Chiesa
stampa

"Con il sorriso ha trasmesso la bontà del Signore"

“Il nuovo beato ha vissuto così: nella gioia del Vangelo, senza compromessi, amando fino alla fine. Egli ha incarnato la povertà del discepolo, che non è solo distaccarsi dai beni materiali, ma soprattutto vincere la tentazione di mettere il proprio io al centro e cercare la propria gloria. Al contrario, seguendo l’esempio di Gesù, è stato pastore mite e umile”. È il ritratto di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, stilato dal Papa, nell’omelia della Messa per la beatificazione.

Parole chiave: beato giovanni paolo I (1), giovanni paolo I (27), papa luciani (9), beatificazione (11), papa francesco (844), vaticano (82), beato (34)
"Con il sorriso ha trasmesso la bontà del Signore"

“Si può andare dietro al Signore per varie ragioni e alcune, dobbiamo riconoscerlo, sono mondane: dietro una perfetta apparenza religiosa si può nascondere la mera soddisfazione dei propri bisogni, la ricerca del prestigio personale, il desiderio di avere un ruolo, di tenere le cose sotto controllo, la brama di occupare spazi e di ottenere privilegi, l’aspirazione a ricevere riconoscimenti e altro ancora. Questo succede oggi fra i cristiani”. Lo ha detto domenica 4 settembre il Papa, presiedendo, in una piazza San Pietro bagnata dalla pioggia, davanti a 25mila persone con l’ombrello aperto, la Messa di beatificazione di Giovanni Paolo I, il Papa del sorriso, la cui festa liturgica sarà il 26 agosto, giorno in cui, nel 1978, venne eletto 263.mo successore di Pietro. “Ma questo non è lo stile di Gesù”, il monito di Francesco: “E non può essere lo stile del discepolo e della Chiesa. Se qualcuno segue Gesù con questi interessi personali, ha sbagliato strada”. “Il Signore chiede un altro atteggiamento”, ha proseguito il Papa: “Seguirlo non significa entrare in una corte o partecipare a un corteo trionfale, e nemmeno ricevere un’assicurazione sulla vita. Al contrario, significa anche portare la croce: come lui, farsi carico dei pesi propri e dei pesi degli altri, fare della vita un dono, non un possesso, spenderla imitando l’amore generoso e misericordioso che egli ha per noi. Si tratta di scelte che impegnano la totalità dell’esistenza; per questo Gesù desidera che il discepolo non anteponga nulla a questo amore, neanche gli affetti più cari e i beni più grandi”. “Ma per fare ciò bisogna guardare a lui più che a noi stessi, imparare l’amore, attingerlo dal Crocifisso”, l’indicazione di rotta: “Lì vediamo quell’amore che si dona fino alla fine, senza misura e senza confini. La misura dell’amore è amare senza misura”. Noi stessi, ha detto Francesco citando Papa Luciani, “siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. Intramontabile: non si eclissa mai dalla nostra vita, risplende su di noi e illumina anche le notti più oscure. E allora, guardando al Crocifisso, siamo chiamati all’altezza di quell’amore: a purificarci dalle nostre idee distorte su Dio e dalle nostre chiusure, ad amare lui e gli altri, nella Chiesa e nella società, anche coloro che non la pensano come noi, persino i nemici”.

“Il nuovo beato ha vissuto così: nella gioia del Vangelo, senza compromessi, amando fino alla fine. Egli ha incarnato la povertà del discepolo, che non è solo distaccarsi dai beni materiali, ma soprattutto vincere la tentazione di mettere il proprio io al centro e cercare la propria gloria. Al contrario, seguendo l’esempio di Gesù, è stato pastore mite e umile”. È il ritratto di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, stilato dal Papa, nell’omelia della Messa per la beatificazione. “Considerava sé stesso come la polvere su cui Dio si era degnato di scrivere”, ha sottolineato Francesco: “Perciò diceva: ‘Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili’”. “Con il sorriso Papa Luciani è riuscito a trasmettere la bontà del Signore”, ha sintetizzato il Papa: “È bella una Chiesa con il volto lieto, il volto sereno, il volto sorridente, una Chiesa che non chiude mai le porte, che non inasprisce i cuori, che non si lamenta e non cova risentimento, non è arrabbiata, non è insofferente, non si presenta in modo arcigno, non soffre di nostalgie del passato cadendo nell’indietrismo. Preghiamo questo nostro padre e fratello, chiediamo che ci ottenga il sorriso dell’anima, quello trasparente, quello che non inganna: il sorriso dell’anima. Chiediamo, con le sue parole, quello che lui stesso era solito domandare: ‘Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri’”.

Fonte: Sir
"Con il sorriso ha trasmesso la bontà del Signore"
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento