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Dal cuore un tesoro di bene - VIII domenica del Tempo ordinario

Tre parabole concludono il discorso iniziato con le Beatitudini

Dal cuore un tesoro di bene - VIII domenica del Tempo ordinario

Come un poeta, Gesù sa esprimere attraverso l’immediatezza e la risonanza di immagini, prese dalla vita quotidiana o dalla natura, ciò che di più prezioso vuole far giungere al cuore dei suoi discepoli. Ecco tre parabole, o paragoni, con cui conclude il grande discorso iniziato con le Beatitudini. E’ la vita stessa che insegna. Sappiamo ascoltarla?
Il cieco che guida un cieco
Nessuna persona che abbia difficoltà di vista si lascia guidare da chi sia, pure lui, incapace di vedere. Di fatto è la pretesa di chi pensa di poter essere guida agli altri mentre lui stesso quella via non la conosce.
E’ quanto fanno certi integerrimi conoscitori della “legge di Dio” di ieri e di oggi, a cui Gesù nel Vangelo di Matteo, rivolge il duro monito: “Guai a voi , guide cieche” ( 23,16). E’ la cecità di uno sguardo senza misericordia, ben diverso dallo sguardo benevolo del Padre.
D’altra parte Gesù però ci ricorda che “nessuno è più del maestro”, che ha occhi colmi di bontà. Ma se il discepolo, alla scuola della divina misericordia, si è “ben preparato, saprà vedere come Gesù. Anche lui sarà capace di essere una guida affidabile. Un giovane segnato da fragilità disse a chi lo accompagnava: “Mi fido di te, perché hai occhi buoni”.
La pagliuzza e la trave
La cecità di chi pretende di essere guida esperta dipende dalla trave che gli ostruisce l’occhio. Incapace di vedere i propri difetti ed errori, costui però si accanisce con chi ha solo una pagliuzza nell’occhio. È l’atteggiamento di colui che manca di umiltà, la quale altro non è che la vera conoscenza di sé. Chi sa vedere e aiutare altri a correggersi è colui che per primo conosce la propria debolezza e il proprio errore: per questo si fa vicino a colui che sbaglia con atteggiamento umile, benevolo e paziente, perché ha scoperto che così Dio si comporta con lui. Nelle storie di santità accade che coloro che hanno permesso al Signore di togliere la trave di un comportamento talvolta molto erroneo, divennero i più grandi santi della misericordia. Una tradizione vuole che Pietro avesse sempre un fazzoletto in mano perché piangeva continuamente il suo peccato di tradimento. Fu per questo, si diceva, che Gesù lo volle a capo della sua Chiesa, perché avrebbe capito quanti avessero commesso sbagli e peccati. Pietro non li avrebbe cacciati via.
I frutti di un cuore buono
“La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” dice ancora Gesù. A differenza di chi pensa che tutto il male e anche il bene abbiano origine fuori di noi, Gesù ci riconduce a quel centro generatore di atteggiamenti e decisioni che è il nostro cuore. Attenti però a non confondere il cuore con il regno dei sentimenti e degli affetti. Il cuore è ben di più. È il luogo che identifica la nostra dimensione interiore più profonda: dice ciò che è più nostro dentro di noi. Nel bene e nel male è dal cuore che la parola attinge e dona ciò che si ha dentro. Basta ascoltare come parliamo, come valutiamo persone e fatti per rendersi conto se in noi c’è qualcosa di prezioso o, invece, della spazzatura. “La parola rivela i pensieri del cuore” osservava un saggio secoli prima di Cristo. “Dimmi come parli, e di che cosa parli, e ti dirò chi sei”.
Quanto è facile ascoltare parole di giudizio, parole volgari, cattive, o vuote. Un cristiano potrà mai esprimersi così? Il cristiano che è tale perché raggiunto dalla bellezza di una “gioiosa notizia”: “Dio ti ama di un amore gratuito ed eterno”. Se il Vangelo è il vero tesoro che hai in cuore saprai sempre donare parole piene di vita. Darai frutti sempre nuovi e abbondanti. Ricordati, però, che un albero non dà frutti per se stesso, ma perché altri li raccolgano e li gustino. Cura allora il tuo cuore come cureresti il terreno dove hai impiantato un albero destinato a dare frutti gustosi. Cura la tua vita interiore, cura il tuo rapporto d’amicizia con il Signore, perché il cuore della tua vita diventi il terreno buono che dà frutti di ogni bontà.

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