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Francesco Bellato è diacono! Ordinazione a Marcon

La celebrazione è stata presieduta dal vescovo Gianfranco Agostino Gardin, che durante l’omelia si è fatto aiutare dal vangelo del giorno per spiegare al candidato il significato del sacramento che avrebbe ricevuto. I vari momenti in cui si può dividere il brano dei discepoli di Emmaus ci svelano, infatti, i tratti salienti di quello che è il servizio del diacono.

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Francesco Bellato è diacono! Ordinazione a Marcon

Sabato 29 aprile nella chiesa dei Santi Patroni d’Europa a Marcon si è tenuta l’ordinazione diaconale di Francesco Bellato, seminarista originario dal paese ed in servizio nella parrocchia di San Martino di Lupari.
La celebrazione è stata presieduta dal vescovo Gianfranco Agostino Gardin, che durante l’omelia si è fatto aiutare dal vangelo del giorno per spiegare al candidato il significato del sacramento che avrebbe ricevuto. I vari momenti in cui si può dividere il brano dei discepoli di Emmaus ci svelano, infatti, i tratti salienti di quello che è il servizio del diacono.
Gesù che si accosta ai due discepoli in cammino diventa il simbolo della carità che il diacono è sempre chiamato ad esercitare: delicatezza, vicinanza, prossimità a coloro che sono nella sofferenza e nel dubbio. Cristo risorto si accosta in questa maniera ai due discepoli sconsolati e questo esempio di carità diventa inevitabilmente modello da imitare. Il proseguo del brano ci consegna l’immagine di Gesù che fa luce sulle parole delle Scritture. Il diacono è proprio colui che diventa ministro, servo della Parola. “Credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”: questa frase, tratta dal rito della consegna del libro dei Vangeli, ricorda l’urgenza di partire dall’ascolto per poter poi essere capace di proclamare agli altri la Parola. Insegnamento e vita non si discostano e tutto diventa un’unica testimonianza dell’amore di Dio.
Ancora, il brano dei due discepoli di Emmaus prosegue con il terzo momento, quello in cui, attraverso lo spezzare il pane, Cristo viene riconosciuto come il Risorto. Compito del diacono è assistere coloro che fanno servizio all’altare e l’atteggiamento che deve imparare ad assumere è quello dello stupore, che nasce dal riconoscere il grande dono del Corpo e del Sangue di Cristo, dono di Vita per tutta la Chiesa.
Il vescovo ha, dunque, evidenziato che l’ultima parte del brano, quella in cui i discepoli tornano a Gerusalemme dagli apostoli per annunciare di aver visto il Risorto, non ci consegna solo l’immagine di andare ad evangelizzare il mondo, ma anche l’importanza di ritornare alla Chiesa, luogo dello scambio della fede, l’unico luogo da cui un diacono può partire per testimoniare Cristo nel mondo.
Carità, Parola, Eucarestia, annuncio, ecco i quattro pilastri che sorreggono la vita di un diacono e che presentano una doppia dinamica: andare agli altri a partire dalla relazione con il Signore. Amare gli altri come Gesù ha amato noi, portare la Parola a partire dall’ascolto di essa, servire alla mensa dell’altare per rendere presente il Pane della Vita, annunciare a tutti ciò che ci è consegnato da una comunità di fede. Attraverso queste azioni ora don Francesco è chiamato a mettersi a servizio della Chiesa di Treviso.

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