Chiesa
stampa

Chiamati a credere nel Risorto - DOMENICA DI PASQUA

La gioia ha bisogno di tempi adeguati perché la si possa sperimentare in pienezza

Chiamati a credere nel Risorto - DOMENICA DI PASQUA

La Liturgia della Parola, dalla Veglia Pasquale fino alla Messa vespertina, è ricca di stimoli e provocazioni, tanto che si rischia di sperimentare un senso di “dispersione”. Seguendo i diversi brani evangelici proposti, si può evidenziare un filo conduttore unificante: la gioia della Pasqua ha bisogno di tempi adeguati perché la si possa sperimentare in pienezza.

      

È risorto, non è qui

La solenne Veglia, che offre una carrellata di testi biblici su tutta la storia della salvezza, dalla creazione del mondo alla risurrezione di Cristo, trova il suo vertice nel racconto di ciò che accade presso il sepolcro “di buon mattino, il primo giorno della settimana” (Mc 16,1-7). Secondo Standaert, il Vangelo di Marco, proposto per la liturgia di quest’anno, veniva proclamato per intero durante questa notte santa, essendo stato pensato per accompagnare il cammino dei catecumeni in vista del battesimo: anche se tale ipotesi non è pienamente dimostrabile, il racconto marciano si dimostra molto adatto per chi sta iniziando il suo cammino di fede, come anche per chi lo sta ricominciando in maniera nuova. Le tre scene riportate nella liturgia potrebbero essere utilmente completate dal versetto conclusivo di tutta la narrazione.

La scena di apertura presenta tre donne che, all’inizio di una nuova settimana, vanno al sepolcro per preparare il corpo del maestro, dal momento che era stato sepolto in fretta, affinché non rimanesse sulla croce in giorno di sabato (vv. 1-2).

Il sole che sorge sembra un segno di incoraggiamento, ma la seconda scena presenta le donne preoccupate di come potranno spostare la pesante pietra che era stata posta a chiusura della tomba; in ogni caso, ormai non speravano altro che di dare un’adeguata sepoltura a colui che avevano tanto amato. Con sorpresa, però, constatano che la pietra è già stata fatta rotolare (vv. 3-4).

Entrando, non hanno nemmeno il tempo di vedere il sepolcro vuoto: si trovano di fronte, infatti, un giovane “vestito di una veste bianca” che le invita a non lasciarsi sopraffare dalla paura, ma ad andare dai discepoli e da Pietro per annunciare che Gesù non è più nel sepolcro, ma è risorto e li precede in Galilea: nel luogo dov’è iniziata la loro sequela, nel luogo della loro vita ordinaria, lo potranno vedere (vv. 5-7).

 

Non avevano ancora compreso

La liturgia, purtroppo, non riporta il versetto finale che costituisce il punto di arrivo del racconto Marciano: invece di andare a portare l’annuncio, secondo quanto era stato loro raccomandato, le donne “uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite” (v. 8).

Eppure, anche il Vangelo del giorno testimonia che neppure i primi discepoli comprendono fin da subito quanto successo, sebbene il racconto di Giovanni (Gv 20,1-9) presenti il “discepolo che Gesù amava” come colui che per primo “vide e credette”. Certamente Simon Pietro e il discepolo amato, dopo Maria di Magdala, corrono al sepolcro e constatano che il corpo di Gesù non c’è più, riconoscendo anche che i segni rimasti non fanno pensare al trafugamento di un cadavere: nessuno che voglia portare via di nascosto un corpo si preoccuperebbe di lasciare “i teli di lino stesi” e il “sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli”, ma “ripiegato in un altro posto”. Il più giovane sembra il primo a rendersi conto di questo fatto. Ma la conclusione del racconto ci fa capire che nemmeno per loro è stato facile riconoscere che quanto accaduto era il compimento di ciò che le Scritture avevano annunciato: “Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura” (v. 9).

 

Stolti e lenti di cuore a credere

In questo senso, anche il Vangelo proposto per la Messa vespertina offre consolazione a tutti coloro che fanno fatica a credere pienamente nell’annuncio della risurrezione, specialmente di fronte a segni apparentemente contraddittori, non chiari, o a una presenza del risorto che rimanere “nascosta”, seppur reale (Lc 24,13-35). Clèopa e l’altro discepolo che sono stati incontrati dal Risorto sulla via di Emmaus diventano per noi una fonte continua di incoraggiamento. Dopo essere stati rimproverati, infatti, piuttosto che lasciarsi vincere dalla tristezza, si lasciano infiammare il cuore nell’ascolto delle sue parole, fino a riconoscere Gesù nel gesto più semplice e più importante, quello nel quale egli si offrire anche oggi a ciascuno di noi: “prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (v. 30).

Tutti i diritti riservati
Chiamati a credere nel Risorto - DOMENICA DI PASQUA
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento