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Don Bledar: da profugo clandestino cresciuto nell'ateismo a prete. Ecco la testimonianza che ha commosso Francesco

Tre le testimonianze presentate al Papa, prima del suo discorso ai delegati del Convegno di Firenze. Testimonianze vere, sofferte, intense, che hanno strappato più di qualche lacrima a tanti partecipanti. Scarica il testo integrale dei tre interventi.

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Don Bledar: da profugo clandestino cresciuto nell'ateismo a prete. Ecco la testimonianza che ha commosso Francesco

La Chiesa italiana è spesso già "Chiesa in uscita", è già "ospedale da campo". Lo dicono le tre testimonianze presentate al Papa, prima del suo discorso ai delegati del Convegno di Firenze. Testimonianze vere, sofferte, intense, che hanno strappato più di qualche lacrima a tanti partecipanti, allo stesso Papa e a tanti Vescovi.

Spazio allora al profugo clandestino che si è fatto prete, alla battezzata adulta, alla coppia risposata. A loro la parola, iniziando da da don Bledar Xhuli.

E' albanese, nato da famiglia atea e arrivato in Italia nel 1993 a 16 anni, dal 2010 sacerdote della chiesa di Firenze. Una vita di stenti e povertà, appena arrivato nel capoluogo toscano, poi l’accoglienza da parte di don Giancarlo Setti nella chiesa di san Gervasio, l’avvicinamento alla fede, il battesimo, il diploma e la laurea prima di entrare in seminario.

"Il 2 dicembre 1993 - ha raccontato - bussai alla chiesa di san Gervasio, non per chiedere l’elemosina, ma per ritirare una lettera. Il prete, don Giancarlo Setti comincio a chiedermi chi fossi e cosa facevo. Non mi diede l’elemosina , ma si interessava a me. Quando gli dissi che dormivo sotto il ponte e che avevo sedici anni, non riusciva a crederci. Cominciò a telefonare per chiedere aiuto a delle persone che conosceva ma la questione non era facile. Mi disse di tornare il giorno dopo promettendomi di trovare una soluzione. Il giorno, non avendo trovato niente, mi disse: “per me ha bussato Gesù, per cui vieni e stai in casa mia”. Mi fece entrare ed abitare nella sua casa, come un figlio non per un giorno o un mese, ma per quasi dieci anni fino al 2002 anno in cui mori, in seguito ad una grave malattia. Una generosità e accoglienza che mi hanno sconvolto. E mi fece capire una grande verità: ero clandestino, non ero un delinquente. È stato il primo incontro con Cristo sebbene non ne ero consapevole".

Oggi, dice don Bledar, “sono parroco di Santa Maria a Campi, una comunità vivace e generosa dove non manca il lavoro pastorale e quello spirituale”. Al Papa un “grazie di cuore” per il suo viaggio in Albania. “Ha incoraggiato non solo la Chiesa ma l’intero Paese a volare alto come le aquile”.

Ha concluso don Bledar: "Visto il titolo del Convegno della nostra chiesa italiana in Cristo il nuovo umanesimo, tornando alle parole che diceva don Setti “ per me ha bussato Cristo”, dopo 22 anni posso affermare - caro papa Francesco - che Cristo non era presente in chi bussava, ma in chi ha aperto la porta. E ancora oggi, alle soglie dell’apertura dell’anno Giubilare della Misericordia ripete alla sua Chiesa e al mondo: “bussate e vi sarà aperto”.

Le testimonianze di Francesca e della famiglia Proietti

“Diventare cristiani è una gioia, ma anche un impegno che comporta fatica, un cammino continuo che non ha fine e troverà pace solamente il giorno in cui potremo vedere il volto di Gesù”, ha detto Francesca Masserelli, della provincia di Torino, non battezzata da bambina e che dopo tre anni di catecumenato ha ricevuto i sacramenti, insieme alla sua bambina, nella Pasqua del 2015.

“Il Signore ci ha chiamati a restituire a nostra volta ciò che quel samaritano un giorno ha fatto per noi. Osiamo così sperare che le nostre ferite divenute feritoie di luce, possano contribuire a generare un nuovo umanesimo”, hanno detto Pierluigi e Gabriella Proietti, sposati dopo il riconoscimento di nullità dei loro precedenti matrimoni. Da diversi anni operano entrambi nel Centro di formazione e pastorale familiare Betania, a Roma, che sostiene e accompagna le coppie ferite.

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