Chiesa
stampa

Collaborazioni pastorali segno di speranza

C’erano quasi tutti: laici (tanti), preti, diaconi e religiose martedì 11 febbraio a Paese al primo incontro dei Consigli delle 18 Collaborazioni pastorali già istituite.

Parole chiave: diocesi (323), gardin (191), collaborazioni pastorali (11), editoriale (37)
Collaborazioni pastorali segno di speranza

C’erano quasi tutti: laici (tanti), preti, diaconi e religiose martedì 11 febbraio a Paese al primo incontro dei Consigli delle 18 Collaborazioni pastorali già istituite. Un’assemblea calda e convincente che rappresentava le 87 parrocchie, quasi un terzo di tutte quelle che hanno accettato la sfida del nuovo progetto delle Collaborazioni. Tutti, seppur un po’ titubanti, facevano trasparire la fiducia nel futuro; la consapevolezza che ormai sono in mezzo al guado e non è più possibile tornare indietro. Una testimonianza convincente per tutte le altre parrocchie della diocesi che ancora faticano a mettersi in questa prospettiva che sicuramente porterà cambiamenti nel modo di vivere e intendere la parrocchia e la pastorale.

Il progetto delle Collaborazioni comporta l’assunzione di alcuni aspetti qualificanti, senza i quali tutto potrebbe ridursi ad una pura strategia per razionalizzare le forze, sempre sproporzionate rispetto le esigenze, o ad una operazione di maquillage pastorale per poter essere un po’ contemporanei, ma che in sostanza non modifica molto del tradizionale impianto pastorale né dell’immagine di chiesa aperta e accogliente che siamo chiamati a edificare e testimoniare.

 

Le Collaborazioni come elemento unificante

Il progetto delle Collaborazioni è l’elemento sintesi e unificante di ogni impegno e progetto della diocesi e, quindi, delle parrocchie. E’ ormai la nostra “priorità”. Ogni iniziativa, i piani pastorali e lo stesso spostamento dei preti dovranno avere come punto di riferimento la promozione e il consolidamento delle Collaborazioni. Sappiamo che la Visita pastorale del Vescovo ha due finalità specifiche: sollecitare e accompagnare le parrocchie sulla via delle Collaborazioni; la nuova evangelizzazione e la formazione di cristiani adulti per una chiesa adulta. Ormai siamo entrati nel guado e bisogna approdare solleciti all’altra sponda.

Un po’ come in certi documentari sulle migrazioni di zebre e gnu: tutti stanno lì sulla sponda del fiume incerti e timorosi di gettarsi in acqua per paura della corrente e dei predatori, scalpitano, si spingono, ma alla fine si buttano e in fretta passano all’altra riva perché sanno che quello è l’unico modo per poter incamminarsi verso nuovi pascoli.

E’ evidente che ogni passaggio comporta paure, insicurezze, investimento di nuove energie, ma questa è l’unica strada che dobbiamo percorrere per poter avviare una nuova evangelizzazione e rispondere agli appelli del nostro tempo.
Priorità alla evangelizzazione. La Collaborazione dovrà necessariamente sporgere sempre di più sul versante della evangelizzazione, un’urgenza che riguarda anche i paesi di antica tradizione cristiana. Già dieci anni orsono i Vescovi scrivevano che una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più e che le parrocchie dovevano disporsi all’evangelizzazione e non restare inerti nel guscio, ripiegate su se stesse e sulle loro tradizioni. Allo stesso modo papa Francesco, nell’esortazione Evangelii Gaudium, auspica che “le parrocchie facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una semplice amministrazione”. Per le nostre parrocchie si tratta di fare una scelta: o dedicare tempo ed energie solo a conservare l’esistente, oppure avviare percorsi e sperimentazioni per annunciare il Vangelo ai nuovi “lontani”, per riallacciare il dialogo con quei battezzati che per diversi motivi hanno abbandonato la fede o sono entrati nel vasto mondo dell’indifferenza. Bisogna però dire che, per quanto riguarda la fede, i battezzati delle nostre comunità non sono “tabula rasa”. Spesso, per la loro storia e grazie ai figli, hanno ancora un rapporto con la parrocchia e l’universo religioso cristiano. Con loro non si tratta di partire da zero, ma di pensare a un “secondo annuncio” finalizzato a riavviare un cammino di fede interrotto, sgombrando anzitutto il terreno da pregiudizi, esperienze negative e timori.
Nuova centralità della parrocchia. E’ stato più volte ribadito che le Collaborazioni pastorali non intendono mortificare le parrocchie, né tanto meno sopprimerle o fare delle “super parrocchie”. E’ però necessario che esse si ripensino alla luce del nuovo progetto perché bisogna sempre più coniugare le esigenze di identità della singola parrocchia con la nuova identità della Collaborazione. La parrocchia, dunque, deve, come scrive il Papa, affrontare le nuove situazioni, forte della sua sorprendente capacità di adattamento. Essa “non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie”. Tutti, per esperienza, sappiamo come la parrocchia goda di grande popolarità, soprattutto per la sua capacità di accogliere tutti, senza chiedere tessere o porre condizioni, un po’ come la fontana del villaggio ove chi ha sete può recarsi anche una sola volta, e senza pagare pedaggi, a dissetarsi con una parola buona, una celebrazione, un momento ricreativo. Essa per questo si configura come “chiesa di popolo” e non di élite; via ordinaria per la formazione cristiana, che offre a chiunque lo chieda l’essenziale per diventare cristiani e nutrire la fede. Dobbiamo prendere atto che ormai non ha più senso la parrocchia autoreferenziale, chiusa in se stessa nella spasmodica difesa di una non meglio definita identità, rassegnata al progressivo declino della fede.

Nuova responsabilità dei laici

Ogni epoca storica ha avuto particolari protagonisti nell’opera di evangelizzazione. Nei primi secoli ad evangelizzare il mondo greco - romano sono stati i vescovi e le prime comunità cristiane. Dal V secolo l’annuncio ai nuovi popoli dell’Europa, detti “barbari”, è stato portato dai monaci, mentre con la scoperta delle Americhe a diffondere il Vangelo furono i frati. Ora, nel mondo Occidentale secolarizzato e post cristiano i veri protagonisti dell’evangelizzazione dei “lontani” e di coloro che non credono più, dovrebbero essere i laici, soprattutto attraverso la testimonianza dentro gli ambienti di vita dove vivono gli uomini d’oggi e nei quali si plasmano mentalità e cultura. I nostri vescovi scrivono che c’è bisogno di laici che non solo attendano ai ministeri e servizi tradizionali, ma anche che sappiano assumerne di nuovi, dando vita a forme inedite di educazione alla fede e di pastorale, sempre nella logica della comunione ecclesiale. Quello dei laici è il nuovo cantiere che si è aperto davanti a noi, soprattutto a partire dalle Collaborazioni pastorali.

Vita e ministero dei preti

Il progetto delle Collaborazioni non può però prescindere da un ripensamento della figura e del ministero del prete. Nuova identità della parrocchia, Collaborazioni pastorali e nuovo volto di chiesa, urgenza della evangelizzazione, missione dei laici, necessità di individuare ciò che è essenziale per l’annuncio della fede e la vita delle comunità, contrazione numerica del clero, sono alcuni aspetti che dicono come sia necessario affrontare, anche da parte dei laici, tale problema. Per questi motivi il vescovo ad un Consiglio presbiterale dello scorso anno parlava della necessità di aprire anche un “cantiere presbiterale”.

Il coraggio di prendere il largo

Il Signore ci sta conducendo sulla strada delle Collaborazioni e siamo convinti che questo ci aiuterà a trovare e testimoniare un nuovo volto di chiesa e a modificare la nostra pastorale. Abbiamo più volte detto che è importante la gradualità, ma anche una certa determinazione. Anche molta responsabilità e libertà interiore, perché di assoluto c’è solo il Regno di Dio che viene, e tutto il resto, compresa la pastorale o una certa visione tradizionale di parrocchia, deve guardare avanti e commisurarsi con il tempo presente.

Nella Vita del popolo n° 7 di domenica 23 febbraio due pagine speciali con interviste, approfondimenti, testimonianze

Media

Cons-Coll-Diocesana-007
Collaborazioni pastorali segno di speranza
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento