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Essere diaconi: un servizio per tutta la vita

“E’ bene rimanere diaconi, cioè servi, dentro di sé per tutta la vita” ha detto mons. Gardin sabato 28 aprile, nella chiesa di San Zenone degli Ezzelini, ricordando il valore di una vita spesa a servizio dei fratelli in una relazione stretta con il Signore

Essere diaconi: un servizio per tutta la vita

Sabato 28 aprile non solo la chiesa di San Zenone degli Ezzelini era stracolma di famigliari e fedeli per l’ordinazione dei cinque nuovi diaconi, ma anche il vicino centro parrocchiale nel quale era attrezzata la diretta video. E sono stati molti anche coloro che hanno seguito la diretta via radio e online grazie a Radio Luce San Zenone. Davvero un grande affetto e una partecipazione nella preghiera per i nuovi diaconi, tutti studenti del Seminario vescovile, che sono stati ordinati dal vescovo Gianfranco Agostino. Giacomo Crespi, Luca Biasini, Nicola Stocco, Davide Crespi e Riccardo De Biasi (nella foto con il Vescovo e i loro genitori) erano circondati da tutta la famiglia del Seminario, dalle loro famiglie, da una ottantina di sacerdoti, dagli amici, dai fedeli delle comunità di orgine e di servizio.
Il Vescovo, nella sua omelia, ha ricordato il significato del diaconato, il primo dei tre gradi dell’Ordine sacro (diaconato, presbiterato, episcopato), che è come se fosse “chiamato dare forma anche al sacerdozio, nel servizio. E’ un invito ad assumere nella vita il servizio come stile, condizione necessaria per diventare sacerdoti”. Un sacerdozio, ha ricordato il Vescovo, che i ministri esercitano a immagine di Cristo servo, anche quando sono chiamati a esercitare un ministero di guida. Altri stili, vissuti in funzione di se stessi, sono vanagloria: “E allora è bene cominciare dal diaconato e rimanere diaconi dentro di sé per tutta la vita”. Uno spirito di servizio che si può attingere solo dalla relazione con Cristo, dalla conformazione della propria vita a quella di Gesù, per farne un dono, come lui ha fatto. E questo i neo diaconi lo sperimentano anche grazie allo stretto contatto con l’Eucaristia. “C’è bisogno di essere strettamente uniti a Gesù, come i tralci alla vite, rimanendo nel suo amore, come ricorda l’evangelista Giovanni, in una relazione stretta, forte e irrinunciabile, che consente di camminare anche nelle difficoltà - ha ricordato il Vescovo -. In questa luce comprendiamo anche la promessa del celibato che compiono questi giovani: non è una fuga dal matrimonio e dalla famiglia, ma l’espressione di questa totalità nel servizio agli altri e una tensione forte della propria esistenza nei confronti del Signore Gesù, amato sopra ogni cosa. Amare gli altri nel servizio, è questo ciò a cui sono chiamati questi giovani, attuando quell’unico duplice comandamento dato da Gesù”.
Mons. Gardin ha, poi, spiegato l’ultimo gesto del rito, la consegna del libro dei Vangeli, con i tre verbi che illuminano il diaconato e tutto il ministero presbiterale: Credi quello che annunci; Insegna quello che hai accolto, questa Parola che rende liberi e puri; Vivi quello che annunci, testimoniandolo, facendolo diventare vita. “E allora - l’augurio del Vescovo - questo tempo, attraverso il servizio, sia la migliore preparazione per il presbiterato”. Mons. Gardin ha concluso ringraziando le famiglie dei giovani diaconi, le comunità e tutte le persone che li hanno preparati e sostenuti lungo il cammino. “Grazie per il vostro Eccomi, detto non solo per voi, per il vostro futuro, ma anche per questa Chiesa” ha concluso mons. Gardin. La festa è poi proseguita negli spazi parrocchiali.

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