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Domenica della Parola, Ermes Ronchi: "Come una lettera di Dio per ciascuno"

“Un’occasione per prendere in mano la Parola di Dio, per prendere confidenza con questa «lettera» del Padre a ciascuno di noi, una Parola fragile e potente al tempo stesso, per farla scorrere nella vita”: questo, secondo padre Ermes Ronchi, uno degli obiettivi della “Domenica della Parola”, istituita da papa Francesco, che celebriamo domenica 26 gennaio.

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Domenica della Parola, Ermes Ronchi: "Come una lettera di Dio per ciascuno"

“Un’occasione per prendere in mano la Parola di Dio, per prendere confidenza con questa «lettera» del Padre a ciascuno di noi, una Parola fragile e potente al tempo stesso, per farla scorrere nella vita”: questo, secondo padre Ermes Ronchi, uno degli obiettivi della “Domenica della Parola”, istituita da papa Francesco, che celebriamo domenica 26 gennaio.

Padre Ronchi è un religioso dell’Ordine dei Servi di Santa Maria, autore di diversi testi, collabora con giornali e trasmissioni televisive, come “A sua immagine”, su Rai 1, all’interno della quale per diversi anni ha curato la rubrica di commento al Vangelo “Le ragioni della Speranza”. Padre Ermes, nei giorni scorsi, era ospite della diocesi di Treviso, nel Centro di spiritualità e cultura “Don Paolo Chiavacci” a Crespano del Grappa, per predicare gli Esercizi spirituali ai nostri sacerdoti.

Lo abbiamo raggiunto per una riflessione sul valore dell’iniziativa voluta da papa Francesco.

“Per comunicare con noi, Dio ha scelto la parola - sottolinea padre Ronchi -. Ha scelto questa cosa umilissima e fragile: un fiato nel vento, una vibrazione nell’aria, eppure, questa parola ha una potenza fortissima, è la prima forma di comunicazione, la più profonda, la più seria. Noi stessi dobbiamo mantenere insieme questi due aspetti: da un lato stupirci della piccolezza e dall’altro custodire il fuoco della Parola. Penso che l’iniziativa voluta da papa Francesco abbia questo scopo: far sentire che la forma di comunicazione privilegiata che il Signore ha scelto è la Parola. Non solo la Parola scritta, letteraria, ma anche la Parola che è nell’aria, nelle cose, una sillaba di Dio dispersa in tutti i volti. Ogni creatura che esiste è una parola che Dio ha pronunciato, originalissima, e che non si ripeterà mai più”.

La Domenica della Parola è l’occasione per familiarizzare con la Bibbia, in chiesa, ma non solo, ricorda padre Ronchi.

“Nella mia comunità (il convento di Santa Maria del Cengio, a Isola Vicentina, ndr), domenica 26 metteremo cento Bibbie a disposizione dei fedeli - racconta - e cercheremo le letture insieme, durante la messa, in questo grande librone che forse alcuni non hanno mai avuto fra le mani. Sarà l’occasione per vedere la potenzialità della Parola, la ricchezza, i secoli che ci sono dentro, i linguaggi, per coglierne la varietà. Se hai la Bibbia fra le mani, hai il contesto, puoi cogliere le sfumature. Hai davanti tutta la fatica di Dio e dell’uomo di incontrarsi. Ogni sillaba, ogni parola può diventare una lettera personale, scritta solo per me. Ma è importante che ci sia familiarità con la Parola, non solo in chiesa”. Ecco, allora, un’idea che p. Ronchi propone: “In ogni casa potrebbe esserci un luogo della Parola, un angolino con un libro aperto, dove si può dare una sbirciatina durante il giorno, far scivolare l’occhio sulla pagina, sfiorarla con una carezza”.

Papa Francesco mette in luce anche lo scopo ecumenico dell’iniziativa, nel “Motu proprio” Aperuit illis, con il quale istituisce questa Domenica: “La Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida”.

“E’ così, con le altre professioni cristiane ci riconosciamo nella Parola di Dio, nella Bibbia - aggiunge p. Ronchi -. E’ un modo per cercare quello che ci unisce, per un arricchimento reciproco. Ed è una occasione di dialogo e comunione anche con i fratelli ebrei”.

Una Parola che può, e deve, uscire dalle chiese e dalle liturgie, ribadisce p. Ermes, “per scorrere nelle piazze, nelle strade, nel torrente della vita, altrimenti rischia di rimanere «confinata». E’ una scommessa, non ci sono ricette, ma i tentativi vanno fatti, anche perché alla liturgia partecipa una minima parte di credenti, di battezzati. Uno dei modi che si è trovato è anche, ad esempio, il Festival biblico”.

Il vescovo Michele Tomasi ha scritto una Lettera alla Diocesi per la Domenica della Parola, invitando innanzitutto all’ascolto, perché nell’ascolto della Parola di Dio avviene l’incontro con Gesù Cristo. “E’ Dio stesso che ci parla. L’iniziativa è sua, è lui che ha qualcosa di bello, di nuovo, di vero da dirci”, ma “l’ascolto della Parola ci rende capaci anche di ascolto reciproco, ci insegna a trovare nelle vicende della nostra vita la traccia dell’amore di Dio, della sua presenza e della sua azione con noi ed in noi. (...) La scuola dell’ascolto diventa scuola di condivisione e di trasformazione del mondo, fucina di uomini e di donne nuovi. Dio ci parla: diamogli ascolto!”.

Tra le iniziative diocesane di domenica 26 ci sono la proposizione di un incontro “allargato” del Vangelo nelle case, in Cattedrale, con il Vescovo, e la lettura continuata del Vangelo di Matteo, in Battistero.

“La Parola ha una forza in se stessa che, in maniera misteriosa, agisce in chi la proclama e in chi la ascolta – spiega don Michele Marcato, direttore dell’Issr (Istituto superiore di Scienze Religiose) «Giovanni Paolo I» Veneto Orientale, tra i promotori dell’iniziativa -. La scelta di farla leggere da uomini e donne che vivono, in modi diversi, la propria quotidianità nella Chiesa, nel mondo del lavoro, delle istituzioni, dell’arte o dell’impegno civico, vuole evidenziare che tale Parola è davvero per tutti”.

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