma di vivere la missione nella sua concretezza.
Ci sono “germi di bene” che continuano ad essere segni profetici?
Molti, e si ritrovano in particolare nell’esperienza del Sahara algerino, quando Charles de Foucauld si trasferisce a Beni Abbès in terra musulmana tra i più poveri fra i poveri, mescolandosi a loro ed inventando forme di condivisione del Vangelo. Mette al centro l’adorazione di Gesù Eucarestia che richiama anche a noi l’esigenza di rimanere in silenzio e in contemplazione per ascoltare ciò che il Padre vuole dirci dinanzi alle situazioni che viviamo, e in lui si fa strada la consapevolezza che amare Dio è amarlo nei suoi figli, perché risplenda in loro l’immagine di Dio. E lo fa, nella concretezza della vita: lottando contro la piaga della schiavitù, nel desiderio di dare libertà, interiore ed esteriore, agli schiavi, che erano spesso bambini di 5, 10 anni e ragazzi di 15 anni. Infine, nel Sahara, lo fa conoscendo quanti erano per lui “degli stranieri”, vale a dire il popolo tuareg, conoscendo la loro cultura e la loro lingua.
Sulle migrazioni di oggi questo invito sembra così declinato.
Quante persone di altri stati e di altre culture e religioni sono ormai giunte nei nostri territori, nei nostri paesi e quanto poco ci interessiamo alla loro cultura, alla loro lingua e poi ci attendiamo che loro si integrino. Forse non dovremmo solo insegnare loro la lingua e i costumi italiani ma chiedere loro che ci condividano le cose buone della loro vita, della loro cultura, per aiutarci insieme a costruire un dialogo arricchente, che sia a servizio della nostra e loro esistenza.
Il rapporto con il mondo musulmano è un altro tema di grande attualità…
Charles de Foucauld è consapevole che sono relazioni che richiedono tempo, ma non si tira indietro: comprende la necessità di muoversi per piccoli passi, tornare ai fondamenti della fede, motivo per cui scrive un manualetto per catechisti rivolto ai laici che vogliono essere a servizio delle missioni in terra musulmana. Anche oggi – pensiamo al mondo giovanile, ma non solo - facciamo fatica a comprendere pienamente cosa significano parole come “fede”, “perdono”, “umiltà”. Ma, più in generale, quanto ci sarebbe utile avere chiaro chi siamo come cattolici per poterci aprire serenamente al dialogo con “gli altri”.
Insomma, non possiamo esimerci dalla cura delle relazioni, giusto?
In fondo, il “germe” delle relazioni vere, fraterne, con ciascuno e con tutti resta una grande sfida e una grande opportunità di vita. Relazioni dove viene diffusa la bontà, come dono di sé, coltivate nel rapporto personale, oltre facebook e whatsapp, relazioni sobrie, fraterne, quotidiane, a partire dai poveri e dai piccoli, ma in una logica di fraternità universale. L’esperienza di Charles de Foucauld ci fa capire che è possibile vivere bene nella condizione in cui siamo, in famiglia, in parrocchia, nei nostri gruppi, come sacerdoti, laici, religiosi, se tra di noi circola questo bene. La spiritualità di Charles dunque interessa tanti, forse perché non ha nulla di più se non il vangelo, “Buona notizia”, come principio e fine e come riferimento continuo, quotidiano, come stile di vita.
Infine, un accenno alla questione della presenza pastorale femminile, che nel Beato già è presente…
Charles matura il desiderio di avviare una fraternità femminile religiosa nel 1902. Questo dice l’importanza della cura femminile, che anche papa Francesco ha ripreso in quest’ultimo tempo. Mi pare un bel segno perché la Chiesa oggi ha bisogno che anche le donne facciano sempre più la loro parte, in collaborazione con i sacerdoti e i laici tutti.

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