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Francesco alla casa Bianca "come figlio di migranti". E chiede ai Vescovi di essere "pastori tra la gente"

"Mi accingo con gioia a questi giorni di incontro e di dialogo, nei quali spero di ascoltare e di condividere molti dei sogni e delle speranze del popolo americano”. Sono le prime parole rivolte ad Papa Francesco al presidente Barack Obama. Lungo e fraterno discorso ai vescovi statunitensi nella cattedrale di Washington.

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Francesco alla casa Bianca "come figlio di migranti". E chiede ai Vescovi di essere "pastori tra la gente"

“Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili. Mi accingo con gioia a questi giorni di incontro e di dialogo, nei quali spero di ascoltare e di condividere molti dei sogni e delle speranze del popolo americano”. Sono le prime parole rivolte ad Papa Francesco al presidente Barack Obama, nella cerimonia di benvenuto nel South Lawn della Casa Bianca, mercoledì 23 ottobre. “In questa mia visita - ha proseguito Francesco nel suo primo discorso negli Usa, pronunciato in inglese - avrò l’onore di rivolgermi al Congresso, dove spero, quale fratello di questo Paese, di dire una parola di incoraggiamento a quanti sono chiamati a guidare il futuro politico della Nazione nella fedeltà ai suoi principi fondativi”. Poi l’accenno alla visita a Philadelphia, per l’8° Incontro mondiale delle famiglie, “il cui scopo è quello di celebrare e sostenere le istituzioni del matrimonio e della famiglia, in un momento critico della storia della nostra civiltà”, ha spiegato il Papa. Papa Francesco è stato accolto nel portico principale della Casa Bianca dal presidente Obama e dalla moglie Michelle, che lo hanno accompagnato subito dopo al podio allestito nel parco antistante, dove lo attendevano circa 20 mila ospiti

La libertà “rimane come una delle conquiste più preziose dell’America”, ma “tutti sono chiamati alla vigilanza, proprio in quanto buoni cittadini, per preservare e difendere tale libertà da qualsiasi cosa che la possa mettere in pericolo o compromettere”. È il riconoscimento del Papa al popolo americano, tramite le parole rivolte al presidente Obama alla Casa Bianca. “Assieme ai loro concittadini - ha detto Francesco - i cattolici americani sono impegnati a costruire una società che sia veramente tollerante ed inclusiva, a difendere i diritti degli individui e delle comunità, e a respingere qualsiasi forma di ingiusta discriminazione”. “Assieme a innumerevoli altre persone di buona volontà di questa grande democrazia - l’auspicio del Papa - si attendono che gli sforzi per costruire una società giusta e sapientemente ordinata rispettino le loro preoccupazioni più profonde e i loro diritti inerenti alla libertà religiosa”

“Promettente”: così il Papa, nel suo discorso alla Casa Bianca, ha definito l’”iniziativa” proposta dal presidente Obama “per la riduzione dell’inquinamento dell’aria”. “Il cambiamento climatico è un problema che non può più essere lasciato ad una generazione futura”, ha ammonito Francesco, secondo il quale “la storia ci ha posto in un momento cruciale per la cura della nostra casa comune”. Siamo, però, “ancora in tempo per affrontare dei cambiamenti che assicurino uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare”, l’auspicio del Papa sulla scorta della Laudato sì. Si tratta di “cambiamenti”, ha spiegato, che “esigono da parte nostra un riconoscimento serio e responsabile del tipo di mondo che possiamo lasciare non solo ai nostri figli, ma anche ai milioni di persone sottoposte ad un sistema che le ha trascurate”. “La nostra casa comune è stata parte di questo gruppo di esclusi che grida al cielo e che oggi bussa con forza alle nostre case, città, società”, ha ricordato Francesco, che ha ripreso “le sagge parole” di Martin Luther King per dire che “siamo stati inadempienti in alcuni impegni, ed ora è giunto il momento di onorarli”. “L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”, ha assicurato il Papa esortando ad “impegnarci per la cura consapevole e responsabile della nostra casa comune”.

L'incontro con i Vescovi in Cattedrale

È cominciato con un saluto ai “nostri fratelli ebrei” il discorso rivolto ai 350 vescovi degli Stati Uniti d’America, incontrati nella cattedrale di San Matteo a Washington, seconda tappa della sua giornata dopo la visita alla Casa Bianca. Nel discorso, pronunciato in italiano e finora il più lungo del suo decimo viaggio internazionale, Francesco ha detto: “Innanzitutto vorrei salutare i nostri fratelli ebrei. Che il Signore gli dia pace e li faccia andare avanti nella via della santità”. Tutto ciò, ha aggiunto il Papa, per adempiere all’invito di Gesù: “Siate santi perché io sono santo”. “Che nessun membro del Corpo di Cristo e della nazione americana si senta escluso dall’abbraccio del Papa”. È l’auspicio di Francesco nel discorso ai vescovi Usa. “Il cuore del Papa si dilata per includere tutti”, ha assicurato: “Allargare il cuore per testimoniare che Dio è grande nel suo amore è la sostanza della missione del Successore di Pietro”. “Dalle vostre grandi metropoli della costa orientale alle pianure del midwest, dal profondo sud allo sconfinato ovest, dovunque la vostra gente si raccoglie nell’assemblea eucaristica, il Papa non sia un mero nome abitudinariamente pronunciato, ma una tangibile compagnia”, l’invito del Papa. “Quando una mano si tende per compiere il bene o portare al fratello la carità di Cristo, per asciugare una lacrima o fare compagnia ad una solitudine, per indicare la strada ad uno smarrito o risollevare un cuore ormai infranto, per chinarsi su uno che è caduto o insegnare a chi è assetato di verità, per offrire il perdono o guidare ad un nuovo inizio in Dio - ha assicurato Francesco - sappiate che il Papa vi accompagna e vi sostiene, poggia sulla vostra la sua mano ormai vecchia e rugosa ma, per grazia di Dio, ancora capace di sostenere e di incoraggiare”.

Un triplice “grazie”: per l’impegno a favore della “causa della vita e della famiglia”, per “lo sforzo ingente di accoglienza e di integrazione degli immigrati che continuano a guardare all’America con lo sguardo dei pellegrini che qui approdarono alla ricerca delle sue promettenti risorse di libertà e prosperità” e per “il lavoro con cui portate avanti la missione educativa nelle vostre scuole a tutti i livelli e l’opera caritativa nelle vostre numerose istituzioni”. A rivolgerlo ai vescovi degli Stati Uniti, incontrati nella cattedrale di San Matteo a Washington, è stato il Papa, che ha esordito ringraziando la Chiesa americana per il suo “dinamismo” e per “il generoso contributo che ha offerto e continua ad offrire alla società statunitense e al mondo”. “Apprezzo vivamente e ringrazio commosso per la vostra generosità e solidarietà verso la Sede Apostolica e verso l’evangelizzazione in tante sofferte parti del mondo”, ha aggiunto Francesco, che ha fatto riferimento indirettamente anche alla questione della pedofilia: “So quanto ha pesato in voi la ferita degli ultimi anni - ha detto - e ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti, e per continuare a operare affinché tali crimini non si ripetano mai più”

“Vi parlo come Vescovo di Roma, già nella vecchiaia chiamato da Dio da una terra anch’essa americana”. Il Papa si è rivolto così ai vescovi Usa, nella seconda tappa della sua giornata a Washington. “Non mi sento tra voi un forestiero”, ha proseguito: “Provengo, infatti, da una terra anch’essa vasta, sconfinata e non di rado informe che, come la vostra, ha ricevuto la fede dal bagaglio dei missionari. Ben conosco la sfida di seminare il Vangelo nel cuore di uomini provenienti da mondi diversi, spesso induriti dall’aspro cammino percorso prima di approdare. Non mi è estranea la storia della fatica di impiantare la Chiesa tra pianure, montagne, città e suburbi di un territorio spesso inospitale, dove le frontiere sono sempre provvisorie, le risposte ovvie non durano e la chiave d’ingresso richiede di saper coniugare lo sforzo epico dei pionieri esploratori con la prosaica saggezza e resistenza dei sedentari che presidiano lo spazio raggiunto”. “Ali forti ed instancabili”, ma anche la saggezza di chi “conosce le montagne”, ha aggiunto citando l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. “Non vi parlo da solo”, ha precisato, ma “in continuità con quanto i miei Predecessori vi hanno donato”. “Non è mia intenzione tracciare un programma o delineare una strategia”, ha assicurato: “Non sono venuto per giudicarvi o per impartirvi lezioni”, ma per “parlare come un fratello tra fratelli”.

Fonte: Sir
Francesco alla casa Bianca "come figlio di migranti". E chiede ai Vescovi di essere "pastori tra la gente"
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