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Chiamato al presbiterato, strutturato da voi: il settantesimo di sacerdozio di mons. Magnani

“Tutti insieme celebriamo proprio una bella «festa di famiglia». Ci presentiamo al Signore nel vincolo di amore che ci lega e che, nella differenza delle storie e delle vicende, ha accomunato gli apostoli Pietro e Paolo”. Ha presentato così, il vescovo Michele, la celebrazione di martedì scorso, 29 giugno, in Cattedrale, nella solennità dei santi Pietro e Paolo. Una grande festa della Chiesa intera, arricchita, per la Chiesa di Treviso, da un ulteriore motivo di celebrazione e di gratitudine.

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Chiamato al presbiterato, strutturato da voi: il settantesimo di sacerdozio di mons. Magnani

“Tutti insieme celebriamo proprio una bella «festa di famiglia». Ci presentiamo al Signore nel vincolo di amore che ci lega e che, nella differenza delle storie e delle vicende, ha accomunato gli apostoli Pietro e Paolo”. Ha presentato così, il vescovo Michele, la celebrazione di martedì scorso, 29 giugno, in Cattedrale, nella solennità dei santi Pietro e Paolo. Una grande festa della Chiesa intera, arricchita, per la Chiesa di Treviso, da un ulteriore motivo di celebrazione e di gratitudine, per la ricorrenza del settantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di mons. Paolo Magnani, vescovo emerito di Treviso, “che saluto con particolare affetto”. A concelebrare con mons. Tomasi e mons. Magnani, altri nove vescovi: mons. Gianfranco Agostino Gardin, emerito di Treviso; mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine; mons. Alberto Bottari De Castello, nunzio emerito; mons. Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto; mons. Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza - Bobbio; mons. Egidio Miragoli, vescovo di Mondovì; mons. Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi; mons. Cesare Bonivento (Pime), vescovo emerito di Vanimo - Papua Nuova Guinea; mons. Andrea Migliavacca, vescovo di San Miniato. Alcuni sacerdoti della diocesi di Pavia, Chiesa d’origine di mons. Magnani, sono venuti a Treviso in rappresentanza del vescovo Corrado Sanguineti.
Insieme al 70°di mons. Magnani, sono stati ricordati i giubilei dei sacerdoti diocesani (dai 25 ai 75 anni) che non era stato possibile festeggiare durante la messa del Crisma del 2020 e di quest’anno, a causa delle restrizioni anti Covid. “Non abbiamo potuto incontrarci in altre occasioni, lo facciamo ora con particolare riconoscenza al Signore. Grazie per il vostro fedele e perseverante servizio al Signore Gesù Cristo e alla Chiesa, testimoni di autentica carità pastorale, amore a Dio e ai fedeli a voi affidati, a tutto il popolo di Dio”, ha aggiunto mons. Tomasi.
Mons. Magnani, nella sua omelia, ha messo in luce la differenza nel tempo, tra sacerdote e presbitero, sottolineandone però la continuità nell’unico sacerdozio e servizio pastorale. Ringraziando le diocesi di Pavia, di Lodi, e in particolare di Treviso, mons. Magnani ha detto: “Sono qui, come sono, per grazia di Dio. E sono quello che anche voi avete fatto di me in questi anni vissuti in mezzo a voi. Siete voi che mi avete strutturato” e si è definito “vescovo di famiglia, di parrocchia, di paese, di diocesi, di Chiesa”. E rivolgendo lo sguardo a tutto ciò che ha reso possibile la sua ordinazione, mons. Magnani si è detto convinto che “per fare un presbitero si muove e agisce tutta la Chiesa. Perché sono presbitero di papi, di vescovi, di un vescovo diocesano, di una diocesi e di una parrocchia. Se non fossi stato un cristiano parrocchiale, oggi non sarei vescovo, ed emerito di Treviso. La mia è una piccola storia, nella più grande Chiesa, e storia, che mi ha coinvolto nella vocazione al presbiterato”.
Come accennato, il Vescovo emerito ha poi proposto un’interessante e originale lettura dei due termini con cui il prete viene solitamente definito: “sacerdote” e “presbitero”. Una distinzione cui fa da sfondo un cammino di Chiesa, nella riscoperta dell’autentica tradizione e nella fedeltà al Concilio Vaticano II. “Se in quel lontano 29 giugno del 1951 io avessi detto di essere stato ordinato presbitero, la gente non avrebbe capito. Dunque, da sacerdote a presbitero, in un cammino lento e sempre più chiarificatore. Riscoprire la parola presbitero non è stato facile e il Concilio Vaticano II vi è arrivato con fatica”, ha spiegato mons. Magnani, che ha proseguito: “Questo passaggio di nome io l’ho sperimentato con gradualità ma con evidenza. Dunque, da sacerdote a presbitero. Nella mia esperienza sacerdotale sotto il profilo spirituale e pastorale, sono stato formato come sacerdote e non come presbitero. L’Ordinazione allora fu tutta sacerdotale, che pure implicava una apertura”.
Dunque, il termine “sacerdote” ci dice “potere di celebrare l’Eucaristia, potere sul Corpo e sul Sangue di Cristo, ci dice servizio all’altare dove il mistero pasquale è celebrato cultualmente «pro mundi vita», ed è l’espressione del progetto pastorale della Chiesa”.
“Presbitero” nel triplice significato cultuale, profetico e missionario, “è il punto centrale della teologia del sacramento del Presbiterato. A partire da qui, occorrerebbe riscrivere un altro Presbyterorum Ordinis. La scelta non è tra altare e parrocchia ma, altare nella parrocchia, e quindi verso il mondo”.

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