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Contempliamo un mistero d'amore - Santissima Trinità

Siamo fatti a immagine di un Dio che è relazione d’amore: Padre, Figlio e Spirito santo

Contempliamo un mistero d'amore - Santissima Trinità

Potrebbe apparire un inutile rompicapo addentrarci nel mistero della Santa Trinità che questa domenica ci propone. Che cosa può significare per la nostra vita credere in un Dio uno e trino? Solo un’ulteriore complicazione della già difficile fede in Dio. Sembra proprio, come dice Gesù nel Vangelo, che ci siano ancora molte cose di cui non siamo capaci di portare il peso.
Del resto è celebre l’apologo che vede sant’Agostino indagare sul mistero della Trinità, passeggiando lungo la spiaggia di Tagaste. Mentre è tutto assorto nei suoi pensieri, viene distratto da un bambino che dice di voler trasportare, con una conchiglia, tutta l’acqua del mare nella buca che ha scavato nella sabbia. All’istintivo sorriso del grande teologo il fanciullo si fa serio e risponde: “E tu Agostino non fai lo stesso con il mistero della santa Trinità, usando la piccola conchiglia della tua ragione?”.
La Trinità e il mistero della nostra vita
Eppure, se ci lasciamo guidare da quel maestro di sapienza che è lo Spirito Santo, cominciamo a intuire che “nella Trinità ci si svelano le ultime profondità del reale, ci si svela il mistero dell’esistenza”(J. Danielou). Siamo così guidati a scoprire il segreto ultimo del nostro essere: siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, ma non di un Dio solitario che se ne sta come un principe orientale chiuso nei suoi palazzi inaccessibili, bensì di un Dio che è relazione d’Amore: Padre, Figlio, Spirito.
Per questo soffriamo terribilmente quando ci sentiamo soli, isolati. Ciò è contro la nostra identità più profonda, che si realizza solo nell’essere con gli altri. Essere amati e amare è il motore della vita. L’amore non è mai isolamento, per quanto splendido sia, ma è comunione, relazione, dono reciproco. La Trinità è allora il nostro “dna” più vero.
Per vincere l’odiosa divisione
L’angoscia e la solitudine del mondo d’oggi possono essere vinte solo dalla fiducia in un Dio che ci accoglie in quella comunione di amore che unisce tra loro il Padre, il Figlio e lo Spirito. In un tempo di forti contrasti e rancori il santo monaco russo Sergio di Radonez suggeriva: “Contempla la santa Trinità e vincerai l’odiosa divisione del mondo”. Contemplare è entrare, guidati dallo Spirito, in quella storia d’amore che la Sacra Scrittura ci racconta di un Padre con i suoi figli, e che ogni giorno si riscrive nella vita di uomini e donne segnati dall’amore trinitario. Quando si incontrano persone, famiglie, comunità accoglienti; quando la diversità è accolta come ricchezza; quando ognuno è interessato all’altro più che a se stesso, allora contempliamo la santa Trinità.
Allora scopriamo quanto stiamo a cuore a un Padre che ci ha dato tutto mentre noi, come il figlio minore, ci siamo allontanati da lui, piombando nella più desolante solitudine e nella perdita di ogni nostra dignità. Ecco, allora, il figlio maggiore che, ben diversamente da quello della parabola, si allontana anche lui dalla casa paterna, ma per venirci a cercare e riportarci al calore di quell’amore che li unisce al Padre.
Fa sorridere che santa Bernadetta non sia stata ammessa alla prima Comunione perché non ricordava la spiegazione catechistica sulla Trinità. La sua povera “conchiglia” non era così adatta a raccogliere i contenuti di un mistero così grande. Eppure, nel suo cammino di santità, a tutti ricordava che “ciò che conta è amare”. Fu sempre Agostino a scrivere: “Se vedi l’amore, vedi la Trinità”.

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