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Charles de Foucauld santo, per la chiesa e per il mondo

Domenica 15 maggio ila proclamazione di papa Francesco. La sua vita, raggiunta dall’amore di Dio, è stata un dono per tutti, vissuto nella fraternità, sullo stile della vita di Nazaret

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Charles de Foucauld santo, per la chiesa e per il mondo

“Voglio concludere ricordando un’altra persona di profonda fede, la quale, a partire dalla sua intensa esperienza di Dio, ha compiuto un cammino di trasformazione fino a sentirsi fratello di tutti. Mi riferisco al Beato Charles de Foucauld” (FT 286). È così che si chiude l’ultima enciclica di papa Francesco, Fratelli tutti, riportando l’esperienza di Charles de Foucauld che il Papa stesso proclamerà santo, insieme ad altri beati, il prossimo 15 maggio.
È un vero e proprio “cammino di trasformazione»” quello che porta il visconte de Foucauld, nato a Strasburgo nel 1858, a farsi “fratello universale” nel deserto del Sahara, dove muore nel 1916.

La conversione
Una trasformazione iniziata molti anni prima, quando, militare dalla vita disordinata e ormai lontana dalla fede trasmessagli dalla famiglia, parte per l’esplorazione del Marocco. Questo luogo gli “prende il cuore”: lo colpisce l’ospitalità della gente e l’immensità del deserto, ma soprattutto prova stupore per la fede nel Dio Grande e Unico dell’Islam. Tornato a Parigi nel 1886, si pone sempre più domande su Dio.
Don Henri Huvelin, al quale si rivolge per avere “lezioni” di religione, gli fa sperimentare la bontà di Dio: lo confessa e lo manda a ricevere l’Eucaristia. E’ l’inizio della conversione di Charles.

A imitazione di Gesù
Conoscendo sempre più Gesù e la sua vita, Charles ne rimane affascinato e desidera imitarlo, in particolare nell’esistenza “umile e oscura di operaio” che Gesù ha vissuto per trent’anni a Nazareth. Così, nel gennaio 1890 sceglie di diventare monaco trappista, ma avverte il richiamo di una vita più radicale. Nel 1897, uscito dalla Trappa, si trasferisce proprio a Nazareth. Alloggia in una capanna, in povertà assoluta, passa ore in adorazione silenziosa dell’Eucaristia e medita la Bibbia. A poco a poco sente che amare Gesù significa diventare fratello di tutti, soprattutto di coloro che ancora non lo conoscono. Per questo, diventa sacerdote: è ordinato a Viviers, in Francia, il 9 giugno 1901. Così fa ritorno nel deserto, esplorato da giovane, e si installa a Beni-Abbès, in Algeria. Nel corso degli anni, si sposta sempre più a sud, in mezzo alla popolazione nomade dei Tuareg.
Come Charles è stato raggiunto dall’amore di Dio e ha sperimentato la “fraternità” che Gesù ha voluto costruire con lui, così, ora, inventa modi per portare la bontà di Dio a tutti: dalla raccolta della lingua e cultura tuareg, al coinvolgimento di laici nei suoi progetti missionari; dalla cura della vita dei militari nel Sahara, alle tante lettere con cui tiene vivi legami e condivide la sua esperienza; dal tempo dedicato all’adorazione e alla meditazione della Parola di Dio, al tempo “perso” per accogliere e farsi accogliere da quanti vivono attorno a lui, soprattutto i più poveri… è così che diventa il fratello universale!
Charles muore il 1° dicembre 1916, ucciso davanti al fortino di Tamanrasset, da lui costruito come luogo di protezione per la popolazione nel caso di incursioni.
Muore da solo, ma il suo sogno è sempre stato quello di condividere la sua vocazione con altri: per questo scrive diverse regole di vita religiosa e pensa che la “vita di Nazareth” possa essere vissuta da tutti e ovunque.

Una grande famiglia spirituale
Oggi diverse associazioni di fedeli, comunità religiose e istituti secolari di laici o sacerdoti, riuniti nella “famiglia spirituale di Charles de Foucauld”, portano avanti, in tutto il mondo, le intuizioni di Charles, il suo desiderio di imitazione di Gesù e di fraternità con tutti.
Anche noi Discepole del Vangelo, appartenenti a questa “famiglia”, cerchiamo di percorrere diverse vie da lui tracciate. Una è la via che ci fa incontrare sempre più con Gesù e con il suo Vangelo: cercare e trovare in Dio il senso di ciò che viviamo e a condividerlo con altri. C’è poi la via che dà valore alla quotidianità, nella scelta di rimanere immerse nella vita ordinaria fatta, per tutti, di gioie e di fatiche: è la vita che Gesù stesso ha vissuto per trent’anni! Vi è, infine, la via che genera l’incontro, la via dell’accoglienza e della fraternità con tutti.

Abitare, adorare, fraternizzare
In questo tempo di pandemia, di crisi economica e sociale, di guerra, la figura di Charles ci può accompagnare e sostenere con tre dimensioni da lui vissute e sottolineate dal teologo Pierangelo Sequeri in un suo articolo nella Rivista del clero italiano: “abitare”, cioè avere il coraggio di stare nelle situazioni che la vita ci offre, condividendole con chi ci è accanto; “adorare”, cioè riscoprire la centralità della relazione con Gesù e con il suo Vangelo e attingere da lì la forza per andare avanti; “fraternizzare”, cioè andare incontro agli altri, in particolare i più piccoli e poveri, riconoscendoli come figli dello stesso Padre e volere per loro ciò che desideriamo anche per noi, a imitazione di Gesù che si fa nostro fratello.
Ecco ciò che rende Charles un santo per tutta la Chiesa!

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