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Chi ha il compito di “preparare” la via del Signore? - II DOMENICA DI AVVENTO

La liturgia di questa seconda domenica di Avvento sottolinea l’annuncio di un nuovo intervento di Dio nella storia a favore di ogni uomo: è il Signore che, per primo, sta preparando una strada per il suo popolo

Chi ha il compito di “preparare” la via del Signore? - II DOMENICA DI AVVENTO

Il Vangelo di Luca, dopo aver dedicato due capitoli ai racconti degli annunci e delle nascite di Giovanni il Battista e di Gesù, introduce ora gli anni del ministero pubblico dedicando la prima parte del terzo capitolo alla figura del Battista.
Primo protagonista, però, è la “parola di Dio” che “venne” su Giovanni in un contesto storico e religioso ben definito: sono nominati vari personaggi noti alla storia, tra cui Ponzio Pilato, del quale qualche settimana fa – a conferma della sua storicità – è stato identificato un anello con sigillo presso l’Heròdion, nei dintorni di Betlemme. L’evangelista ci tiene a collocare gli eventi in un preciso contesto storico, come per l’evento della nascita a Betlemme (cf. Lc 2,1-4). In un solo versetto sintetizza quindi l’opera e la predicazione del Battista (v.3), il quale incoraggiava a ricercare il perdono dei peccati mediante un rito di purificazione nell’acqua con il quale si esprimeva la volontà di una profonda conversione (letteralmente “cambiamento di mentalità”, nel testo greco).
Un brano tratto dal profeta Isaia mostra come l’opera e l’annuncio di Giovanni siano l’attuazione delle promesse fatte da Dio al suo popolo: Egli sta per intervenire in maniera nuova nella storia e perciò occorre predisporre il terreno al suo passaggio (Is 40,1-5). Luca modifica il testo citato in almeno due punti. Il profeta Isaia parlava di “una voce” che gridava: “Nel deserto preparate la via del Signore” (Is 40,3), lasciando così intendere che Dio avrebbe realizzato un nuovo “esodo”, riportando in patria il popolo dall’Esilio Babilonese, come aveva già fatto agli inizi, facendolo uscire dall’Egitto attraverso il deserto. Il Vangelo sottolinea, invece, che l’annuncio del Battista avviene “nel deserto”, ossia lontano dal tempio, il cuore pulsante della religiosità ebraica di allora. In secondo luogo, dove Isaia annunciava che tutti gli uomini avrebbero visto la “gloria” del Signore (Is 40,5), l’evangelista parla della “salvezza di Dio” (Lc 3,6), mettendo in luce maggiormente gli effetti che essa avrà per ogni uomo, mentre la prima espressione sottolinea la presenza forte e fedele di Dio in mezzo al suo popolo.

Ogni uomo vedrà la salvezza
La liturgia di questa seconda domenica di Avvento sottolinea l’annuncio di un nuovo intervento di Dio nella storia a favore di ogni uomo: è il Signore che, per primo, sta preparando una strada per il suo popolo. La prima lettura, tratta dal Profeta Baruc, riprende infatti il testo del profeta Isaia, insistendo proprio sul fatto che “Dio ha stabilito di spianare ogni alta montagna […] perché Israele proceda sicuro” (Bar 5,7): il contesto è ancora quello del ritorno dall’Esilio; ma mentre si ribadisce che il popolo ha sofferto l’allontanamento dalla patria a causa delle proprie scelte sbagliate, si annuncia che sarà Dio stesso a ricondurlo “in trionfo”. Il salmo responsoriale, coerentemente, invita a ricordare e proclamare le grandi opere compiute da Dio (Sal 125). Sulla stessa lunghezza d’onda si trova anche san Paolo, il quale si dice pieno di gioia e fiducioso che “colui che ha iniziato in voi quest’opera buona la porterà a compimento” (Fil 1,6).
Se dunque è evidente che il Vangelo riporta per noi  un forte invito a “preparare” le vie del Signore con il nostro impegno, nel suo insieme la liturgia ribadisce che ciò sarà possibile perché il Signore stesso ha deciso di compiere qualche cosa di nuovo. Si tratta di riconoscere dove e come lui stia già agendo nella nostra vita.

Crescere nella carità per distinguere sempre ciò che conta
Scrivendo ai Filippesi, l’Apostolo Paolo offre anche a noi una prospettiva di attualizzazione. Egli prega affinché “la carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento” (Fil 1,9-10): non si accontenta di invitare a vivere la carità in maniera generica, ma chiede al Signore – poiché si tratta di qualche cosa che l’uomo da solo non può realizzare – che i cristiani vivano una carità capace di discernimento. Auspica che i cristiani sappiano “distinguere sempre il meglio”, ossia ciò che conta veramente.
La prima conversione richiesta, dunque, è un cambiamento del modo di pensare e considerare le cose, come indica la parola greca metánoia usata nel vangelo: in primo luogo siamo invitati a riconoscere con gratitudine i segni dell’agire di Dio nella nostra storia; alla luce di questo, sarà possibile anche distinguere ciò che conta veramente da ciò che invece non ha valore, o addirittura crea ostacoli all’azione del Signore nella nostra vita; infine, la carità è presentata come il criterio di riferimento e insieme il punto di arrivo del cammino. Se la nostra conversione e il nostro discernimento non fanno crescere il nostro amore concreto verso gli altri, significa che la “salvezza” del Signore non si è ancora pienamente manifestata in noi.

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