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"Chi non è contro di noi è per noi" - XXVI domenica del Tempo ordinario

Si può essere docili all’azione del Signore e al suo Spirito anche se non si sta “dentro” i confini che i suoi discepoli tendono da sempre a porre. Sono discepoli tutti quelli che seguono Gesù, vivono con il suo stile - come offrire un bicchiere d’acqua nel suo nome - e non danno scandalo ai “più piccoli”

"Chi non è contro di noi è per noi" - XXVI domenica del Tempo ordinario

Il brano evangelico di domenica scorsa aveva presentato i discepoli tutti preoccupati di valutare chi di loro fosse il più grande. In reazione a questo atteggiamento, Gesù, abbracciando un bambino, lo aveva posto al centro, invitando chiunque voglia primeggiare a farsi “ultimo di tutti e servitore di tutti” (Mc 9,30-37). Le sue parole erano ben chiare e quel gesto simbolico “potente”: eppure, l’intervento che apre il Vangelo odierno manifesta quanto i discepoli siano ancora lontani dall’aver accolto gli insegnamenti e lo stile di Gesù (Mc 9,38-48). Si noti che l’intervento viene proprio da Giovanni, uno dei tre discepoli che erano stati testimoni privilegiati della trasfigurazione (Mc 9,2-8). Egli dice: “Abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”. Sì, la traduzione è corretta: “non seguiva noi”, dice Giovanni! Gesù aveva chiesto a tutti di seguire “lui”, mentre i discepoli sono ancora preoccupati di precisare chi faccia parte o meno del “loro gruppo”. La dinamica non è nuova, poiché è la medesima presentata nella prima lettura (Nm 11,25-29). Anche in questo caso, due uomini, che non erano nel gruppo di quelli convocati per ricevere una parte dello “spirito di Mosè”, avevano iniziato a “profetizzare”, in quanto “lo spirito si era posato su di loro”. Nel vedere questo il giovane Giosuè, che fin da giovanissimo serviva Mosè da vicino, aveva suggerito di fermarli. Ma già Mosè, come poi Gesù, aveva reagito con una libertà e un’apertura straordinarie. Mosè risponde: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore”. Così Gesù conferma: “Non glielo impedite, perché […] chi non è contro di noi è per noi”.

Basta un bicchiere d’acqua?

Si può essere docili all’azione del Signore e al suo Spirito anche se non si sta “dentro” i confini che i suoi discepoli tendono da sempre a porre. Non sono discepoli solo quelli che altri discepoli ritengono tali, in base a dei criteri parziali stabiliti da loro stessi, ma lo sono tutti quelli che seguono Gesù. Come sottolineato da Mosè, Dio può porre il suo Spirito su chi vuole. Similmente, Gesù sottolinea che anche il gesto più semplice, come offrire un bicchiere d’acqua a un discepolo, deve essere apprezzato. Certo, è un gesto semplice e probabilmente non esprime ancora una fede piena, né ancora una disponibilità alla sequela: ma è un gesto che si avvicina allo “stile” di Gesù – che ha dato tutta la sua vita per gli uomini – e pertanto va accolto e valorizzato e mai disprezzato.

In questo senso, si capiscono meglio anche le indicazioni seguenti riguardanti lo “scandalo”, ossia il rischio di porre degli ostacoli nel cammino dei “più piccoli”: appunto, quelli che hanno iniziato a fare un “piccolo passo” verso l’assunzione dello stile di Gesù. Si inizia sempre con passi piccoli. La pretesa di vedere subito dei risultati, o che gli altri siano già al livello che noi riteniamo “minimale”, può provocare danni gravi nel cammino di chi sta muovendo i suoi primi passi. Le immagini utilizzate da Gesù sono infatti molto radicali e certamente paradossali: piuttosto che “ostacolare” un piccolo nel suo cammino, è meglio gettarsi nel mare con una macina da mulino attaccata al collo, in modo da essere sicuri di morire affogati; oppure, è preferibile mutilarsi una mano o un piede, o un occhio, se questi sono occasione di scandalo. È evidente che la “durezza” di Gesù verso chi, in maniera presuntuosa e superficiale, si permette di giudicare gli altri creando ostacolo nel loro cammino è proporzionale alla sua delicatezza nei confronti dei più “piccoli”.

Vi siete ingrassati nel giorno della strage

La lettera di Giacomo, come in altri passaggi, si preoccupa oggi di mettere in guardia contro una forma di scandalo particolare: la ricchezza (Gc 5,1-6). Non si può dire che la ricchezza sia in se stessa un male, ma certamente l’attaccamento ai beni materiali costituisce un grosso problema per il cammino di fede, per la vita comunitaria e per la stessa accoglienza di Gesù. Egli che “si è fatto povero per arricchirci” diviene un “ostacolo” per chi confida solo nella propria ricchezza, dimenticandosi degli altri. Per questo l’apostolo attribuisce alla ricchezza anche la causa dell’uccisione di Gesù, come di tutti i giusti della storia: “Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza”.

 

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