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Che cosa abita il nostro cuore? - XXII domenica del Tempo ordinario

Nel “cuore” si accolgono gli insegnamenti del Signore, affinché le scelte esistenziali possano essere in profonda sintonia con la volontà di Dio e non solo “formalmente” corrispondenti ai suoi “precetti”

Che cosa abita il nostro cuore? - XXII domenica del Tempo ordinario

Dopo la pausa di cinque domeniche, nelle quali la liturgia ha proposto stralci del capitolo sesto di Giovanni con il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci e il seguente lungo dialogo/discorso nella sinagoga di Cafarnao, riprende la lettura semi continua del Vangelo di Marco. Il brano odierno (Mc 7,1-8. 14-15. 21-23) si colloca dopo il racconto della “prima” moltiplicazione dei pani, nella quale avanzano dodici ceste piene (Mc 6,34-44), dell’episodio di Gesù che cammina sulle acque (Mc 6,45-52) e di un breve resoconto di guarigioni (Mc 6,53-56). La controversia descritta dal testo evangelico, che richiama quelle presentate nei primi capitoli (Mc 2,1–3,6), precede una sezione nella quale Gesù sposta il suo raggio d’azione al di fuori della Galilea, in zone abitate da pagani (Mc 7,24–8,26), a favore dei quali offrirà la “seconda” moltiplicazione dei pani, nella quale avanzano sette sporte piene (Mc 8,1-10). L’evangelista Marco, che scrive poco prima del 70 d.C. a cristiani di origine pagana della zona di Roma, ci tiene a sottolineare che Gesù ha offerto la sua salvezza sia al popolo di Israele (dodici ceste avanzate, come le dodici tribù di Israele) sia ai pagani (sette sporte avanzate, come le sette nazioni pagane).

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini

Il testo della liturgia inizia con una discussione tra Gesù e alcuni scribi e farisei venuti da Gerusalemme, i quali contestavano i discepoli perché “prendevano cibo (letteralmente “i pani”) con mani impure, cioè non lavate”. Gesù risponde, citando il profeta Isaia, che l’osservanza stretta di alcune interpretazioni tradizionali della Scrittura può portare addirittura a trascurare “il comandamento di Dio” (Mc 7,8). Gli esempi successivi offerti da Gesù – e purtroppo non riportati nel testo liturgico – fanno ben comprendere il senso di tale affermazione, mostrando come spesso accada che una norma “cultuale” venga utilizzata addirittura per andare contro a uno dei dieci comandamenti. Nella fattispecie, quello relativo all’onore dovuto al padre e alla madre (Mc 7,9-13). Offre luce a questa parte iniziale del Vangelo anche la prima lettura (Dt 4,1-2.6-8), nella quale Mosè raccomanda al popolo di custodire la Legge del Signore senza perderne il senso originario: “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla”. Solo se comprese nel loro valore autentico – quello che Gesù metterà in evidenza ripetutamente – le Leggi date sul Sinai potranno risultare “sagge” anche agli occhi degli altri popoli, suscitando ammirazione, sia per la vicinanza e familiarità che Dio manifesta al suo popolo, sia perché non ci saranno altre nazioni che abbiano “leggi e norme giuste” come quelle offerte da Dio.

Sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro

Nella seconda parte del brano evangelico Gesù, rivolgendosi dapprima alle folle (Mc 7,14-16) e poi riprendendo la spiegazione “in casa” per i suoi discepoli (Mc 7,17-23; nel testo liturgico vengono omessi i vv. 16-21), evidenzia come le norme “rituali” sulla purezza, così come le norme “alimentari”, non possano avere grande influenza sulla purezza del “cuore”. Con questo termine, in sintonia con tutto l’AT, si indica il nucleo centrale di ogni uomo, dove nascono le decisioni fondamentali (in termini moderni si direbbe “coscienza”): da lì nascono tutte le possibili azioni cattive, esemplificate con un ampio elenco di vizi (vv. 21-22). Su ciò che abita il proprio “cuore”, dunque, occorre vigilare; nel “cuore” si accolgono gli insegnamenti del Signore, affinché le scelte esistenziali possano essere in profonda sintonia con la volontà di Dio e non solo “formalmente” corrispondenti ai suoi “precetti” o, peggio ancora, vincolate da certi “arrangiamenti umani” dei suoi insegnamenti.

Accogliete con docilità la Parola

Sotto questa luce si può recuperare quanto affermato nella seconda lettura (Gc 1,17-18.21b.22.27), che inizia la proclamazione di alcune parti della Lettera di Giacomo. L’apostolo raccomanda di lasciare che la Parola “piantata in voi” si radichi “in profondità”. Non basta “ascoltare” la Parola di Dio, ma occorre “viverla” concretamente (metterla in pratica), non tanto in un’osservanza puntigliosa e formale, quando nel riconoscimento delle due dimensioni essenziali che costituiscono la “verifica” più evidente e attendibile del fatto che si sia realmente in comunione con Dio: “visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo”.

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