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Due anni con Francesco: questo Papa è una profezia

A pochi giorni dal secondo anniversario dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio, il priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, sottolinea la novità e la caratteristica profetica, per la Chiesa e per il mondo, del Pontefice venuto “quasi dalla fine del mondo”.

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Due anni con Francesco: questo Papa è una profezia

“Papa Francesco è davvero profezia per la Chiesa e per il mondo”: Enzo Bianchi lo sottolinea con forza. E’ una primavera straordinaria per la Chiesa questa che vede alla guida Jorge Mario Bergoglio. E proprio di questo il priore della comunità monastica di Bose parlerà a Venezia mercoledì 11, appena due giorni prima del secondo anniversario dell’elezione di Francesco.
Invitato da “Chorus Cultura”, Enzo Bianchi parlerà nella chiesa di San Vidal, alle ore 17.30.
Quali sono i gesti o le parole di profezia di Papa Francesco che più l’hanno colpita in questi due anni?
Sono rimasto molto colpito dal fatto che abbia incontrato più volte il Patriarca di Costantinopoli e addirittura si sia fatto benedire da lui, chiamandolo “mio fratello”. Questo è un gesto molto importante per la Chiesa, per le relazioni fra le Chiese, per l’ecumenismo. A livello, poi, di ciò che può significare per il mondo, penso al suo intervento contro la guerra in Siria e a quello per la pacificazione fra Stati Uniti e Cuba. Sono entrambi atti che hanno avuto una ricaduta politica molto importante e che mostrano come questo papato, senza entrare in politica, vuole assolutamente avere un messaggio per tutta l’umanità. Un messaggio capace di muovere i governanti di questo mondo.
In effetti tutti gli atti e le parole del Papa, a partire dalle quotidiane omelie feriali di Santa Marta, hanno una rilevanza anche mediatica forte...
Sì, perché sono imprevisti, inconsueti, inediti.
Però qualcuno, nella Chiesa, rimane ancora stupito, a volte perfino perplesso...
C’è indubbiamente un certo numero di persone,  anche all’interno della Chiesa, che non riescono a capire Papa Francesco e diventano perfino critiche, arrivando talvolta quasi al disprezzo. Questo va detto. Ci sono settori che resistono in maniera molto forte, specie ad alcuni suoi ambiti di intervento, come quello della riforma di tutta la Chiesa. Perché non solo la riforma della Curia, ma quella di tutta la Chiesa lui desidera. E ci sono quelli che non riescono a capirlo perché dicono che viene dalle periferie del mondo.
Beh, l’ha detto lui stesso che viene «quasi dalla fine del mondo»...
Infatti, ed è vero. Ma Papa Bergoglio viene anche – oserei dire – dall’interiorità più profonda della Chiesa: un’interiorità che sovente non è stato manifestata. Il Papa ha una semplicità evangelica nel dire le cose e nel farle che davvero qualche volta spiazza, disarma... è una novità. E ha degli atteggiamenti di rottura, come Gesù. Come Gesù, infatti, scandalizzava gli uomini religiosi del tempo - e tra essi una porzione di scribi e farisei - lui scandalizza non pochi uomini religiosi del nostro tempo.
Ma qual è la ragione di fondo di gesti e parole profetici o scandalosi, a seconda di come li si veda?
La ragione di fondo è la volontà di Papa Francesco di incontrare l’uomo, l’umanità in qualsiasi situazione l’umanità sia. Che sia un’umanità nel peccato, che sia di scarto, che sia di condizione infima, che sia quella che nessuno vuole guardare, lui invece vuole guardarla e anche abbracciarla. Abbiamo visto che ha avuto anche il coraggio di un abbraccio con una persona dal volto devastato: è la cifra di quello che Francesco vuole. Pur di incontrare ogni uomo e abbracciarlo, infrange ogni muro, abbatte ogni barriera e non tiene conto delle linee prudenziali che tante volte la Chiesa ha tracciato nella sua storia.
D’altro canto, Gesù stesso non praticava sempre persone di buona creanza...
Esattamente. Lo posso dire perché papa Bergoglio l’ho incontrato e credo di conoscerlo bene: ha una tale passione per il Vangelo e per l’imitazione – questo è il termine corretto – del Gesù uomo in tutti i suoi atteggiamenti, che cerca di ripeterne i gesti, quegli stessi gesti che scandalizzano oggi come ieri.
Sarebbe perciò utile accompagnare meglio la comprensione e l’avvicinamento al pensiero e all’opera del Papa per aiutare chi nella comunità ecclesiale ancora fatica a capirlo?
Credo di sì. Dovrebbe essere compito dei vescovi, nelle varie diocesi, e poi di quanti stanno attorno al Papa. D’altro canto, noto che sono maggiormente disposti ad accogliere il Papa quelli che hanno un atteggiamento semplice e vanno al concreto.
Riforma della Chiesa, tema della famiglia e della morale sessuale, ruolo della donna e dei laici nella Chiesa: dove si aspetta un prossimo gesto di profezia del Papa?
Credo che la riforma della Chiesa sia un tema importante, ma so anche - perché sono un cattolico che conosce la storia - che è dal 1300 che si parla di riforma della Chiesa, a stagioni alterne. Di questa riforma ci sono sempre stati solo degli assaggi, delle accennate primavere, come con papa Giovanni e con il Concilio. Credo che la Chiesa resti semplicemente un’umanità radunata attorno alla fede, un’umanità con tutti i propri limiti. Quanto a famiglia e morale sessuale, credo che il Papa non cambierà nulla, né dottrina né teologia, perché l’annuncio cristiano su questi temi sta nei Vangeli e sta sulla bocca di Gesù. Credo però che il Papa voglia un atteggiamento pastorale più misericordioso. E certamente questo desiderio certamente darà i suoi frutti, anche con il Sinodo che si celebrerà, perché c’è davvero bisogno che la Chiesa guardi a questo povero mondo con uno sguardo di misericordia.
La riforma della Curia, infine?
Credo che in qualche misura ci sarà, ma non dobbiamo attenderci troppo, perché è una riforma innanzitutto della mente, dei cuori e degli atteggiamenti di chi opera nella Curia. E si sa bene che queste sono operazioni a lungo termine e che richiedono una lunga elaborazione interiore circa lo stare nella Chiesa e l’essere ecclesiastici.

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