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Festa unitaria Ac: il programma della giornata

La messa con il Vescovo e la "visita guidata" a dei metaforici "luoghi" associativi per conoscere la storia dei 150 anni di Ac. Questo in sintesi il programma della Festa unitaria dell'Ac, che si tiene a partire dalle 8.00 sul bastione Fra' Giocondo delle mura di Treviso. Invitati a visitare Beatnia, il Giordano e il Tabor...

Parole chiave: ac (387), azione cattolica (65), festa unitaria (3), treviso (1521)
Festa unitaria Ac: il programma della giornata

La messa con il Vescovo e la "visita guidata" a dei metaforici "luoghi" associativi per conoscere la storia dei 150 anni di Ac. Questo in sintesi il programma della Festa unitaria dell'Ac, che si tiene a partire dalle 8.00 sul bastione Fra' Giocondo delle mura di Treviso. Dopo gli arrivi, la giornata inizia con la messa presieduta dal vescovo Gianfranco Agostino Gardin, alle ore 9. , Il programma della giornata, che vedrà la partecipazione di migliaia di aderenti, prevede come centrali la celebrazione della messa, presieduta dal Vescovo, sul palco allestito al Bastione San Marco e, a seguire, le diverse attività. Il mattino sarà occupato dalla ricerca della “nostra stupenda eredità” - spiegano dalla Presidenza diocesana dell’Azione cattolica - attraverso una “visita guidata” a dei «luoghi» particolari: Betania, il monte Tabor e il fiume Giordano.
Betania – Una storia abitata. È la consapevolezza di una storia abitata dalla presenza di Dio, dall’eterna novità del suo amore per l’umanità così com’è (Gv 3,16-17) ad accompagnarci ad acquisire uno sguardo liberante e profetico sulla storia della nostra associazione. Vogliamo leggere la storia dei 150 anni dell’Ac “come motore e non come peso”: come Betania, luogo in cui avviene l’incontro tra i discepoli e il maestro, storia di una famiglia dedicata alla Chiesa e al Paese che ha voluto, di contesto in contesto, «aiutare gli italiani ad amare Dio e ad amare gli uomini».
Il Giordano – Una storia di corresponsabilità. La storia dell’associazione è stata sin dall’inizio la vicenda di uomini e donne, laici e presbiteri che hanno via via compreso e condiviso, in forza del Battesimo, la comune chiamata alla santità, facendo dell’associazione il luogo in cui aiutarsi a vedere il volto del Figlio di Dio. Questa relazione, prima ancora di essere funzionale alle esigenze dell’apostolato, è immagine di una comunità corresponsabile che vive «con letizia e semplicità di cuore», sperimentando così «il favore di tutto il popolo» (At 2,47). La diversità diventa una ricchezza quando si punta alla comunione, anche quando la diversità è data dalle differenze di età… e al Giordano confluiranno almeno tre generazioni.
Il Tabor – Una storia da condividere. La storia dell’associazione nasce dal cuore di giovani che si trovano insieme per vivere esplicitamente la propria fede. Da questo nucleo iniziale, sorto dall’intuizione di Mario Fani e Giovanni Acquaderni, l’esperienza associativa si è fatta intergenerazionale, ha visto coinvolgere uomini e donne, studenti e lavoratori, bambini e ragazzi, si è fatta carico del futuro del Paese, ha assunto l’istanza conciliare di ordinare le cose del mondo secondo Dio attraverso la scelta religiosa e la scelta democratica. È un percorso che ci richiama all’esperienza degli apostoli sul Tabor, all’azzeramento delle distanze fra la contemplazione e l’azione, fra il discepolato e la missione. L’incontro con il Signore della storia si fa esperienza di bellezza (Mt 17,4) nell’ascolto della Parola, nella partecipazione sacramentale, nella vita comunitaria: questa formazione a misura di ciascuno, unitamente a uno sguardo amorevole per la vita di ogni persona, ha condotto l’associazione a essere risorsa per la Chiesa e per il Paese.
Fino ai confini della terra – Una storia che continua. Nella continuità storica e nell’accoglienza dello Spirito di Colui che «fa nuove tutte le cose», l’Ac fa suo, ancora oggi, il mandato di Gesù sul monte dell’Ascensione. Ecco allora riproporsi a noi, che di questa storia siamo oggi i protagonisti, l’invito a essere testimoni fino ai confini del mondo: il tempo e lo spazio in cui abitiamo, la società, la cultura, i problemi in cui gli uomini sono immersi. Questo quarto “luogo”, che è la quotidianità della nostre vite - spiega la Presidenza -, si manifesterà nel ritrovarci tutti insieme al termine del pellegrinaggio, davanti al palco.

Durante il convegno viale D'Alviano sarà chiiuso al traffico.

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