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Creature nuove nella misericordia - IV DOMENICA DI QUARESIMA

Nella domenica Laetare la parabola “del padre misericordioso”

Creature nuove nella misericordia - IV DOMENICA DI QUARESIMA

La quarta domenica di Quaresima è detta Laetare a partire dalla prima parola dell’antifona d’ingresso che, nella traduzione italiana, risuona così: “Rallegrati Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza”. (cf. Is 66,10). Il tono prevalente della liturgia, dunque, è quello della gioia e della consolazione.

Figlio, tu sei sempre con me

Il Vangelo presenta la più celebre delle tre parabole della misericordia, introdotta da un episodio nel quale Gesù, lasciandosi incontrare dai peccatori e arrivando addirittura a condividere la mensa con loro, provocava scandalo tra i farisei, gli scribi e tutti gli altri benpensanti (cf. Lc 15,1-3). Sono questi ultimi, dunque, i destinatari principali delle parabole raccolte in questo capitolo. Il pastore che ritrova la pecora perduta dopo aver lasciato le altre novantanove nel deserto, vorrebbe che tutti partecipassero della sua gioia per quel ritrovamento (cf. Lc 15,4-7). La donna che ritrova la moneta perduta invita amiche e vicine a gioire con lei perché ha recuperato ciò che pensava di avere irrimediabilmente perso (cf. Lc 15,8-10).
La liturgia di questa domenica, però, concentra l’attenzione sulla parabola nota come “del figliol prodigo”, che qualcuno preferisce definire “del padre misericordioso”, ma che, se è corretto quanto abbiamo detto riguardo ai primi destinatari, potrebbe anche essere chiamata “del figlio maggiore”. In effetti, il racconto chiarisce bene quali sono gli atteggiamenti del figlio minore che, dopo aver sperperato tutto, si presenta dal padre e accetta di rientrare in famiglia: “E cominciarono a far festa” (Lc 15,24). Anche del padre si dice che corre incontro tanto al più piccolo, sorprendendolo con un perdono incondizionato, quanto al più grande, che era rimasto fuori di casa indispettito, dopo aver saputo della festa organizzata per il ritorno del prodigo.
L’unico di cui non si conosce la reazione è il figlio maggiore. La risposta rimane aperta perché, evidentemente, i destinatari principali di allora – come forse i lettori di oggi – sono chiamati a dare la propria risposta personale: entreranno a prendere parte della gioia del Padre?

Lasciatevi riconciliare con Dio

Si può dire, dunque, che il brano evangelico sottolinea alcuni tratti del volto di Dio Padre che Gesù ha annunciato con le parole e con la sua vita: è capace di perdonare incondizionatamente e desideroso che ciascuno viva con lui un’autentica relazione di figlio. È possibile che chi si trova davvero “lontano”, possa sentir nascere in se stesso il desiderio di tornare alla casa del Padre, rinunciando alle proprie scelte sbagliate. Ma l’invito più forte è rivolto a coloro che, pur non essendosi magari allontanati in maniera grave dal Padre, vivono però con Lui una relazione da schiavi, piuttosto che da figli.
Questo è il messaggio che san Paolo offre nella Seconda lettera ai Corinzi (cf. 2Cor 5,17-21). “Se uno è in Cristo è una creatura nuova”. L’Apostolo è un esempio eclatante di tale novità: pur non essendo uno scapestrato, ma anzi, essendo – da buon fariseo – scrupoloso osservante della Legge di Dio, prima del suo incontro con il Risorto non viveva da figlio che si riconosce amato dal Padre. Ora, invece, egli annuncia di essere stato “riconciliato con Dio mediante Cristo” e perciò desidera coinvolgere altri nella gioia di questa nuova relazione, arrivando a definire il suo come “ministero della riconciliazione”. Egli continua a dire: “Vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”.

Gustate e vedete com’è buono il Signore

La prima lettura, tratta dal libro di Giosuè, racconta uno dei momenti più lieti della vicenda del popolo di Israele dopo l’uscita dall’Egitto: entrati finalmente nella Terra promessa, gli Israeliti possono gustare i frutti di quel paese che avevano ampiamente desiderato. Per questo il Salmo responsoriale invita a “gustare e vedere” com’è buono il Signore. Benedire il Signore in ogni circostanza permette anche ai più poveri di gioire sempre, in quanto sono forti della sicurezza che Dio offre loro. Non c’è nessuno che abbia cercato veramente il Signore e non abbia trovato risposta, anche se spesso questa giunge in maniera diversa da come la si aspetta: chi ha riconosciuto questa verità, magnifica spontaneamente il Signore. Chi continua a “guardare a lui” non ha motivo di arrossire ma, anzi, il suo volto sarà sempre “raggiante”.

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