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Chiamati a camminare con Gesù - III domenica del tempo ordinario

E’ il maestro a scegliere i suoi discepoli, cominciando dai pescatori di Galilea. Egli chiama persone concrete, ma non da sole: Gesù sente il bisogno
di generare una comunità di chiamati (ecclesia), che viva in maniera nuova ed autentica questo mutamento esistenziale e se ne faccia testimone

Chiamati a camminare con Gesù - III domenica del tempo ordinario

Con una fine inizia l’annuncio del Regno di Dio: un profeta è scomodo al re di turno, e finisce in prigione. Ma un suo discepolo riprende il suo annuncio su Dio che si sta avvicinando per regnare sul suo popolo: potrebbe essere l’avvio di una ribellione a quel re.
Una nuova “via”
Invece, il regno che viene annunciato non solo sarà diverso dal modo di regnare dei re di questa terra, ma anche da quanto si immaginava Giovanni. Perché chi lo annuncia ha fatto e continuerà a fare un’esperienza di Dio il cui cuore è misericordia, e non dominio. Quell’arresto segnerà quindi un nuovo inizio: l’aprirsi di una via (Atti 24,4.14) che parte dai territori più marginali, più plurali e meno ortodossi della terra di Israele. Una via che prima di tutto mette in movimento lo stesso Gesù: se ne va da Nazareth ad abitare a Cafarnao, centro ben più vivace e “meticcio” del villaggio isolato in piena campagna. Se ne va dal suo nucleo familiare, che tempo dopo lo andrà a cercare per tentare di “ricondurlo all’ovile” (Mc 3,30-32). Inizia a predicare, si crea un seguito. Ma anche il modo in cui questo accade è nuovo: a quei tempi un maestro, un rabbi, proponeva un insegnamento e attendeva chi scegliesse di mettersi a scuola da lui, magari dopo averlo ascoltato in sinagoga. Gesù invece non attende discepoli, li chiama… Lui stesso è in cammino e chiama altri a seguirlo, a camminare con lui.
Per una nuova esperienza di Dio
E non tanto per imparare una nuova interpretazione delle Scritture, quanto per “pescare uomini”, per diventare a propria volta capaci di coinvolgere altri in una vita nuova, come sta facendo lui. E’ il “cambiare via/cambiare orientamento di vita” (=convertitevi!) che quel maestro già così diverso nel modo di fare e di presentarsi rende possibile a chi lo ascolta. Non è un rabbi che desidera seguaci per poter contare, ma uno che chiama a sperimentare ciò che lui stesso sta vivendo: Dio si fa vicino al suo popolo, nella misericordia di un Padre che desidera vita piena per i suoi figli e figlie. E questa sua esperienza profonda e vitale si fa parola efficace che accompagna gesti efficaci, capaci di guarire: è evangelo, “notizia buona” che genera gioia, benedizione, fino a farsi, appunto, chiamata efficace, e parola e gesto che risana.
Un’esperienza “ecclesiale”
La scelta è chiamare persone concrete, ma non da sole: Gesù sente il bisogno di generare una comunità di chiamati (=ecclesìa), che viva in maniera nuova ed autentica questo mutamento esistenziale e se ne faccia testimone, annunciatrice a sua volta efficace. Certo, fin dall’inizio la scelta del luogo (la Galilea) e delle persone non sembra la migliore: una terra marginale e semipagana, incrocio di culture e correnti religiose diverse, gente di scarsa conoscenza della Legge di Mosè e che non contava nulla… E il seguito non smentirà gli inizi: le folle che si raduneranno ben presto lo abbandonano, l’attenzione dei potenti, l’Erode di turno e i capi di Gerusalemme: tutto questo causerà una prima scelta d’esilio a nord, fuori dai confini di Israele, e, alla fine, giungerà alla condanna alla crocifissione.

Nella quotidianità dei nostri giorni
E tuttavia, dalla quotidianità di alcuni incontri inizia a germogliare un’esperienza di Dio che continua a convincere uomini e donne a seguire Gesù, di generazione in generazione, fino a chiamare anche noi: a diventare non gli esperti di una dottrina, ma i testimoni di un’esperienza, i discepoli di una persona che continua a generare gioia e meraviglia.
Come viverla oggi, questa esperienza? Senz’altro a partire dai nostri giorni quotidiani e dall’incontro, in essi, di colui che ci chiama. Così come siamo, dall’interno di una storia segnata da tante vie, culturali e religiose, da una normalità di vita che rischia spesso la mediocrità, lui ci chiama a seguirlo, chiama ciascuno e ciascuna di noi a mettere ciò che abbiamo imparato vivendo, ciò che avremo sperimentato, a servizio di quel Regno di Dio di cui lui si fa testimone e realizzazione. E a seguirlo non da soli, ma nel reciproco sostegno di una comunità.
Nel percorso dell’anno liturgico che abbiamo davanti, se saremo fedeli all’ascolto e alla celebrazione della sua Parola e dei suoi gesti di salvezza, torneremo man mano ad imparare come fare esperienza vitale di lui e di quella “buona notizia” che può continuamente rigenerare la nostra vita e quella degli altri accanto a noi.

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