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Festa dell'Azione cattolica: un'occasione per dire "grazie"

Essere di Azione cattolica, per molti uomini, donne, giovani e ragazzi significa ancora oggi, dopo 150 anni di storia, la bellezza di vivere con gli altri una profonda esperienza di chiesa, di comunione, di condivisione, di amicizia.

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Festa dell'Azione cattolica: un'occasione per dire "grazie"

Essere di Azione cattolica, per molti uomini, donne, giovani e ragazzi significa ancora oggi, dopo 150 anni di storia, la bellezza di vivere con gli altri una profonda esperienza di chiesa, di comunione, di condivisione, di amicizia. È un prezioso aiuto per affrontare la complessità della vita dei nostri giorni, con l’aiuto non solo della testimonianza di grandi uomini del passato, ma anche con il confronto e la vicinanza di altri cristiani che nel loro credere in Dio cercano risposte al senso della vita, degli avvenimenti della storia che stiamo vivendo.
Anche le nostre associazioni parrocchiali, come le lontane Società della Gioventù cattolica italiana, fondata nel 1867 da Mario Fani e Giovanni Acquaderni, e le Gioventù femminile cattolica italiana di Armida Barelli, sono nate dal desiderio di una persona, hanno coinvolto tanti altri nomi e ancora oggi chiedono di essere prese in mano da altri nomi, da persone, disposte a mettersi in gioco con gli altri, ad uscire dall’individualismo, a vivere con le azioni la fraternità e la carità.
Alla festa inaugurale dell’anno delle celebrazioni per il 150° di presenza nella chiesa italiana dell’associazione nazionale, papa Francesco, dopo averci confidato che anche i suoi genitori erano di Ac, ci raccomandava: “Vi incoraggio a continuare ad essere un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito e che insieme a Lui amano profondamente la storia in cui abitano”. Essere discepoli-missionari, radicati nelle nostre comunità, a fianco dei nostri preti per condividere l’impegno e la gioia che viene dall’evangelizzazione, testimoniando la bellezza di essere associazione è l’impegno che l’attuale Consiglio diocesano ha ereditato dal precedente triennio.
La tradizionale festa dell’adesione che l’Ac vive l’8 dicembre, nella festa dell’Immacolata, diventa ogni anno l’occasione per verificare il percorso che ogni associazione sta seguendo: l’adesione, appunto, di ogni socio al progetto, all’impegno e alle finalità dell’associazione.
E’ il momento perché ognuno ripensi ai passi in avanti compiuti nella propria formazione, la graduale capacità di assumersi responsabilità, il dialogo tra generazioni, la disponibilità di lasciarsi interpellare dalle necessità della comunità; tutte sensibilità alle quali la vita associativa ci allena. Ma è anche il momento per dire “grazie” al proprio presidente parrocchiale, ai tanti che si rendono disponibili perché la vita e la struttura di una grande associazione possa reggersi nei vari livelli nazionale, diocesano e parrocchiale; è il tempo per manifestare la gratitudine ai nostri sacerdoti assistenti che ci accompagnano con discrezione e rispetto; è il tempo di dire grazie e far sentire il sostegno di tutta l’associazione agli educatori e agli animatori che con il proprio impegno gratuito e appassionato permettono che la vita di tante persone, soprattutto ragazzi e giovanissimi, possa incontrare la bellezza del dono della fede.
E’ il momento per tutta la gente di Ac di contribuire anche economicamente come segno di coinvolgimento della persona che non si risparmia, che mette in atto ogni risorsa, e condivide il frutto dei propri sacrifici per mettere il proprio “like”, per riconoscere il beneficio ricevuto in tante esperienze arricchenti come gli incontri, i campi, le celebrazioni, i ritiri, le amicizie, affinché tali esperienze possano essere possibili ancora e anche per altri… Chi ha provato sa che esperienze e vita associativa non hanno prezzo… ma hanno costi. Aiutati anche dalla riflessione sull’essenzialità che l’associazione ci propone quest’anno, ci renderemo conto che tra le tante cose per le quali spendiamo tempo, energie e denaro, “un soldo” per contribuire al proprio bene e a quello della comunità, vale davvero la pena di esser speso!)

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