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Essere lieti nel Signore: qual è il segreto? - III DOMENICA DI AVVENTO

Protagonista è ancora Giovanni il Battista con i suoi insegnamenti. I suoi consigli devono essere stati considerati convincenti, poiché il popolo cominciava a chiedere se non fosse lui il Messia, quella figura tanto attesa, seppur in modi diversi, da tutto il mondo ebraico di allora. Egli risponde affermando la superiorità di Gesù, pur senza nominarlo esplicitamente, e annuncia quali saranno le sue azioni

Essere lieti nel Signore: qual è il segreto? - III DOMENICA DI AVVENTO

Continua la lettura del terzo capitolo del Vangelo di Luca senza che Gesù appaia ancora sulla scena: protagonista è sempre Giovanni il Battista. Nella liturgia non si legge la prima parte dei suoi insegnamenti, segnati da espressioni forti e provocatorie: “ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco” (vv. 7-9). Le domande su “che cosa dobbiamo fare?”, con le quali si apre il brano di oggi, sono dunque mosse dall’urgenza di agire correttamente per evitare che quella “scure posta alla radice degli alberi” possa abbattersi anche sugli interlocutori del Battista. La sua risposta (vv. 10-14), però, non appare minacciosa, ma serena e costruttiva. Colpisce poi il fatto che egli non proponga alcun gesto straordinario: a chi ha qualche cosa, suggerisce che lo condivida con chi non ne ha; ai pubblicani poi dice di non approfittare del loro compito di esattori delle tasse per arricchirsi a danno di chi è tassato; persino ai soldati non chiede di cambiare condizione, ma semplicemente di fare il proprio dovere senza abusare del potere che hanno.

Immersi e vagliati

I suoi consigli devono essere stati considerati convincenti, poiché il popolo cominciava a chiedere se non fosse lui il Messia, quella figura tanto attesa, seppur in modi diversi, da tutto il mondo ebraico di allora. Egli risponde affermando la superiorità di Gesù, pur senza nominarlo esplicitamente, e annuncia quali saranno le sue azioni: battezzare in Spirito Santo e fuoco e distinguere il frumento dalla pula, che sarà bruciata nel fuoco. Se essere immersi nello Spirito Santo (immergere è il significato del verbo greco baptizo) potrebbe essere una cosa bella, anche se non ne capiamo pienamente il significato, essere “vagliati” nel fuoco, invece, non risulta subito molto piacevole.

Una buona notizia al popolo

Non è immediato, in effetti, il senso della conclusione del brano: “Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo”; evangelizzare significa “portare una buona notizia”: ma in che cosa consiste questa buona notizia? Il contesto della terza domenica di Avvento, detta anche Gaudete, a partire dal verbo latino con cui inizia la seconda lettura (Fil 4,4-7), invita a “essere lieti”: insiste san Paolo, scrivendo ai Filippesi: “Ve lo ripeto, siate lieti!”. Qual è il motivo di tale gioia? “Il Signore è vicino”, perciò non c’è motivo di essere angustiati da preoccupazioni o affanni della vita.

Il medesimo invito a “rallegrarsi” si trova nella prima lettura, tratta dal profeta Sofonìa che invita a rallegrarsi “perché il Signore è in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura” (Sof 3,15). E infine il Salmo responsoriale, che in realtà è ricavato da un testo del profeta Isaia, incoraggia a cantare al Signore con gioia “perché ha fatto cose eccelse” e “grande in mezzo a te è il Santo d’Israele” (Is 12,6). La buona notizia portata da Giovanni e da tutta la liturgia odierna, dunque, è il fatto che il Signore ha scelto di farsi presente nella vita del credente, anche se questi si fosse colpevolmente allontanato. Chiunque riesca a riconoscere con gratitudine quanto Egli ha già operato di buono nella propria vita sarà gioiosamente consapevole di questa sua presenza: una vicinanza che certamente costituisce anche un discrimine perché mette in luce quel che c’è di buono e quello che, invece, merita di essere “bruciato”. Ma l’effetto finale sarà certamente positivo: si potrà raccogliere il grano buono anche in situazioni in cui non risulta facile.

Siate sempre lieti nel Signore

Questo invito insistito di san Paolo potrebbe sembrare una forzatura, specialmente quando le cose, a livello personale, famigliare o comunitario, non vanno particolarmente bene. Eppure, come risulta dal contesto della lettera ai Filippesi, l’Apostolo non rivolge tale invito a cuor leggero, o senza rendersi conto che nella vita ci sono anche delle difficoltà: egli stesso, infatti, sta vivendo un momento di prigionia e c’è la concreta possibilità che venga messo a morte (cf. Fil 1,20). Nella lettera, prima di invitare i cristiani a rallegrarsi, più volte esprime la sua stessa gioia, anche se si trova in condizioni difficili e di precarietà. Qual è il segreto di tale serenità? Lo suggerisce il testo che abbiamo ascoltato, che potrebbe costituire anche un’utile indicazione per ciascuno di noi: “In ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà le vostre menti e i vostri cuori in Cristo Gesù”.

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