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Fiducia e stupore per la vita: il 4 febbraio Giornata nazionale

Nella Giornata per la vita che si celebra domenica la storia di una mamma che è stata aiutata e di una volontaria: il senso di un impegno.

Parole chiave: chiesa (132), famiglia (213), vita (46), giornata della vita (1), uniti per la vita (5)
Fiducia e stupore per la vita: il 4 febbraio Giornata nazionale

Ci sono i discorsi sulla vita. Sulle madri, sui diritti, sui valori. E poi c’è quello che succede quotidianamente: ragazzine che usano la pillola del giorno dopo anche più volte in una settimana; donne rimaste sole in attesa di figli perlomeno non cercati che non sanno cosa fare; neomamme (ma in realtà tutte le mamme) bisognose di ascolto, di empatia, di aiuto. Succede, soprattutto se non si ha un posto fisso di lavoro o una casa da abitare, i soldi per arrivare alla fine del mese, un compagno o una famiglia al proprio fianco. Italiane o straniere non importa: le storie che arrivano ai Centri aiuto alla vita sono uniche ed irripetibili ma finiscono anche per assomigliarsi, spesso al punto di sovrapporsi. E lì, nello spazio di quei piccoli uffici, di solito ospitati nei locali delle nostre parrocchie, si serve la vita fin dal concepimento, in modo umile e concretissimo: con l’ascolto, la condivisione e l’orientamento, l’aiuto materiale.
I dati che verranno presentati in questi giorni, come ogni anno, dai Cav in tutta Italia ed anche a Treviso, dimostrano che di sostegno c’è estremo bisogno per chi bussa alle porte del “servizio” ed anche per chi quel servizio lo compie con dedizione e riservatezza. “Sono arrivata al Centro aiuto alla vita di Cornuda, indirizzata dallo psicologo del Consultorio a cui avevo spiegato di non voler abortire ma che avevo bisogno di un aiuto, anche materiale – racconta M., oggi 39 anni, mamma di una bella bambina di 18 mesi -. Il mio compagno era tornato dalla moglie dopo esserci frequentati per tanto, tanto tempo, dicendomi che non aveva alcuna intenzione di riconoscere mia figlia. Mi ha vomitato addosso rabbia e frustrazioni, poi se n’è andato. Ho trascorso mesi difficili, mi chiedevo continuamente come avrei potuto farcela da sola”. M. ha un lavoro part-time, i genitori che all’inizio non condividono le sue scelte ma che, per fortuna, con il tempo si ricredono. Al Cav incontra le volontarie che le offrono la loro disponibilità all’ascolto e degli aiuti materiali. “Benché faticoso, in quel periodo non mi sono mai sentita davvero abbandonata – prosegue -, nel tempo mi hanno accompagnata con la loro presenza discreta e grazie anche al progetto Gemma (che prevede un aiuto economico mensile fino a 18 mesi di vita del bambino corrisposto in anonimato da una persona che aderisce alla formula della  “adozione a vicinanza”) sono stata molto sostenuta”. E’ contenta, oggi, M. e sottolinea: “Un figlio è per sempre, uno stimolo per tutti a diventare migliori, a guardare il mondo e partecipare al bene con fiducia”.
Fiducia e soprattutto stupore. Ecco un’altra parola chiave che usano le volontarie del Cav: “Oggi sono mamma anch’io e da poco più di un anno sono referente del Centro aiuto alla vita della mia parrocchia – racconta Carolina -. Sono arrivata a questo servizio come potrebbe giungerci chiunque, semplicemente attivando il tasto «stupore», quello che è proprio dei bambini. Perché di vita si parla, e di fronte alla vita non si può abbassare il livello di meraviglia e di rispetto”. L’incontro con l’altro fa scoprire la comune appartenenza ad una umanità ricca e ferita al tempo stesso, piena di risorse e bisognosa di reciprocità: “L’esempio che riceviamo dai nostri genitori, dai sacerdoti, dagli insegnanti… è fondamentale per riconoscere, aprirsi ed accogliere l’altro. Siamo tutti preziosamente fragili e in cerca di cure ed attenzioni” prosegue Carolina che poi precisa: “Il centro si occupa di vita, dal concepimento alla morte naturale, così come di formare ed informare le persone. Ed è proprio in questa direzione, che comprende la pienezza dell’uomo mente-corpo-spirito, che ci stiamo preparando a promuovere due corsi sull’affettività, il primo per i bambini della quinta elementare, l’altro per ragazzi delle scuole superiori”. E conclude: “La vita è dono, offre la possibilità di sentirci parte attiva del progetto di creazione di Dio. Incoraggiamo i nostri figli, ed impegniamoci per le generazioni future”.

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