Chiesa
stampa

Collaborazioni pastorali: uno sguardo al futuro

Martedì 11 febbraio, presso la parrocchia di Paese, il Vescovo incontrerà i membri dei Consigli delle 18 Collaborazioni pastorali già istituite, in tutto 263 persone.

Parole chiave: collaborazioni pastorali (11), diocesi (304), editoriale (33)
Collaborazioni pastorali: uno sguardo al futuro

Martedì 11 febbraio, presso la parrocchia di Paese, il Vescovo incontrerà i membri dei Consigli delle 18 Collaborazioni pastorali già istituite, in tutto 263 persone. Unitamente alla Visita pastorale e all’impegno di formare cristiani adulti per una chiesa adulta, le Collaborazioni costituiscono il progetto che sta orientando la nostra diocesi in questi anni. Possiamo anzi affermare che esse ne sono l’elemento unificante e più impegnativo perché ci costringono a ripensare in modo nuovo la pastorale, le parrocchie e, di conseguenza, il ministero del prete. Pensare però che il cammino delle Collaborazioni sia una pura strategia per ottimizzare le forze e le risorse o che si tratti di “fare di necessità virtù”, è fuorviante.

Una nuova comunione ecclesiale

Ancora una volta è solo “lo sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi” (Novo millennio ineunte, 43), che può gettare una luce anche su questa nuova realtà. Le nostre parrocchie sono chiamate a uscire da certe gelosie e autonomie per condividere i propri doni con altre comunità, in un servizio reciproco. Più in profondità a incamminarsi versouna comunione, certamente esigente, ma che può e deve diventare autentica testimonianza evangelica. Il prete stesso andrà compreso non più come una “proprietà” di questa o quella parrocchia, ma come colui che è chiamato a servire la comunione all'interno della Collaborazione.

Come scrivono i vescovi, si rende necessaria una revisione pastorale che riguardi non solo le piccole parrocchie ma anche quelle più grandi “tutt’altro che esenti dal rischio di ripiegamento su se stesse. Tutte devono acquisire la consapevolezza che è finito il tempo della parrocchia autosufficiente”. E’ necessario quindi, come dice il Papa, essere chiesa “in uscita” per non cadere in “una specie di introversione ecclesiale” (Evangelii gaudium 27) e “chiesa con le porte aperte” (n. 46).

Una risposta ai segni dei tempi

Quella delle Collaborazioni vuole essere una risposta ai nuovi segni dei tempi che lo Spirito ci ha aiutato a cogliere e interpretare alla luce della Parola. Abbiamo intravvisto un grande obiettivo, intrapreso un nuovo cammino e aperto un cantiere che di sicuro ci porterà ad un modo nuovo di essere chiesa e di fare pastorale. Non tutto ci è chiaro e per questo siamo a volte titubanti e anche perplessi, ma l’indicazione verso cui muoversi è inequivocabile: bisogna passare, come scrive Papa Francesco, “da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria”. Per poter essere comunità in tensione verso una nuova evangelizzazione è necessario però rinnovarci profondamente perché non è possibile mettere vino nuovo in otri vecchi. Il testo di “Orientamenti e norme” è molto chiaro in proposito: “Le Collaborazioni Pastorali vengono promosse in Diocesi per dare concretezza ed efficacia all’opera missionaria e pastorale della Chiesa. Si avverte, infatti, la necessità di un profondo rinnovamento delle comunità cristiane”.

Il motivo, dunque, che sta alla base della scelta del progetto delle Collaborazioni è principalmente ecclesiale e pastorale. Ma questo cambiamento è possibile solo grazie ad un profondamento rinnovamento delle comunità cristiane, che non potrà mai avvenire senza un cambio di mentalità riguardo l’immagine di chiesa e di parrocchia che fin qui abbiamo avuto.

Il calo numerico dei preti

Non dobbiamo tuttavia nasconderci che tra le cause che hanno stimolato la ricerca che ha portato alla scelta delle Collaborazioni pastorali, ci sia anche la progressiva diminuzione del clero. Questa anzi, per molti aspetti, ha funzionato un po’ da detonatore. Prova ne sia che 40-45 anni fa, in pieno rinnovamento conciliare, nessuno si poneva il problema delle Collaborazioni pastorali. Anzi, da noi venivano istituite nuove parrocchie al fine di servire meglio la crescente popolazione.

D’altra parte le riforme, nella società civile e nella chiesa, nascono sempre da una situazione di crisi o dall’incontro con nuove urgenze. E’ evidente che il calo numerico del clero, unitamente alla crisi generale della fede, ha provocato la ricerca di nuove vie per la pastorale e per l’annuncio del Vangelo ai nuovi “lontani” e, quindi, ci ha aiutato a riscoprire valori che in altri tempi, pur avendoli colti idealmente, non abbiamo attuato adeguatamente, perché non ne sentivamo l’urgenza. Da questo punto di vista anche un elemento nuovo di crisi, come il calo dei preti, può essere letto come un segno dei tempi, una occasione in cui lo Spirito ci rivolge un appello ad essere una chiesa più condivisa e partecipata, più missionaria, più sobria ed essenziale, più aperta ai laici e al mondo.

Collaborazioni pastorali: uno sguardo al futuro
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento