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Editoriale: Un Avvento fra speranze e paure, a cominciare da guerra e povertà

Domenica 27 novembre, con la prima domenica di Avvento, è iniziato il periodo di preparazione al Natale, alla venuta del Messia. Nonostante tutte le problematiche attuali, il mondo nuovo annunciato dalle divine Scritture chiede che noi credenti operiamo affinché già su questa terra si instaurino processi di verità, pace e giustizia.

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Editoriale: Un Avvento fra speranze e paure, a cominciare da guerra e povertà

Con questa prima domenica di Avvento, inizia il nuovo anno liturgico, un itinerario spirituale nel quale, grazie alle celebrazioni memoriali, il Signore Gesù si fa incontro a noi, per salvarci e donarci speranza e consolazione. Quando le tante nostre attese, personali o sociali, vengono deluse e, umanamente, non si intravede una qualche luce all’orizzonte che faccia ben sperare nel futuro, allora c’è il rischio di diventare strutturalmente pessimisti, precludendoci, così, la possibilità di riscatto e di cogliere nella complessità e, persino, nelle tragedie umane, un qualche segno di speranza e di fiducia.

Nella prima lettura di questa domenica, il profeta Isaia cerca di incoraggiare e di tener viva la speranza del popolo che vive sotto la continua minaccia delle invasioni straniere e della violenza. Le parole che egli usa sembrano utopiche e fuori della realtà: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra. Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore” (Is 2,4-5).

Guardando la drammatica situazione di guerra (in particolare in Ucraina) e di povertà di oggi, viene spontaneo domandarsi quando e se mai la parola profetica potrà realizzarsi anche nel nostro tempo o se non sia, invece, esclusivamente per il futuro escatologico e a esclusivo appannaggio dei sognatori e degli idealisti.

Purtroppo noi, tante volte, più che dalla speranza siamo presi dalla paura per quello che potrebbe accadere e dal disincanto verso ogni progetto o tentativo di soluzione, per cui anche di fronte alle promettenti parole delle Scritture possiamo rimanere indifferenti e scettici.

In Ucraina, come in Siria o in altri Paesi segnati dalla guerra, sarà mai possibile che le armi tacciano e gli uomini, soprattutto i potenti che hanno in mano le sorti dei popoli, trasformino tanti sofisticati e dispendiosi strumenti di morte in “aratri e falci” per procurare il pane per tutti e la pace sulla terra? E’ possibile che tutti, ancor più se credenti, lascino le vie tortuose e oscure che portano alla morte e si sforzino di “camminare alla luce del Signore” divenendo, così, segni di speranza per il mondo? Noi crediamo che ciò sia possibile.

L’impegno per la pace

All’inizio di questo Avvento dobbiamo rinnovare la nostra fede che la pace e la salvezza che Gesù ci ha portato e continua a donarci non sono un’utopia. Anche di fronte alla guerra in Ucraina dobbiamo credere che la pace e una soluzione negoziale sono possibili. Oltre a papa Francesco nei suoi molti interventi, lo ribadiva, nei giorni scorsi, anche Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, in un suo appassionato intervento a Treviso. Dobbiamo parlare ostinatamente di pace in un momento in cui quasi tutti parlano di guerra e hanno escluso questa parola dal loro vocabolario. Dobbiamo promuovere e partecipare a ogni dibattito e iniziativa sulla pace perché, altrimenti, se tutti fanno silenzio o lasciano perdere, si sentirà solo la voce delle armi. Dire che la soluzione alla guerra in corso è la pace non è da ingenui o da idealisti. Da ingenuo è pensare che la pace si raggiunga solo fornendo più armi e più soldi. Come diceva Riccardi: “Noi non siamo impotenti rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina. Mettere al centro la pace è possibile, e mi ribello al fatto che si dica che ciò vuol dire essere putiniani”.

Ma dobbiamo anche affrontare con fiducia e spirito di solidarietà e di sacrificio la grave crisi economica ed energetica che ci ha investiti. Non ci è lecito pensare che la dimensione spirituale dell’Avvento esuli dai problemi concreti che ci assillano e riguardi solamente una certa “vita interiore”. Il mondo nuovo annunciato dalle divine Scritture che il Messia è venuto a inaugurare, anche se avrà il suo pieno compimento nel Regno dei cieli, chiede che noi credenti operiamo affinché già su questa terra si instaurino processi di verità, di pace e di giustizia. Non possiamo lasciare che il maligno, approfittando del nostro torpore e disinteresse, devasti come un ladro la casa comune in cui il Signore ci ha posti a vivere e che ci ha chiesto di custodire. Tutti, in obbedienza al progetto di Dio, siamo chiamati a rendere la terra più abitabile.

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