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Fedeli al progetto di Dio - IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L’evangelista vuol far intuire ai lettori che la missione di Gesù andrà ben oltre le limitate prospettive del popolo di Israele, allargandosi a tutti i popoli e a situazioni impensabili. E tutto questo non sarà in rottura con l’Antico Testamento

Fedeli al progetto di Dio - IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La Prima lettera ai Corinzi giunge oggi a uno dei suoi massimi vertici: l’inno alla carità. Il Vangelo, che completa il racconto dell’episodio nella sinagoga di Nazaret, ci offre un anticipo dello stile e dell’esito della missione di Gesù.

Nessun profeta è ben accetto nella sua patria
Le parole pronunciate da Gesù dopo aver letto il passo di Isaia sul consacrato del Signore suscitano, inizialmente, un senso positivo di meraviglia tra gli abitanti del villaggio nel quale egli era cresciuto: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”. L’episodio è ricordato anche da Marco e Matteo i quali, però, non riportano il testo profetico da lui proclamato, né il contenuto dei suoi insegnamenti; annotano, invece, che “era per loro motivo di scandalo” (cf. Mt 13,57; Mc 6,3). Avevano difficoltà ad accettare che “uno di loro” potesse parlare con tanta sapienza e compiere prodigi come quelli di cui avevano sentito dire.
Non così nel racconto di Luca, che concentra l’attenzione sulle “parole” di Gesù: i suoi compaesani sono “meravigliati delle parole di grazia che escono dalla sua bocca” e a causa delle sue parole essi reagiscono, colmi d’ira, cercando addirittura di buttarlo giù da un precipizio. Egli si presenta come un profeta, pronunciando parole che diventeranno proverbiali: “Nessun profeta è ben accetto nella sua patria”. Si pone, inoltre, in continuità con i grandi Elia ed Eliseo dei quali, in maniera un po’ provocatoria, ricorda solo i prodigi compiuti nei confronti di persone straniere.
Nel riferire questo celebre episodio, sul quale la prima comunità cristiana deve aver meditato a lungo, alla luce delle antiche Scritture, l’Evangelista vuol far intuire ai lettori che la missione di Gesù andrà ben oltre le limitate prospettive del popolo di Israele, allargandosi a tutti i popoli e a situazioni impensabili. E tutto questo non sarà in rottura con l’Antico Testamento, ma in piena continuità con esso: così si realizzerà il disegno che da sempre Dio ha sulla storia dell’uomo.

Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno
Fin da questo primo episodio si annuncia che Gesù incontrerà una forte ostilità. Il suo ministero non sarà caratterizzato da consensi e successi, ma piuttosto da incomprensioni e rifiuto. Quando la fedeltà al progetto di Dio chiede un rinnovamento radicale, non tutti sono disposti a lasciare le proprie false sicurezze.
La scena, comunque, si conclude con Gesù che “passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. Non semplicemente “se ne andò”, come in modo meno efficace diceva la precedente traduzione della Cei, ma “si mise in cammino”: nonostante la pessima accoglienza, egli va avanti per la sua strada, quella che il Padre ha pensato per lui.
La prima lettura di questa domenica illumina la vicenda di Gesù mediante il racconto della vocazione di Geremia: anche lui troverà una strenua opposizione (Ger 1,4-5.17-19). Di questo bellissimo testo si possono mettere in evidenza tre aspetti. Prima di tutto, il fatto che Dio, nel chiamare il profeta, gli comunica di aver avuto su di lui un progetto fin dall’inizio, addirittura “prima di formarti nel grembo materno”. Inoltre, il suo ministero profetico, come in seguito la missione di Gesù, non sarà solo per il suo popolo, ma per tutte le nazioni. Infine, mediante una serie di immagini molto efficaci (città fortificata, colonna di ferro, muro di bronzo), il Signore promette a Geremia che, nonostante i rifiuti e le apparenti sconfitte, alla fine ne uscirà vincitore perché “io sono con te per salvarti”: l’unica condizione fondamentale è di rimanere fedele alla chiamata di Dio.

Desiderate i carismi più grandi
Dio ha per ciascuno un preciso progetto e offre a chi è chiamato i doni necessari perché si possa pienamente realizzare. Domenica scorsa, nella seconda lettura, san Paolo ci aveva fatto comprendere che lo Spirito distribuisce i doni di Dio secondo un suo preciso disegno, affinché l’unico corpo di Cristo possa esprimere in maniera armonica tutte le sue potenzialità. Oggi, continuando la sua riflessione, invita a non temere di desiderare i carismi più grandi. Nel contempo, suggerisce un fenomenale “antidoto” a ogni tentazione di autoaffermazione “contro”. In quello che si può considerare uno dei testi più belli di tutta la Scrittura, l’Apostolo chiarisce che qualsiasi dono, anche il più straordinario, se non è mosso dall’amore autentico, non ha alcun valore. Questo amore autentico, descritto in maniera molto concreta (1Cor 13,4-7), è il criterio infallibile per verificare la propria fedeltà a Dio e al suo disegno su ciascuno.

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