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Don De Pieri, salesiano sempre dalla parte dei giovani

Il nostro territorio e la nostra Diocesi hanno potuto avvalersi della competenza e delle qualità umane, intellettuali e spirituali di questo grande uomo, dedito al lavoro con passione e senza risparmio. I funerali giovedì 1° febbraio alle 14.30 a Mussetta di San Donà.

Parole chiave: salesiani (22), don severino de pieri (2), giovani (284)
Don De Pieri, salesiano sempre dalla parte dei giovani

Domenica 28 gennaio don Severino si congedava dalla scena di questo mondo, accompagnato dalla vicinanza e dall’affetto dei suoi cari, della Famiglia Salesiana e delle tantissime persone che lo hanno conosciuto e stimato. Avvertiamo la sua partenza quasi come un “A presto!”, un “Arrivederci”. I suoi occhi espressivi, pieni di vivacità, hanno sorriso come sempre e fino all’ultimo a chi, in questi giorni, gli è stato vicino, andando a fargli visita in ospedale, e hanno comunicato anche ciò che la bocca era impedita a pronunciare. Specialmente a beneficio di chi non ha avuto la fortuna di incontrarlo personalmente, ci è caro tratteggiarne un breve ricordo.
Originario di Mussetta di San Donà di Piave, dove nasce nel 1933, Severino ha modo di cogliere e seguire la sua vocazione salesiana, facendo la sua professione religiosa nella grande famiglia di don Bosco e divenendo poi sacerdote. Si laurea in Pedagogia e Psicologia Clinica (1965), conseguendo successivamente il Dottorato in Scienze dell’Educazione (1969) presso l’Università Salesiana di Roma.
A Mogliano Veneto per lunghissimi anni – e fino alla fine – fa parte della Comunità Salesiana del Collegio Astori. Nel 1965, presso il medesimo Collegio, contribuisce decisivamente alla fondazione del Cospes (Centro di Orientamento Scolastico, Professionale e Sociale). In questa realtà don Severino profonde il meglio delle sue risorse e attraverso i servizi qui offerti in più di 50 anni di attività raggiunge tantissime persone, giovani specialmente, rispondendo così concretamente all’originario carisma salesiano. Egli era profondamente convinto dell’importanza di aiutare la persona ad “orientarsi”, fin dalla tenera età. Orientare, così come era nella teoria e nella prassi di don Severino, significava aiutare a scoprire le proprie qualità, doti, attitudini e inclinazioni affinché, leggendole nel proprio contesto e in riferimento al proprio quadro valoriale, la persona potesse arrivare a scoprire ed accogliere la propria “vocazione” (intesa in senso ampio, non solo strettamente religioso). Realizzare se stessi, accogliendo la vocazione e rispondendovi con gioia ed impegno, è cruciale per la felicità di una persona. Nel favorire ed accompagnare questo processo, don Severino sapeva di contribuire a realizzare anche il bene della società, e ne gioiva.
Negli anni sì è avvalso della collaborazione di tanti professionisti, coi quali intratteneva rapporti cordiali e di fiducia così che, per chi collaborava nell’equipe del Cospes, sembrava in qualche modo di far parte di una “famiglia”. Ci teneva però a seguire personalmente il servizio offerto ai giovani e alle giovani che fossero in cammino verso il sacerdozio o la consacrazione religiosa, e si rivolgevano (come continuano a fare) al Centro, specialmente per essere aiutati nell’approfondire la conoscenza di sé e nella cura per lo sviluppo di tutte le diverse dimensioni della propria personalità.
Il nostro territorio e la nostra Diocesi hanno potuto avvalersi della competenza e delle qualità umane, intellettuali e spirituali di questo grande uomo, dedito al lavoro con passione e senza risparmio, vivendolo come una vera missione. Sempre disponibile a interviste o riflessioni su fatti di cronaca o su tendenze culturali che avevano per protagonisti i giovani, don Severino è stato spesso presente anche sulle pagine della “Vita del popolo”.
Lo ricorderemo non solo come psicologo e psicoterapeuta valido professionalmente, non solo come professore, docente universitario e pubblicista brillante e fecondo, ma anche come amico e prete cordiale, simpatico, generoso. Trovava tempo per chi ricorreva a lui anche solo per una parola, un consiglio, o per essere ascoltato. Fino a pochi mesi fa, cioè fino a che la salute glielo ha concesso, ha tenuto fede alla celebrazione della Messa domenicale presso la Casa di Cura psichiatrica “Villa Napoleon” di Preganziol: un modo concreto che manifestava la sua attenzione per quelle che papa Francesco indica come le “periferie esistenziali”. Caro don Severino: grazie di tutto, ciao!
*docente di Psicologia all’Issr e allo Studio teologico interdiocesano di Treviso e Vittorio Veneto

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