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E’ possibile anche per noi incontrare Gesù - III DOMENICA DI PASQUA

Mentre i due di Emmaus stavano condividendo la loro esperienza, Gesù si presenta davanti a tutti i discepoli

E’ possibile anche per noi incontrare Gesù - III DOMENICA DI PASQUA

L’evangelista Luca concentra nel “primo giorno della settimana” (Lc 24,1) una serie di episodi che, con ogni probabilità, si sono svolti in diversi giorni: vengono collocati tutti idealmente nel giorno di Pasqua, o giorno del Signore, per offrire al lettore qualcosa di più di una semplice descrizione di dei fatti capitati dopo la risurrezione. Il racconto ha lo scopo di segnalare come sia possibile, anche per coloro che non lo hanno visto risorto, incontrare Gesù nella vita di ogni giorno.

Aprì loro la mente per comprendere le Scritture

Le donne che vanno al sepolcro di buon mattino (Lc 24,1-11), pur non avendolo visto, cominciano a comprendere che, come si erano realizzate tutte le parole di Gesù riguardanti la sua passione e morte, così ora si stavano compiendo anche quelle riguardanti la risurrezione: si tratta solo di “custodire” e “ricordare” quanto Gesù aveva detto, per riconoscerne il compimento.

I due di Emmaus (Lc 24,13-35), delusi perché non lo avevano visto scendere dalla croce per sbaragliare tutti i suoi nemici, dopo essere stati aiutati a rileggere ciò che era accaduto alla luce delle Scritture, lo riconoscono nel gesto dello spezzare il pane: si “ricordarono” il segno compiuto nell’ultima cena per esprimere la volontà di consegnare se stesso.

E proprio mentre stavano condividendo la loro esperienza – di ritorno da Emmaus – Gesù si presenta davanti a tutti i discepoli (Lc 24,35-48). Nel brano evangelico di questa domenica si fa riconoscere con il suo vero corpo, che reca ancora i segni della passione: offre il dono della pace e mangia con loro una porzione di pesce arrostito, per far comprendere che non si tratta di un fantasma. Tale esperienza è stata riservata solo a pochi testimoni prescelti. Per i credenti di ogni epoca, invece, è sempre possibile sperimentare quello che avviene poco dopo. Rileggendo le Scritture antiche e ricordando le parole di Gesù, ogni credente può lasciarsi aprile la mente all’intelligenza di tutte le Scritture. Tale comprensione comporta il riconoscimento di ciò che si è realizzato di quanto è stato promesso dai profeti e da Gesù stesso: su tale riconoscimento si fonda la fiducia che si realizzeranno anche le promesse riguardanti il futuro: “nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati”.

Convertitevi dunque e cambiate vita

Atti degli Apostoli, da cui viene tratta la prima lettura di tutto il tempo Pasquale, racconta il modo in cui quella promessa si è realizzata nei primi tempi della Chiesa: solo chi si fida delle promesse di vita fatte da Gesù potrà sperimentarle in tutta la loro forza di trasformazione. Pietro è uno di quelli che davvero ha sperimentato tale potenza in maniera straordinaria. Infatti, le ultime pennellate che Luca ci offre su di lui, lo ritraggono mentre, fissato dallo sguardo di Gesù, in seguito al triplice rinnegamento, “uscito fuori, pianse amaramente” (Lc 22,62); era poi scomparso durante la crocifissione, non presentandosi nemmeno per dare una degna sepoltura al corpo del suo maestro; era invece riapparso il giorno di Pasqua quando, non fidandosi della testimonianza delle donne, “corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli” (Lc 24,12); rimane, infine, un breve accenno indiretto all’apparizione che il risorto gli ha riservato: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone” (Lc 24,34).

Ma, dopo la Pentecoste, non mancano gli episodi nei quali si vede Pietro potentemente trasformato, come è il caso del brano odierno (At 3,13-15.17-19). Dopo aver operato la guarigione dello storpio presso la porta “Bella” del tempio, non ha alcun timore nel dichiarare da dove gli venga quella potenza, così come non teme di evidenziare in maniera molto diretta la responsabilità di coloro che hanno “ucciso l’autore della vita” (v. 15). Non si tratta, però, di una condanna senza appello ma, al contrario, di un incoraggiamento che nasce dalla sua stessa esperienza: “Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati” (v. 19).

Abbiamo un Paràclito presso il Padre

Anche Giovanni, nella sua Prima Lettera, mentre invita a non peccare, annuncia che, nel caso in cui qualcuno abbia peccato, Gesù stesso interviene come “Paràclito”, ossia come avvocato difensore presso il Padre (1Gv 2,1-5a). Di fronte al giusto giudizio di condanna che Dio potrebbe emettere nei confronti del peccatore, il credente sa di non essere più solo, ma di poter contare sulla presenza di Gesù che sta “dalla sua parte” per difenderlo.

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