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Chiesa italiana: dieci anni di sinodalità

Il Consiglio permanente della Cei invia un Messaggio e una Lettera per il Cammino sinodale della Chiesa in Italia, che come in tutte le altre diocesi del mondo, comincia il 17 ottobre.

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Chiesa italiana: dieci anni di sinodalità

“Nell’intraprendere questo cammino, la Chiesa di Dio che è in Italia non parte da zero, ma raccoglie e rilancia la ricchezza degli orientamenti pastorali decennali della Cei, elaborati fin dagli anni ’70 del secolo scorso, i quali, in un fecondo intreccio con il magistero dei Pontefici, da Paolo VI a Francesco, costituiscono una mappa articolata e sempre valida per la vita delle nostre comunità”. È quanto si legge nel Messaggio del Consiglio permanente della Cei “ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e a tutti gli operatori pastorali” sul Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. “Nel suo documento programmatico Evangelii Gaudium - fanno notare i vescovi nel Messaggio -, papa Francesco ha rilanciato con parole nuove e vigorose la dimensione missionaria dell’esperienza cristiana, disegnando piste coraggiose per l’intera Chiesa, provocandola a mettersi più decisamente in cammino insieme alle donne e agli uomini del nostro tempo; quel documento, dispiegatosi poi sempre più chiaramente nei gesti, nelle scelte e negli insegnamenti del Papa, costituisce un’eccezionale spinta a dare carne e sangue all’ispirato inizio della Costituzione conciliare Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo”.
“Troppe volte - il “mea culpa” del messaggio - dimentichiamo nelle nostre comunità che il cuore del servizio è l’ascolto e ci sentiamo i protagonisti della pastorale, chiamando poi il Signore a collaborare con noi, quasi dovessimo semplicemente escogitare dei metodi e delle tecniche per evangelizzare gli altri e non, prima di tutto, lasciarci plasmare dal Vangelo e convertire noi stessi”.
“Ascolto della parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo”, si sottolinea nel testo: “Oggi appare particolarmente urgente, nel nostro contesto ecclesiale, ascoltare le donne, i giovani e i poveri, che non sempre nelle nostre comunità cristiane hanno la possibilità di offrire i loro pareri e le loro esperienze”. No, dunque, alle “tentazioni conservatrici e restauratrici”, sì invece a un “discernimento comunitario” di tutto l’assetto pastorale, nell’ottica della riforma, “cioè del recupero di una forma più evangelica; se la riforma è compito continuo della Chiesa, diventa compito strutturale, come insegna la storia, a ogni mutamento d’epoca”. La pastorale in chiave missionaria auspicata da Francesco esige, infatti, di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”: bisogna essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità”. Il biennio iniziale del Sinodo (2021-2023) - si ricorda nel testo - sarà completamente dedicato alla consultazione di tutti coloro che vorranno partecipare. “Sarà un evento - assicurano i vescovi - nel quale le nostre comunità cercheranno di porsi “in uscita”, favorendo la formazione di gruppi sinodali non solo nelle strutture ecclesiali e negli organismi di partecipazione (consigli presbiterali e pastorali), ma anche nelle case, negli ambienti di ritrovo, lavoro, formazione, cura, assistenza, cultura e comunicazione”. Gli operatori pastorali “sono invitati a porsi al servizio di questa grande opera di raccolta delle narrazioni delle persone”. “Nel primo anno (2021-22) vivremo un confronto a tutto campo sulla Chiesa, percorrendo le tracce proposte dal Sinodo dei Vescovi; nel secondo anno, come già chiese il Papa a Firenze, ci concentreremo sulle priorità pastorali che saranno emerse dalla consultazione generale”. La fase successiva sarà quella “sapienziale”, “per ritornare sulle narrazioni ed esperienze raccolte, riflettervi insieme anche con l’aiuto degli esperti, e giungere nel 2025 ad alcune decisioni finali” da consegnare al Santo Padre. Nella seconda metà del decennio, infine, è prevista “la restituzione degli orientamenti sinodali alle nostre Chiese, dalle quali provengono, per una approfondita recezione”. “Vivremo così un decennio che vorrebbe essere interamente sinodale”, la conclusione del Messaggio: “Per questo i vescovi italiani, su impulso di papa Francesco, hanno deciso, anziché di redigere gli orientamenti pastorali da studiare e tradurre in pratica nelle comunità cristiane, di affidarne la costruzione all’intero popolo di Dio, mantenendo al centro del decennio – in corrispondenza del probabile Giubileo del 2025 – la convocazione nazionale”.
“Desideriamo incontrarti!”, l’invito della Cei nella “Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà”. “Sogniamo una Chiesa aperta, in dialogo. Non più ‘di tutti’ ma sempre ‘per tutti”, rivelano i vescovi: “Questo è il senso del nostro Cammino sinodale: ascoltare e condividere per portare a tutti la gioia del Vangelo. Una nuova società e una Chiesa rinnovata. Una Chiesa rinnovata per una nuova società”.

Fonte: Sir
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