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Dio attende il nostro “sì” libero - IV DOMENICA DI AVVENTO

Il Signore ha un disegno di salvezza per tutti gli uomini, ma non vuole realizzarlo senza la libera adesione di ciascuno. Ha “rischiato” affidandosi a una giovane donna di Nazaret

Dio attende il nostro “sì” libero - IV DOMENICA DI AVVENTO

I “giorni” di cui parla il Vangelo di Luca sono quelli che seguono l’annuncio portato a Maria dall’angelo Gabriele (Lc 1,26-38). In un villaggio della montagna di Giuda due donne sono le prime protagoniste della scena: Elisabetta, anziana e sterile, quando ormai disperava di poter avere figli, si trova ad essere incinta per un dono straordinario di Dio, ed è ormai al sesto mese di gravidanza; Maria, una giovane che non si aspettava di poter concepire un figlio, perché ancora solo promessa sposa di Giuseppe che prende l’iniziativa di raggiungere la sua parente Elisabetta per accogliere il segno che l’angelo del Signore le aveva indicato.

Il bambino ha sussultato di gioia

A ben vedere, però, sono “in azione” anche altri due protagonisti: lo Spirito Santo e il bambino nel grembo della madre. Come nel brano dell’Annunciazione l’Evangelista ci aveva informati che su Maria era sceso lo Spirito Santo (Lc 1,35), ora ci fa notare che anche l’esclamazione di Elisabetta è suscitata dallo Spirito che l’ha ricolmata e che sta dunque agendo in queste due donne: crea una profonda sintonia e provoca una grande esultanza. Ma anche lo Giovanni è protagonista fin dal grembo di sua madre: lui per primo sussulta all’udire la voce della “Madre del Signore”, cominciando già ad esercitare quello che sarà il suo ministero: indicare la presenza del Signore. D’altra parte, però, il piccolo può “parlare” solo mediante la madre Elisabetta che si dimostra docile e in ascolto dello Spirito Santo, facendosi interprete dello “scalciare” del figlio: solo una madre può interpretare i movimenti del piccolo nel suo grembo; sole lei può riconoscere che il bambino ha sussultato “di gioia”.

E beata colei che ha creduto

Illuminata dallo Spirito Santo e facendosi interprete del suo stesso figlio, sintetizza in una “beatitudine” la grandezza di Maria: “ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Avrebbe potuto dire: “Beata colei che è stata scelta per portare nel suo grembo il Figlio di Dio”; sarebbe stato più che legittimo, se Maria stessa poco dopo loderà Dio con il canto del Magnificat perché “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48); invece Elisabetta sottolinea che è la fiduciosa accoglienza delle parole dell’Angelo a renderla “beata. Maria è beata perché ha creduto, accogliendo ciò che per lei era semplicemente impensabile.

La liturgia di questa domenica, in effetti, evidenzia quanto sia importante accogliere liberamente il progetto di Dio. Come Maria è beata per aver creduto, così dalla seconda lettura (Eb 10,5-10) scopriamo che lo stesso Cristo “entrando nel mondo” ha dichiarato in questi termini il senso della sua esistenza terrena: “Ecco, io vengo per fare la tua volontà”. Dio ha da sempre un disegno di salvezza e santificazione per tutti gli uomini, ma non vuole realizzarlo senza la libera adesione dell’uomo: ha “rischiato” di affidarsi alla disponibilità di una giovane donna di Nazaret e prende sul serio anche la libertà del suo Figlio, fattosi uomo. È in forza della libera offerta della sua vita che Gesù Cristo ha potuto realizzare quella salvezza che da sempre Dio aveva annunciato per ogni uomo.

E tu Betlemme, così piccola

Il profeta Michèa, nella Prima lettura (Mi 5,1-4a), riprendendo la promessa fatta da Natan al re Davide (cf. 2Sam 7), ribadisce con forza che il disegno su Colui che “sarà grande fino agli estremi confini della terra” è già stabilito fin “dall’antichità, dai giorni più remoti”; con altrettanta forza, però, sottolinea che la scelta di Betlemme come luogo della sua nascita non è dovuta ad alcun “merito”: infatti, è “così piccola per essere fra i villaggi di Giuda”. C’è dunque un disegno di Dio straordinariamente grande e capace di realizzare quella “pace” che tutta l’umanità desidera; ma è un disegno che passa attraverso strade inimmaginabili e strumenti apparentemente molto deboli: un’anziana detta sterile, una ragazza di nome Maria, un bambino non ancora nato, un Figlio che, essendo Dio, si fa veramente uomo.

Eppure, ciascuno di questi deboli protagonisti ha in sé un potere straordinario: la realizzazione della volontà salvifica di Dio per ogni uomo dipende dalla loro libera adesione! La Parola di Dio ci annuncia oggi con gioia che, da parte loro, c’è stato un “sì” generoso, ma anche ciascuno di noi, pur nella propria “piccolezza”, è chiamato a dare una libera risposta al progetto di Dio. Quale “sì” ci è chiesto di pronunciare in questo tempo? Saremo capaci di pronunciarlo liberamente?

Dio attende il nostro “sì” libero - IV DOMENICA DI AVVENTO
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