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Due sere giovani, il sogno che accende

Ospite della serata di venerdì 25, moderata da Simone Cremonese assieme a Beatrice Vincenti, il genovese padre Francesco Cavallini, gesuita e co-fondatore del cammino di maturazione spirituale “Percorsi di Vita”.

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Due sere giovani, il sogno che accende

“Sognare è vivere, è guardare un po’ più in là. Non è solo un’evasione ma fissare una meta, avere uno sguardo”. Simone Cremonese, vicepresidente diocesano di Azione cattolica per il settore Giovani, ha illustrato così la scelta del tema per la prima delle Due Sere per Giovani promosse dall’Ac trevigiana, quest’anno intitolata “Sogno o son spento?”. Ospite della serata di venerdì 25, moderata da Simone Cremonese assieme a Beatrice Vincenti, il genovese padre Francesco Cavallini, gesuita e co-fondatore del cammino di maturazione spirituale “Percorsi di Vita”. Il religioso ha sgomberato il campo dall’equivoco circa l’esistenza di criteri stabili ai quali poter ispirare in ogni circostanza decisioni sagge, invitando a riflettere su come, di per sé, la salvaguardia della propria salute, financo della vita, della libertà, degli affetti o della coscienza di ciascuno trovi un controlimite nel caso concreto. Scelte non viziate dalla paura e un cuore libero e orientato al bene sono presupposto per qualsiasi buona decisione: il resto è un bilanciamento valoriale con il quale, nel quotidiano, siamo e saremo sempre chiamati a fare i conti. In ragione di questa prospettiva, dunque, distante dall’idea di lasciarsi guidare dalle emozioni, dalla suggestione di andare là “dove ti porta il cuore”, glissando sulla bontà del proprio operato per sé e per l’altro, l’importanza di educare a un discernimento che “ordini al bene” il nostro agire. Si tratta, per il relatore, di guardare da un’ottica ampia e lungimirante agli effetti delle proprie scelte, non seguendo, in questo, i cattivi esempi provenienti dalle classi dirigenti di un Paese che, dalla politica al mondo delle professioni, di un sano discernimento avverte in questo tempo tutta la necessità. Il gesuita ha, poi, invitato a prestare ascolto a quegli elementi esterni che confermano le nostre intuizioni, imparando a riconoscere i segni e guardandosi dal fatalismo, dalla pigra pretesa di delegare al caso le scelte della nostra vita: “E’ più facile delegare che prendere in mano la propria vita”, ha affermato, richiamando alla responsabilità di ognuno di interrogarsi sui propri talenti e sulle oggettive possibilità di portare a compimento i propri sogni, recuperando l’aforisma di Seneca, secondo il quale “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.
Allo stesso modo, occorre acquisire consapevolezza di come la vita non sia scritta su un copione divino che, giorno dopo giorno, trova attuazione: secondo il religioso, affidarsi al Padre per rischiarare il proprio cammino non può che tradire il concetto stesso della vocazione cui ciascuno di noi, nelle diversità, è chiamato: un “dialogo d’amore fra te e Dio, che non scrive il tuo destino, ma ti lascia libero di realizzarti”. L’assenza di un progetto ad personam non lascia solo l’uomo in balia delle sue scelte difficili, giacché il Padre, che vuole solo il bene dei figli non manca di indicare loro il sentiero, non già per un’esistenza tutta decisa, ma per una vita che si realizzi nell’amore, nel solco delle nostre scelte di vita.

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