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Encliclica Laudato si': ora tocca a noi

Papa Francesco sprona a riflettere sul senso della nostra esistenza e sull’uso che facciamo degli strumenti a nostra disposizione, invitandoci anche a promuovere nuovi stili di vita, personali e comunitari. Un aspetto, quest’ultimo, sul quale lavorano da tempo alcuni gruppi in diverse zone della nostra diocesi.

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Encliclica Laudato si': ora tocca a noi

Attesa, preannunciata, discussa in tutto il mondo da credenti e non credenti, la prima enciclica sociale di papa Francesco, Laudato si’, rappresenta un grido di dolore e di speranza che papa Francesco lancia agli uomini per quanto riguarda la “casa comune”, il creato, come sottolinea all’inizio: “Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra”.
Ora la strada per la “cura della casa comune” nel tempo attuale e nel mondo globalizzato è tracciata, non si tratta che di imboccarla! A cominciare da un cambiamento dei nostri stili di vita, troppo caratterizzati dal consumo di prodotti e risorse, e dall’ignoranza rispetto ad origini, produzione e percorsi di molti alimenti e oggetti...
Da qualche anno nelle 78 diocesi italiane facenti parte della Rete interdiocesana Nuovi Stili di Vita, costruita nel 2007 e divisa in 4 aree (centro nord con 29 diocesi), area adriatica (23), area tirrenica (2), area siciliana (7), le riflessioni, le analisi, le pratiche, hanno arato il terreno, proprio sui temi dell’Enciclica.
Dal 2009 in questa Rete c’è anche la Diocesi di Treviso tramite la Commissione Nuovi Stili di Vita creatasi all’interno dell’ufficio di Pastorale sociale e del Lavoro.
Telefonate ed email intercorrono in questi giorni per raccogliere “a caldo” le prime impressioni delle piccole antenne che dal 2009, con fasi alterne, hanno costruito la rete della Commissione in Diocesi di Treviso. Da Asolo il diacono Bruno Martino dice: “Ho dedicato tutta la mia vita alla contemplazione, conoscenza, salvaguardia della natura e continuo a servire l’uomo dentro un orizzonte articolato di attività e progetti nelle Prealpi Venete e nella Pedemontana del Grappa. L’enciclica dà senso compiuto a tutto questo. Essa valorizza, indirizza, dona sentimento e profumo ai tanti sogni che ancora mi porto nel cuore ed al mio cammino di conversione e fede. Mi dona la speranza che in noi stia sorgendo la consapevolezza del fallimento dell’illusione dell’uomo contemporaneo di raggiungere la felicità attraverso la ricchezza e il potere, incurante della sofferenza dell’uomo e del creato, che è stato considerato un immenso magazzino da sfruttare e predare”.
Aggiunge Francesco Donadini, della parrocchia dell’ Immacolata, fondatore dell’Accademia italiana delle 5T che raggruppa oggi 330 piccole aziende italiane per la salvaguardia del cibo legato al territorio: “Come piccolo imprenditore della comunicazione avevo intuito che il mondo non poteva continuare nella crescita speculativa e finanziaria, e cercando di fare qualcosa di diverso, ho puntato sulle persone, sulle comunità di piccoli produttori (una realtà citata dall’Enciclica, come «modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico»). Con l’Enciclica, papa Francesco ha lanciato un grande grido di dolore e speranza, scrive al cuore indurito dell’umanità, della società distratta dal benessere e poco accorta verso il grande danno che sta facendo a se stessa”. Da San Biagio di Callalta Luca Zerbato, autore, con la piccola “antenna parrocchiale”, del bellissimo calendario annuale dedicato ai nuovi stili, scrive: “Non ho avuto modo di leggerla tutta, ma da ciò che ho sentito so che ci troviamo di fronte alla globalizzazione del bene comune ed essa è una sollecitazione esplosiva ed autorevole che potrà toccarci da vicino e così influenzare concretamente le nostre azioni”. Alessandro Culatti Zilli, della commissione stili di vita di San Donà di Piave, con entusiasmo scrive: “L’ho divorata in poche ore: si fa leggere facilmente nonostante la densità dei temi trattati. Ho trovato molto interessante che papa Francesco citi diffusamente il patriarca ortodosso Bartolomeo, legando l’ecumenismo con l’ecologia integrale. Bello il richiamo al racconto biblico. Nonostante parli di problemi gravi per tutto il pianeta il papa riesce ad esortarci ed animarci positivamente alla ricerca di giustizia, pace,  amore bellezza”. Anche Francesca Bisetto, dell’Ufficio educazione mondialità e nuovi stili di vita del Pime di Vallio, ammette che il testo “stimola in noi il pensiero critico, ci provoca a riflettere, ci dice che interculturalità ed ambiente sono fortemente legati ed il rispetto dell’altro non può essere separato dal rispetto per l’ambiente”.
Gianni Rasera, dell’associazione trevigiana “I care” con forza propone: “Papa Francesco offre alla riflessione un testo che dovrebbe essere adottato dalle scuole. Così il messaggio, con il suo carattere universale, potrebbe lasciare una traccia per costruire una nuova civiltà”.

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