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Dal Ciad: "Questa terra e questa gente hanno molto da dare"

I nostri missionari raccontano come hanno accolto la visita. "Speriamo che le tante cose condivise e solo assaggiate si siano depositate in profondità e che il tempo faccia maturare questi piccoli semi in qualcosa di più grande, qual è il dono di qualche anno della propria vita a un’altra Chiesa”
 

Parole chiave: don Stefano Bressan (1), Ciad (10), Fianga (5), missione (29), don Silvano Perissinotto (1), Seminario di Treviso (16)
Dal Ciad: "Questa terra e questa gente hanno molto da dare"

Don Silvano, io, il nostro cuoco Martin, il nostro custode Gaspard ed Etienne che gestisce un bellissimo orto, abbiamo avuto la gioia di accogliere il gruppo dei diaconi accompagnati dal rettore del Seminario don Giuliano Brugnotto. Dopo parecchi giorni in terra camerunese, i sei viaggatori sono finalmente entrati in questa nazione, il Ciad, che occupa ancora gli ultimi posti tra i paesi africani.
Da queste parti si dice: “Lo straniero che ti rende visita e passa qualche giorno in casa tua è segno della benedizione di Dio”. Una benedizione effettivamente questa visita lo è stata. La presenza di questi amici ha avuto lo stesso effetto della festa: ha rotto lo scorrere regolare dei giorni, ha creato un’interruzione piacevole e gioiosa, segnata dalla conoscenza di persone nuove, dalle notizie che ciascuno di loro ha portato, dal loro interesse per quanto si vive in missione, dall’interazione che questo gruppo di sei persone ha maturato nel corso del viaggio. E’ stato bello constatare, ancora una volta, la prossimità che noi missionari viviamo quando, immersi in una cultura, possiamo rivedere “i nostri”, persone della nostra terra, della nostra Chiesa, del nostro presbiterio: subito si realizza una familiarità che scalda il cuore. Una benedizione anche per la promessa di futuro per la nostra diocesi e, speriamo, per la missione ad gentes che questo gruppo esprimeva.
Da queste parti si dice anche che “lo straniero è come l’inondazione: prima o poi se ne va”. Purtroppo la visita dei nostri amici è durata pochi giorni, troppo pochi. Don Silvano e io avevamo il desidero di condividere molte realtà delle nostre comunità, ma c’è stato il tempo solo per alcuni “assaggi”. Abbiamo comunque la speranza che le tante cose condivise e solo assaggiate si siano depositate in profondità e che il tempo faccia maturare questi piccoli semi in qualcosa di più grande, qual è il dono di qualche anno della propria vita ad un’altra Chiesa. La Chiesa di Pala, ma anche delle altre diocesi del Ciad, ha davvero tanto bisogno che questo scambio tra chiese continui e, se possibile, si rinforzi. Il numero dei cristiani, infatti, cresce velocemente di anno in anno, e di conseguenza anche il numero delle comunità. I catecumeni che chiedono di entrare nella Chiesa cattolica – giovani nella stragrande maggioranza - sono sempre più numerosi e hanno bisogno di essere accompagnati con cura perché la Buona Notizia di Gesù possa penetrare un po’ in profondità. Purtroppo però le vocazioni sono ancora rare e, in alcuni casi, non ancora solide.
Infine, un grazie e un augurio. Grazie per questo incontro vissuto, per i servizi resi, per l’interesse, le tante domande e la vicinanza manifestati in quei giorni; questo ci ha aiutato a raccontare più facilmente un po’ della nostra vita.
Auguri! Che questo viaggio, tra le altre cose, vi abbia anche fatto intuire che questa terra e questa gente hanno probabilmente più da dare che da ricevere.
Buon cammino nel bene!

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